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Il Lugano non parte battuto con lo ZSC, ma per sperare dovrà sfiorare la perfezione

I bianconeri hanno avuto un percorso regolare contro gli alti e bassi dei campioni in carica, ma la mancanza di una terza linea competitiva e i picchi di talento dei Lions spostano gli equilibri a favore della squadra di Marco Bayer

LUGANO – Mina vagante, outsider, underdog, sfavorito, usate l’aggettivo che più vi piace a proposito del Lugano messo a confronto dello ZSC Lions. Non è sinonimo di resa indiscutibile per gli uomini di Tomas Mitell, ci mancherebbe altro, ma è normale considerare i doppi campioni svizzeri in carica i logici favoriti per il passaggio del turno.

È una considerazione che non va fatta semplicemente per la posizione di classifica – con il vantaggio casalingo sfuggito ai bianconeri all’ultimo – ma soprattutto analizzando e confrontando le due rose che si troveranno una contro l’altra e “l’abitudine” della squadra di Marco Bayer di fronte a una compagine che non supera i quarti di finale ormai dalla stagione 2017/18, quella dell’amara finale persa in casa a Gara 7 proprio contro lo stesso avversario.

Le rose appunto, quella a disposizione di Bayer è una corazzata dotata di talento e profondità come nessun’altra in Svizzera, con nazionali rossocrociati abituali e con ruoli di primo piano come Andrighetto, Malgin, Kukan, altri esperti come Marti, Hollenstein, Baltisberger, Geering, stranieri di grande qualità e sostanza e un portiere, Hrubec, assolutamente dominante quando i giochi si fanno seri. Nelle ultime giornate lo ZSC si è trovato a far fronte ad assenze che avrebbero steso chiunque, con i vari Malgin, Weber, Geering e Riedi ai box, eppure nessuno – lo stesso Lugano compreso – se n’è accorto e nel frattempo i campioni in carica sono riusciti a passare comunque dal sesto al quarto posto nell’ultima manciata di giornate di regular season.

Dall’altra parte c’è un Lugano cui va detto che la qualità non manca a livello di giocatori svizzeri, sia in attacco che in difesa, a partire dal topscorer svizzero di National League Fazzini, passando da Simion, Thürkauf, Canonica, fino a Müller, Aebischer, Alatalo, con uno Schlegel capace comunque di portare a termine la sua miglior regular season da anni a questa parte. I nomi buoni non mancano, piuttosto sono gli eventuali sostituti a creare dei buchi, ed è bastato vederlo con l’assenza di Canonica nell’ultimo mese per capire che Mitell deve sconvolgere un intero line up se viene a mancare una pedina di tale importanza.

Il problema è che al Lugano manca quella terza linea di qualità che dovrebbe fornire i primi “subentranti” nel top six e che risulta importantissima nel postseason quando il cosiddetto secondary scoring diventa di un peso fondamentale. Se le prime due linee offensive bianconere e la quarta risultano altamente competitive, il problema della terza è sostanzialmente causato dalla mancanza di qualità nel pacchetto degli attaccanti stranieri, fatta eccezione per Sanford ed Emanuelsson.

Nelle ultime giornate il coach svedese ha cercato altre soluzioni, soprattutto grazie all’ingaggio di Valk e al recupero di Kupari, con Perlini ad aver sprecato ormai l’ultima cartuccia messagli a disposizione, ma per cercare di creare qualcosa di buono a supporto soprattutto del finlandese in cerca della migliore condizione, si è spostato Emanuelsson dal blocco di Simion e Thürkauf, provocando di nuovo quel vuoto di cui si parlava prima.

Del “diavolo della Tasmania” svedese ormai si è capito che fa bene ovunque lo si metta, e allora bisognerà capire come comporre quel terzo blocco per cavarne il meglio possibile senza possibilmente indebolire il top six, un rompicapo che a causa di altre assenze nell’ultimo mese Mitell non è riuscito del tutto a risolvere e che di nuovo ha ribadito un concetto già chiaro: se il Lugano non è al completo non può garantire il rendimento avuto per gran parte della regular season e far fronte a impegni ravvicinati e intensi come i playoff.

Però qui si apre un fronte che arma le speranze dei bianconeri, se messi a confronto i percorsi di regular season di Lugano e ZSC la squadra bianconera ne esce meglio, perché dopo l’inizio titubante durato circa 6-7 partite Thürkauf e compagni hanno infilato quattro mesi e rotti di regolarità assoluta superata solo dal Davos strabordante capolista, senza mai infilare più di due sconfitte di fila e trovando la peggiore serie di sconfitte da ottobre a oggi proprio alla fine della regular season con tre sconfitte nelle ultime sei sfide.

Mai una crisi, mai un mezzo segnale di panico, ma sempre e solo quella grande serenità trasmessa da uno staff tecnico bravissimo a dosare la giusta porzione di tensione solo in quei pochi momenti che lo richiedevano, una tranquillità già mostrata nelle difficoltà iniziali e poi trasmessa nel corso della stagione proponendo al 90% sempre lo stesso line-up senza mai farsi prendere dalla smania di rimescolare tutto alla prima difficoltà.

Per i Lions invece i momenti difficili non sono mancati in una regular season caratterizzata da tanti alti e bassi soprattutto prima di Natale, con due serie di quattro sconfitte consecutive a settembre e novembre e quella crisi da sei sberle sempre a ottobre, che ha di fatto formato un periodo di dieci sconfitte in quattordici incontri, con Bayer messo seriamente in discussione. Spesso inoltre abbiamo visto il coach dei Lions in difficoltà durante le partite con la propria squadra incapace di mettere sul ghiaccio anche solo parte del potenziale con alcune sconfitte addirittura inspiegabili e diversi time out piuttosto “accesi” chiamati anche nei primi due tempi, segno questo che anche i campioni svizzeri possono attraversare dei black out.

Nelle quattro sfide dirette il Lugano non ha mai sfigurato, vincendo anche in maniera netta e convincente alla Cornèr Arena l’unico scontro a proprio favore, ma anche nelle altre tre sconfitte la differenza è stata fatta dalle individualità in partite rivelatesi molto più equilibrate di quanto il risultato non lasciasse trapelare.

E qui si evidenzia il discorso iniziale sulla maggior qualità dello ZSC che ha a disposizione quei giocatori, su tutti Andrighetto, capaci di risolvere dal nulla le partite più tirate o quelle che rischiano di mettersi male, mentre il Lugano deve sempre mettere sul ghiaccio la miglior prestazione collettiva possibile.

Quindi il Lugano ha delle carte da giocare? Certo che sì, ma tutto dovrà funzionare alla perfezione per il gruppo di Tomas Mitell, perché oggettivamente i Lions hanno molto di più non solo dei bianconeri ma anche di quasi tutte le squadre di National League. Thürkauf e compagni dovranno tornare ad essere quella squadra maledettamente difficile da affrontare vista all’opera da ottobre a gennaio e compatta come nei periodi migliori, altrimenti una serie in cui partono già da outsider rischierà di rivelarsi veramente troppo sbilanciata.

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