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Il Lugano si sveglia tardi, il Davos espugna la Resega

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LUGANO – Che non se la passi benissimo il Lugano di Fischer, lo si era capito nel derby, e forse anche prima. E allora la partita con il Davos è capitata, a seconda dei punti di vista, nel momento migliore o nel momento peggiore. Già, perché niente di meglio che affrontare una squadra in forma per cercare di riprendere fiducia nei propri mezzi e tastare le capacità di ripresa, come non c’è niente di peggio che affrontare una squadra in forma per rischiare di affondare ancora di più.

Per la cronaca, già la situazione non fosse rosea, i bianconeri sono stati costretti a richiamare Lukas Balmelli da Turgovia per ovviare agli infortuni – ultimo in ordine di tempo quello di Sannitz – e ciò non ha facilitato il compito di un Fischer che ha voluto rimescolare le linee una volta di più.

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E ciò che ha mostrato il Lugano in questa partita è passato dal discreto primo tempo, rovinato da due reti evitabili e sfortunate, a un secondo disastroso, a un terzo finalmente più vicino agli standard richiesti, da applausi per impegno e applicazione. Dentro tutto questo, gli episodi decisivi che hanno cambiato il volto di questa partita. Nel primo periodo, come detto cominciato discretamente dai padroni di casa, prudenti e ordinati, sono cadute nei primi 8’ le reti di Paulsson e Lindgren a stravolgere i piani di Fischer. Se la prima rete “ci potrebbe stare”, la seconda è stata una sfortunata autorete di Kienzle dopo un palo dello stesso attaccante grigionese.

Fischer ha capito che i suoi ragazzi hanno subito il colpo, e la frustrazione per non riuscire nei propri intenti ha cominciato a far capolino tra le maglie bianconere. Il time out richiesto dalla panchina bianconera ha parzialmente rimesso in carreggiata i padroni di casa, ma nonostante la rete in short hand di McLean, è stato evidente che la fiducia nei propri mezzi ha cominciato a venire meno. A prova di ciò sarebbe bastato “ammirare” il periodo centrale, giocato in maniera disastrosa dal Lugano quanto benissimo dagli ospiti, veloci e martellanti nei propri schemi, e qualche fischio, ingeneroso e duro finché si vuole e qualche coro invitante a mostrare gli attributi, sono cominciati a piovere da curva e tribune. Le due reti davosiane nel periodo centrale sono sembrate aver chiuso il match, ma come detto prima, la partita è stata fondata su degli episodi.

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Sì, perché dopo la bella rete di Schlumpf al 41’, complice un rilassamento degli ospiti, Steve Hirschi ha mostrato di cosa sono capaci i leader veri come lui. Dalla rabbia, dalla frustrazione è nata una scazzottata con Sciaroni, e nell’uscire in panchina dei penalizzati il numero 8 ha fatto un gesto raro per un “leader silenzioso” come è lui. Ha spronato i tifosi, si è girato verso la panchina e ha fatto gli stessi gesti verso i compagni con tutta la rabbia che aveva in corpo. E da lì, un “clic” sembra essere scattato nella testa dei suoi compagni, che hanno cominciato a pattinare il triplo, a terminare check durissimi alle assi e a credere nei propri mezzi.

Più velocità, più dischi nello slot e passaggi nelle vie centrali per arrivare da un Genoni nemmeno in grande serata, ma che fin lì aveva lavorato poco. Logica conseguenza anche il 3-4 di Walker in power play – dopo soli 4” secondi dall’ingaggio – e un forcing finale, con lotte tremende su ogni disco fino all’ultimo secondo da applausi, che però non hanno portato all’insperato pareggio.

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Troppo tardiva la reazione bianconera, che ha regalato praticamente mezza partita agli ospiti. La reazione del terzo tempo deve essere ciò che si vuole vedere dal primo istante di gioco, ma la partita di stasera è affondata probabilmente anche per una certa frustrazione dei giocatori, che vedevano andare in fuo ogni tentativo. Fischer le ha provate tutte, ha dovuto far fronte all’ennesimo infortunio – Jordy Murray – e deve fare i conti con molti giocatori chiave furoi forma.

Heikkinen non è nemmeno l’ombra di ciò che era un anno fa, invisibile e impalpabile, Rufenacht non riesce piû nel suo lavoro di forza e copertura, e Fritsche, che scorer naturale non è, rimane comunque distante dai suoi standard. Anche Domenichelli, dopo un ottimo avvio non riesce più ad incidere, e se Metropolit non cava più i suoi assist taglia slot diventa dura per tutti. Per fortuna che dietro a loro ci sono quei giocatori come Hirschi, Vauclair e Ulmer in grado di portare la croce e suonare la carica, e trasformare i fischi del pubblico in applausi convinti.

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Ora i bianconeri sono attesi dallo spauracchio Losanna, e ci si augura che continuino sull’onda di ciò che si è visto nel terzo tempo. La classifica potrebbe preoccupare, ma guardarla con insistenza non farebbe altro che fa venire brutti pensieri e portare troppa pressione sulle spalle di Fischer e i suoi ragazzi. Il momento non è facile, anzi, ma è proprio ora che si potrà verificare se il coach bianconero ha le capacità di cambiare, e se i suoi giocatori lo seguono.

Insomma, già a fine settembre c’è un “il bello viene ora” che suona paradossale, ma sarebbe sbagliato non sostenere e non incoraggiare la squadra in un momento di palese difficoltà, ma che dimostra di volerne uscire, pur con mezzi a volte non convenzionali come i gesti di un leader come Steve Hirschi.

 

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