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Lugano

Il Lugano non regge il ritmo, il Davos resta un tabù

I bianconeri tengono mezza partita contro il ritmo e le forze fresche grigionesi. Rimaneggiati e senza Canonica nel finale, non ci sono state le forze di rientrare

Il Lugano non regge il ritmo, il Davos resta un tabù

LUGANO – DAVOS

1-4

(0-0, 0-2, 1-2)

Reti: 28’17 Stransky (Lemieux) 0-1, 31’25 Stransky (Barandun) 0-2, 42’56 Tambellini (Frehner) 0-3, 48’30 Jung (Tambellini, Frehner) 0-4, 56’13 Carrick (Morini) 1-4

Note: Cornèr Arena, 6’614 spettatori
Arbitri: Tscherrig, Arpagaus; Cattaneo, Bichsel
Penalità: Lugano 1×2, Davos 2×2

Assenti: Rasmus KupariEinar EmanuelssonCarl DahlströmMarco Zanetti (infortunati)

LUGANO – La due giorni terribile del Lugano, confrontato con avversari di altissima classifica, ha parzialmente riportato con i piedi per terra i bianconeri. Non che attorno alla Cornèr Arena si stesse volando fin troppo in alto – d’altra parte la classifica permette anche di sognare un po’ – ma i confronti con Friborgo e Davos, con i grigionesi in particolare, hanno detto che a certi livelli Thürkauf e compagni possono competere solo con una squadra al completo e altamente performante.

Di buono c’è che aver perso cinque punti su sei in ventiquattro ore non si è rivelato particolarmente doloroso ai fini della classifica essendo due sconfitte patite contro squadre sopra i bianconeri, ma le risposte che ha avuto lo staff tecnico sembrano essere ben chiare a tutti, e in particolare l’organizzazione di Josh Holden ha parlato con i fatti.

Il Lugano, privo di due stranieri fondamentali al funzionamento del sistema – attenzione, non i più forti, ma funzionali – come Dahlström ed Emanuelsson, ha retto fino a circa metà partita contro il Davos, va detto anche decisamente più fresco essendo arrivato riposato alla Cornèr Arena, e quando le tossine della trasferta alla BCF Arena si sono fatte sentire gli ospiti hanno alzato tremendamente il ritmo costringendo il Lugano a lunghi cambi nel proprio terzo con la panchina lontana, asfissiando la difesa fino al momento del crollo.

Due rimbalzi non controllati davanti a Van Pottelberghe hanno permesso a Stransky di essere nuovamente decisivo contro i bianconeri, e da quel momento si è capito che la strada per i padroni di casa sarebbe stata decisamente in salita, viste anche le difficoltà nel rendersi pericolosi di fronte a Hollenstein.

Il portiere dei gialloblù ha visto sì diversi bianconeri aggirarsi dalle sue parti, ma la maggior parte delle volte i tiri che ha dovuto affrontare sono arrivati fiacchi o sono passati ai lati della sua porta, rarissime volte la squadra di Mitell è riuscita a ritagliarsi spazi nello slot basso e soprattutto a trovare vie di tiro dirette e da distanza ravvicinata.

Tra i bianconeri è venuta a mancare la lucidità con il passare dell’incontro, e di fatto si è vista la differenza tra una squadra non solo più brillante e l’altra maggiormente sulle gambe per lo sforzo profuso il giorno prima, ma anche tra una formazione completa e con stranieri decisivi – tre reti su quattro arrivate da Stransky e Tambellini – nonostante alcune assenze comunque importanti come quelle di Corvi, Gross e Dahlbeck, ma la differenza è che il Lugano certe assenze non può permettersele per giocarsela alla pari con le più forti.

Il problema di fondo non è solo il fatto di concedere delle assenze agli avversari, ma in questo momento i bianconeri stanno concedendo altri due giocatori d’importazione e di fatto una linea intera, quella composta da Sekac, Perlini e Tanner. Detto che l’appenzellese di miracoli non può farne (anzi, vista la sua situazione forse li sta già facendo) vedere i suoi compagni d’attacco è quantomeno irritante per gli errori commessi e la confusione messa in pista a ogni cambio.

Non si discute la volontà degli interessati, ma il gioco inevitabilmente individualista che propongono il ceco e l’anglo-canadese non fa che spostare gli equilibri del gioco non appena c’è da prendere la decisione finale dell’azione, causando numerosi turn-over e infiniti inseguimenti ai portatori del disco.

È qui che sta l’inghippo, quanto fatto finora dal Lugano è enorme pensando al potenziale che potrebbe avere questa squadra con almeno due stranieri offensivi perlomeno presentabili e funzionali al gioco, la prova è che un Emanuelsson, buon giocatore da quarta linea in Svezia, è molto più decisivo e inseribile tatticamente nel gioco rispetto ai due citati.

Non si fanno drammi pensando a questo weekend grigio, il Lugano anche contro il Davos ha avuto il merito di tirare fuori il carattere e perlomeno rendere meno amaro l’epilogo ai 6’600 accorsi alla pista con un finale d’orgoglio in un ambiente che ha comunque spinto fino all’ultimo i bianconeri.

Però un pensiero verso il finale di stagione va fatto pensando all’ultima tessera straniera disponibile, se si vuole sfruttare al meglio il potenziale di questa squadra andrà studiato al meglio il da farsi, anche solo per mettere nello spogliatoio della competizione maggiore e soluzioni tattiche migliori per lo staff tecnico.


IL PROTAGONISTA

Mirco Müller: Il Lugano ne è uscito sconfitto, ma non per questo un bianconero non può essere stato il migliore in pista. Il numero 25 ha giocato una partita sontuosa, sui livelli di quando era stato scelto per fare parte della difesa bianconera. Tantissimi duelli vinti, dischi strappati agli avversari e ripuliti per i compagni con personalità e leadership, senza togliersi lo sfizio di qualche scorribanda offensiva. Sta tornando al momento giusto.


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HIGHLIGHTS

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