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Ambrì Piotta

La Gioventù Biancoblù prende posizione su quanto avvenuto

Pubblico(© A. Cavazzoni)

“Abbiamo giocato davanti a un pubblico pazzesco, certo vorrei che la NHL ripartisse, ma se cosi non fosse non sarà certo una tragedia rimanere a giocare qui: l’atmosfera è davvero speciale.”
Duchene

“Non ho mai giocato davanti ad un pubblico come quello di Ambri!”
Zettenberg

“Se giocassimo come i nostri tifosi tifano, vinceremmo tutte le partite”
Noreau

Terzo “sold-out” consecutivo con 6500 spettatori. Non si era mai verificato in regular season. Una simile situazione si era verificata solo nelle tre partite casalinghe della finalissima dei play-off della stagione 1998-1999 contro il Lugano. Queste frasi e questi dati sono solamente un’ulteriore dimostrazione di quanto la tifoseria dell’Ambri sia calda, passionale e attaccata alla maglia. Un amore senza confini, un amore che non conosce sconfitta e che, nonostante i sei anni più difficili della recente storia della società, è riuscito a realizzare un record di sold-out e, come non mai, si è stretto attorno alla squadra.

Una realtà unica e inimitabile, l’ultima follia dell’hockey moderno, una realtà che vogliono distruggere, vogliono imporre il modello americano in Svizzera: inammissibile, fuori di testa; poi quando i loro campioni arrivano da noi restano senza parole per l’atmosfera. Forse, il nostro problema, é amare troppo questa realtà, questa favola, questa maglia. Per ben due volte si è rischiato il fallimento e per due volte ci siamo rimboccati le maniche organizzando serate, concerti e raccolte fondi per contribuire alla sopravvivenza di questo sogno: sogno chiamato Ambrì-Piotta.

Abbiamo combattuto quando ci volevano impedire di tifare a modo nostro – come quando il megafono era considerato un’arma di distruzione di massa. Abbiamo sempre cercato di contrastare la mercificazione del tifoso, che da parte attiva della curva è spinto con forza a ricoprire il ruolo di marionetta pagante.

Malgrado ciò’, e lo diciamo forte e chiaro, siamo dispiaciuti per l’accaduto e vogliamo pubblicamente esprimere il nostro più vivo rincrescimento per la situazione che si è venuta a creare. La sanzione disciplinare comminata ci pare però oggettivamente esagerata e non proporzionale e rappresenta un attacco alla nostra passione, alla nostra voglia di vivere la Curva e all’Ambrì nel suo insieme Certo, siamo una tifoseria passionale, come dimostra un recente sondaggio fatto tra i giocatori di NLA che ci annoverano i migliori della Svizzera.

Una tifoseria e una curva calda e colorata che negli ultimi 25 anni mai ha fatto mancare il proprio sostegno alla causa biancoblù, con una coerenza, compattezza e originalità che ci è invidiata in tutto il Paese. Nelle vittorie e nelle sconfitte, nei momenti eroici vissuti dal nostro club come nelle situazione più difficili e delicate la Gbb era, è e sarà sempre al fianco dei colori biancoblu perché come diceva uno slogan di 20 anni or sono “dov’è l’Ambrì là siamo noi!” Viviamo la partita con il cuore in mano, consapevoli che siamo sempre stati, e sempre saremo, il settimo giocatore. Il fondamentale giocatore che ha fatto la differenza in momenti difficili, come i drammatici spareggi degli ultimi anni.

Anni fa vincemmo un premio per la coreografia dell’anno (vedi foto sotto). Oggi una coreografia del genere è solo un bel ricordo, perché i bengala (bengala e non torce) sono proibiti, considerati pericolosi. Non ci sottraiamo alle nostre responsabilità. Non lo abbiamo mai fatto e non lo faremo neppure in questa occasione e come sempre cercheremo di dare il nostro contributo Durante l’ultimo derby sono state accese in pista della torce, siamo trasparenti e ci assumiamo le responabilità. Pensiamo però che la tifoseria biancoblu tutta debba assumersi le proprie responsabilità e fare un gesto di maturità per il futuro dell’Ambri-Piotta. Come detto l’accensione delle torce è colpa nostra, ma non lo è il continuo, inutile e fastidioso lancio di oggetti in pista, il lancio di seggiolini o altro da parte della tribuna principale, oppure il lancio di birre in pista a Rapperswil.

Chiediamo però a chi di dovere di usare il buon senso per quel che riguarda il tifo organizzato, non si possono ricevere le multe per dei coriandoli a Friborgo (coriandoli entrati con il consenso della sicurezza locale durante i controlli prepartita), non si può impedire l’accesso a bandiere più grande di un metro (Langnau), non si può pretendere che tutti gli stendardi o striscioni siano fatti con materiale ignifugo (Kloten), non si possono impedire i bengala o le stelline di natale per le coreografia altrimenti si ritroveranno gli stadi dove tutti faranno silenzio. Anni fa hanno fatto un passo indietro per quel che riguarda l’utilizzo del megafono, forse è il caso di valorizzare il tifo organizzato e non di reprimerlo e basta.

Ma forse davvero il problema siamo noi, forse questo mondo non ci appartiene più: un hockey dove il giudice unico si permette di esaltare un giocatore pubblicamente sul giornale, proprio lui che dovrebbe essere imparziale. Un hockey dove per entrare in pista bisogna esibire un documento d’identità, facendosi allegramente fotografare e schedare. Un hockey dove il presidente di Lega può salvare una squadra dal fallimento per chissà quali interessi personali.

Sì, il problema, al solito, siamo noi. Sono i coriandoli che abbiamo usato a Friborgo, sono le torce che a fine partita alcuni ragazzi della curva hanno acceso, non riuscendo a frenare il proprio entusiasmo e felicità per la vittoria conseguita nel derby, l’uso di una fontanella contro il Bienne. La riflessione che ci sorge spontanea è a cosa è dovuta la messa al bando delle torce, quando per 25 anni e più, sono sempre state usate come elemento coreografico apprezzato che non ha mai causato nessun tipo di danno?

Il particolare accanimento della lega hockey contro l’HCAP, unito alle costanti misure repressive adottate attorno agli stadi, mirano esplicitamente a omologare il calore e la passione di una delle poche realtà che ancora non si è piegata alla normalizzazione obbligata. Anche noi come GBB non siamo esenti da errori, lo riconosciamo, ma pensiamo sia fondamentale che noi tutti, grande famiglia biancoblu, non permetteremo di far diventare la Valascia, limitazione dopo limitazione, un triste cimitero dove guardare la partita seduti, in silenzio, pop-corn alla mano. E purtroppo tutto questo NON è più fantascienza.

Gioventù Biancoblù

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