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Lugano

Il Lugano si scioglie in pochi secondi, bianconeri battuti 4-2

GINEVRA – LUGANO

4-2

(1-1, 1-1, 2-0)

Rete: 12’20 Tom Pyatt (Taylor Pyatt) 1-0, 14’46 Vauclair (Pettersson, Klasen) 1-1, 34’24 Douay (Antonietti) 2-1, 36’57 Brunner (McLean, Vauclair) 2-2, 41’33 Romy (Almond, Loeffel) 3-2, 41’49 Rivera (Kast) 4-2

Note: Les Vernets, 6’297 spettatori. Arbitri Eichmann, Wiegand; Mauron, Tscherrig
Penalità: Ginevra 3×2′, Lugano 4×2′ + 1×10′

GINEVRA – È ancora fragile questo Lugano. Fragile per una personalità non ancora matura per imporsi con autorità contro squadre rognose come il Ginevra, che regala ai bianconeri l’ennesimo dispiacere. Che poi perdere ci può sempre stare, per carità, ma alle Vernets si è visto cosa manca ancora al Lugano per sopraffarre gli avversari non solo per una conclamata superiorità tecnica: la sfacciataggine.

Caratteristica che McSorley in questi anni è stato maestro nell’infondere a una squadra che spesso è inferiore per qualità all’avversario di turno, ma che puntualmente riesce a mettere in pista quella cattiveria e quella personalità “antipatica” che devono obbligatoriamente fare parte del bagaglio di una squadra che vuole definirsi vincente.

E quindi non basta presentarsi in pista con la formazione quasi al completo – ad eccetto di Walsky e Andersson, malati, che si aggiungono a Balmelli, Filppula e Hirschi – per sorprendere gli esaltati avversari.

Un primo tempo giocato bene, con il giusto piglio, né troppo offensivo ma nemmeno prudente, abbastanza ordinato e che lasciava presagire buoni propositi. Il risultato scaturito dai primi 20’, un 1-1 anche addiritttura strettino ai bianconeri, è nato da una rete di Tom Pyatt (tornato al gol dopo 12 partite…) e da una splendida combinazione lanciata da Klasen, rifinita da Pettersson e scaricata alle spalle di Bays da Vauclair.

Il periodo centrale, sebbene più intenso, ha rispecchiato quello precedente, e i bianconeri hanno avuto modo di mostrare le qualità migliori soprattutto in box play, perché cercando la manovra d’attacco hanno denotato qualche errore di troppo in zona neutra, con controlli del disco difettosi e passaggi sbagliati che hanno lanciato più di una volta i granata.

In uno di questi contropiedi, nato da un’entrata nel terzo sbagliata, Douay ha trovato la sua prima rete in LNA, e ha riportato in vantaggio i suoi, pochi minuti prima di vedere l’intraprendente Brunner insaccare il 2-2 e la sua terza rete in bianconero.

Per dividere le due squadre l’impressione è stata che la mossa dovesse farla il Lugano. Ma quando ci si aspettava che finalmente i bianconeri imponessero la loro superiorità tecnica, a determinare la direzione dell’incontro è stata proprio la mente ancora fragile di Vauclair e compagni.

Fragilità emersa nei primi minuti di inzio terzo tempo, a questo punto maledetti, visti i dispiaceri che hanno riservato in stagione, quei primi minuti in cui le marcature sono sembrate a dir poco leggere, in cui si è passati dal possibile vantaggio bianconero al doppio svantaggio.

A far arrabbiare di più non è nemmeno quella del 4-2 provocata da un errore di Manzato – grave, ma sul quale non ce la sentiamo di gettare la croce – ma soprattutto quella del vantaggio definitivo ad opera di Romy. Marcature sfarfallanti, posizioni sul ghiaccio quasi casuali e distrazioni nel proprio terzo rasentanti l’orrido. Infruttuoso anche se correlato da diverse occasioni sprecate il forcing finale, ma la mazzata delle due reti in 16” aveva ormai lasciato il segno.

Quali i motivi di questi puntuali e regolari black out? Difficile a dirsi, altrimenti il problema sarebbe già stato risolto, ma aldilà di questo è la personalità in generale del Lugano che deve fare passi avanti.

Pettersson e compagni non sono ancora in grado di proporre con continuità la propria legge, soprattutto perché non hanno ancora sviluppato un innato e incondizionato senso di superiorità generale.

Non ci soffermiamo sulla prestazione dei singoli, perché semplicemente è la squadra tutta che deve imparare una lezione: la lezione di personalità e sfacciataggine che puntualmente il Ginevra impartisce ai bianconeri. Impareranno prima o poi? Si spera di sì, al più presto, magari con l’aiuto di un nuovo innesto che porti un po’ di quel carattere vincente. Attenzione a non sottovalutare questa significativa sconfitta, perché ha messo in mostra i principali limiti di una vincente incompiuta.

Il Lugano ha un potenziale altissimo, ma per poterlo sviluppare, Fischer deve fare ancora un gran lavoro.

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