
ZSC LIONS – LUGANO
4-0
(2-0, 1-0, 1-0)

Reti: 15’07 Andrighetto (Balcers, Malgin) 1-0, 17’29 Trutmann (Riedi) 2-0, 20’52 Lammikko (Andrighetto) 3-0, 50’06 Sigrist (Malgin) 4-0
Note: Swiss Life Arena, 12’000 spettatori
Arbitri: Tscherrig, Ruprecht; Altmann, Duc
Penalità: ZSC Lions 4×2 + 1×5 + 1×20, Lugano 3×2 + 1×5 + 1×20
Assenti: Brendan Perlini, Curtis Valk, Nick Meile, Enea Togni (sovrannumero)
ZURIGO – E si è sempre ai piedi della scala, con le stesse difficoltà e gli stessi dubbi che impediscono di salire anche il primo scalino. Ora non c’è più spazio per l’errore in casa bianconera, i Lions si sono guadagnati il loro match ball di questi quarti di finale, e aldilà delle scaramanzie, è difficile credere che questo Lugano possa ribaltare una serie del genere contro questo ZSC.
Non sarebbe una prima nell’hockey svizzero e nemmeno per il Lugano stesso, ma la differenza che i campioni in carica evidenziano contro il proprio avversario è di quelle difficilmente colmabili.

(Berend Stettler)
Anche Gara 3 ha infatti detto che questa serie la sta decidendo la maggior classe degli uomini di Marco Bayer, efficienti come pochi nello sfruttare le occasioni e gli spazi che gli vengono concessi e il Lugano contro questa corazzata non può permettersi di ripetere certi errori già visti alla Cornèr Arena. Va bene la foga del voler giocare a viso aperto, ma gli spazi concessi ai Lions soprattutto dalla zona neutra nel primo tempo sono stati imperdonabili, con la squadra di Mitell che è quasi sembrata indecisa su che partita dover imbastire.
Le occasioni di rete per i bianconeri non sono mancate, ma anche in questa occasione i dischi hanno fatto cantare le balustre o accovacciare Hrubec, ma se a due occasioni mancate se ne concede sempre una a un avversario capace di sfruttare il minimo spazio significa farsi male da soli.
Certo è che il 3-0 in entrata di secondo periodo ha falciato in maniera netta le gambe degli ospiti, incapaci di ridare un ritmo e senso del secondo periodo, caratterizzato anche dall’infortunio di Andrighetto, uscito malconcio da un violento scontro con il compagno Balcers. Inutile nemmeno soppesare il 4-0 finale, nato in un terzo tempo in cui nulla c’era da dire e con un Lugano sparito dal ghiaccio.

(Berend Stettler)
L’impressione è che la squadra di Mitell sia anche sopraffatta dalla frustrazione, alla perenne ricerca di un equilibrio tra foga offensiva e prudenza in retrovia, una miscela mai trovata in questa serie e che alla fine gli si è ritorta contro, con troppi errori difensivi e tante reti mancate davanti a Hrubec.
È vero, i Lions sono semplicemente più forti, con Malgin e Andrighetto possono distribuire su due linee due dei più forti attaccanti presenti su suolo europeo (se non i più forti) ma al Lugano stanno mancando i propri leader. Thürkauf, Simion, Alatalo, in parte un Sanford più presente in Gara 3, Canonica, sono le ombre dei giocatori che avevano trascinato i bianconeri fino ai playoff, e se già questa squadra ha concesso almeno due stranieri agli avversari, dover fare a meno dell’apporto dei migliori svizzeri è un colpo difficilmente sormontabile.

(Berend Stettler)
Venerdì il Lugano dovrà giocarsi il tutto per tutto, un ribaltamento o un cambiamento improvviso degli equilibri di questa serie appaiono scenari molto difficili da immaginare a questo punto, perché il realismo imposto dalla differenza di classe individuale (non necessariamente di gioco) è ormai chiaro a tutti, anche se la storia è piena di episodi clamorosi. I bianconeri devono riprendersi soprattutto mentalmente e dimenticare la frustrazione montata in questa terza partita, con l’obbligo di credere nei miracoli.
IL PROTAGONISTA

Willy Riedi: Non ci sono solo fuoriclasse nella squadra di Marco Bayer, ma anche quei giocatori che portano energia e giocate di intelligenza e forza. Riedi si conferma una pedina importantissima nei playoff grazie alla sua capacità di dare ritmo ai cambi e di portare via diversi difensori grazie al suo lavoro nello slot.
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