
FRIBORGO – LUGANO
3-2
(1-0, 0-1, 1-1; 10)

Reti: 16’52 Glauser (Marchon) 1-0, 36’34 Perlini (Tanner, Sekac) 1-1, 41’00 Sprunger (Schmid, Marchon) 2-1, 45’51 Thürkauf 2-2
Rigori: Borgström
Note: BCF Arena, 9’371 spettatori
Arbitri: Borga, Neva; Altmann, Thomann
Penalità: Friborgo 2×2, Lugano 2×5
Assenti: Rasmus Kupari, Einar Emanuelsson, Carl Dahlström, Marco Zanetti (infortunati)
FRIBORGO – L’appetito vien mangiando, si dice, ecco perché in barba ai momenti difficili e al ricordo – sempre validissimo – da dove sia partito questo Lugano, uscire con un punto dalla trasferta di Friborgo affrontato con soli quattro stranieri accontenta forse ma non fa godere.
Perché una volta che ci si trova lassù a lottare con i più forti consolidando una posizione che ormai è nelle corde di questa squadra non fa altro che accrescere la mentalità vincente, e quella che si può considerare una partita non giocata al meglio e di cui si sono sfruttati alcuni episodi vuole essere vinta, senza più accontentarsi di fare bella figura.
I ferri colpiti da Fazzini e Sekac nei rigori – dopo la strepitosa azione di Sanford nell’overtime – e senza stavolta segnature di Thurkauf, accrescono questo sentimento di amarezza, ma per la squadra di Tomas Mitell resta la consapevolezza di aver proposto una prestazione di carattere e lotta anche senza due pedine importantissime come Emanuelsson e Dahlström (senza nulla togliere al terzo assente Marco Zanetti) e probabilmente proprio l’assenza del difensore svedese è quella che ha pesato di più soprattutto in termini di stabilità difensiva alla luce di qualche errore di troppo nella gestione dei dischi nel terzo difensivo.
In generale alla BCF Arena al Lugano è mancata una certa stabilità strutturale in alcuni momenti importanti, pensando agli errori che hanno portato al gol di Glauser in shorthand con una lettura sbagliata di Fazzini e a quello di Sprunger con la gestione del disco superficiale di Perlini – aldilà del gol del primo pareggio la sua linea, ad eccezione di un discreto Tanner è stata impalpabile – che si sono sommati ad altri episodi che hanno allarmato Tomas Mitell.

(PostFinance/KEYSTONE/Peter Schneider)
Il time out chiamato dal coach bianconero ha cambiato volto alla squadra soprattutto per la calma con cui ha ripreso a difendere nel proprio terzo, proteggendo Schlegel di nuovo con maggior intelligenza e decisione, anche se poi in avanti è mancata la regolarità per mettere sotto pressione Galley.
Detto del terzo blocco, anche quello di Thurkauf e Simion risente dell’assenza di Emanuelsson, con un Bertaggia che fatica tremendamente ad incastrarsi con i due compagni, e così molto è stato sulle spalle del blocco di Sanford, anche se alla fine le reti sono arrivate con episodi sfruttati appunto da Perlini e dal capitano bianconero.
La capacità del Lugano di comunque portare il Friborgo fino ai rigori è figlia di un carattere che ancora mostra le qualità di una squadra che anche nelle serate in cui le cose non funzionano al meglio sa trovare le risorse per restare a galla sempre e comunque, guidata da uno staff in grado di saper trovare le parole giuste al momento giusto.
Archiviato questo primo durissimo impegno del wee end, sabato sera Fazzini e compagni sono attesi a un altro big match contro il Davos alla Cornèr Arena in condizioni molto difficili. Reduci da un periodo intenso, da una lunga trasferta per un impegno dispendioso privi di due stranieri, i bianconeri affronteranno una capolista rimasta a riposo venerdì, un’altra occasione per testare cuore e carattere di una squadra che non ha mai voglia di mollare.
IL PROTAGONISTA

Sandro Schmid: Giocatore di grande qualità il topscorer del Friborgo, capace di caricarsi sulle spalle gran parte dell’attacco friborghese con fantasia e intelligenza, tenendo sempre sotto pressione la difesa del Lugano con giocate di classe e spesso imprevedibili.
HIGHLIGHTS



