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Lugano

Il Lugano gioca col fuoco, ma alla fine torna alla vittoria

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LUGANO – Ci sono partite che hanno già al mese di ottobre un valore decisamente superiore alle altre. Nessuno avrebbe detto che sarebbe capitato al Lugano, e che la partita in questione avrebbe visto come avversario il Rapperswil, che ancora nessuno avrebbe preventivato come unica squadra dietro al Lugano in classifica.

Insomma quella della Resega è stata una cosiddetta “sfida della paura”, con protagonista un Lugano in situazione precaria di classifica e morale. Ancora una volta, ma non è questa una novità, Patrick Fischer ha dovuto costruire una formazione senza otto dei suoi titolari, confermando le linee viste in pista a Bienne.

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Pronti, via e “udite udite”, in power play – che si fa fatica a comprendere come possa essere uno dei migliori del torneo – e dopo soli 36” dall’inizio è caduta la prima rete del Lugano e la prima con la maglia bianconera di Jacob Micflikier, illudendo i presenti che sarebbe stata una serata facile. Ma non ci si poteva illudere che, visto il momento generale, il Lugano attuale avrebbe potuto asfaltare il pur modestissimo Rapperswil, perché aldilà della pochezza avversaria, era chiaro che tra le fila dei bianconeri serpeggiava una tremenda paura di sbagliare e un insicurezza, unite alla mancanza di idee, che hanno contribuito a rendere ancora più evidenti le difficoltà di questo periodo.

Infatti, dopo un primo periodo perlomeno sufficiente, in quello centrale si è assistito alla sagra dell’errore individuale, alla totale mancanza di idee offensive, probabilmente – e mi ripeterò, brutto segno – il punto più basso toccato dal Lugano finora. Errori banali e da principianti, la continua ricerca degli angoli in attacco e pure un paio di insicurezze di Manzato hanno consegnato agli archivi una ventina di minuti da incubo. Le reti di Persson e Thibaudeau hanno mandato in pausa il Rapperswil avanti nel punteggio, e anche Fischer deve perlomeno riflettere sul perché non abbia chiamato un time out nel momento di più grande difficoltà dei suoi ragazzi, rischiando di compromettere l’incontro già dopo 30 minuti.

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Il minimo che ci si potesse aspettare nel terzo conclusivo era perlomeno una reazione di tipo caratteriale – perché quella tecnica era ormai improbabile – e finalmente è arrivata, anche sotto la spinta di un pubblico critico ma anche encomiabile per l’aiuto nei momenti peggiori. Si è giocato comunque tra una certa mancanza di idee e paura di sbagliare ma lo sforzo tirato fuori nei minuti finali, trascinati finalmente dagli uomini più esperti, Mclean su tutti, ha evitato la più imbarazzante delle sconfitte, e chissà che non possa essere un interruttore nella testa di quei giocatori che vanno sul ghiaccio con gambe di piombo e mani tremolanti.

Di Mclean si parlava, ebbene il numero 53 bianconero ha dimostrato di saperci essere nel momento del bisogno, accollandosi responsabilità normalmente anche di altri. Altri giocatori che per insicurezza, paura o che altro, troppo spesso cercano il casco giallo di Metropolit, cercando di affidarsi alle sue giocate, e il top scorer bianconero due splendidi assist li ha tirati fuori – bella in particolare l’azione che ha portato al pareggio – ma è indubbio che giocatori come Walsky o Heikkinen, che perlomeno ha il merito di trovare la rete del vantaggio decisivo, debbano cercare di portare più impulsi propri, piuttosto che cercare sempre di scaricare il disco sul canadese.

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A Metropolit va dato atto di provarci in continuazione, pur trovando in pochi compagni dei bastoni “caldi” a cui affidare le sue giocate. Uno di questi è sicuramente Micflikier, che aldilà della rete e di altre solo sfiorate, dimostra di calarsi sempre più nella realtà bianconera, e le sue caratteristiche tecniche e l’attitudine puramente e naturalmente offensiva saltano subito all’occhio. Ottima partita da parte di Walker, uno dei pochi a riuscire a prendersi responsabilità importanti e ad avere una certa sicurezza nel giocare il disco. Di sicuro Manzato non ha contribuito a facilitare il compito ai suoi compagni, e pur salvando il risultato più volte, ha sulla coscienza il secondo gol del Rapperswil, che ha rischiato di costare moltissimo in fatto di morale.

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Insomma, vittoria doveva essere e vittoria è stata, il minimo sindacale per una squadra che ancora preoccupa – e deve preoccupare anche lo staff tecnico – per quel navigare a vista del secondo periodo. Ciò che fa specie è che questa squadra l’abbiamo vista giocare un ottimo hockey e non si capisce come possa saggiare il pubblico di scempi tali.

I tre punti mantengono Hirschi e compagni vicino alla linea, e chissa che – improvviso lampo di ottimismo – li liberino in vista del prossimo micidiale tour de force che li attende per cinque trasferte consecutive. La prima sarà a Berna, tra due squadre in difficoltà e magari – secondo lampo di ottimismo – il fatto di giocare fuori casa alleggerirà anche delle pressioni e delle loro paure i giocatori.

 

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