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I top e flop al termine della regular season di National League 2025/26: giocatori stranieri

(KEYSTONE/Jean-Christophe Bott)

Ogni inizio settimana, per tutto il corso del campionato, HSHS vi ha proposto la rubrica dedicata ai “top e flop”, ovvero ai giocatori che secondo noi si sono distinti negli ultimi turni di campionato, così come a coloro da cui ci si aspettava invece qualcosa in più.

Vengono selezionati un portiere, due difensori e tre attaccanti tra chi ha fatto particolarmente bene e chi, invece, ha deluso le aspettative.

Di seguito la selezione generale che chiama in causa le prestazioni mostrate sull’arco di tutta la regular season da parte degli stranieri.


Simon Hrubec (ZSC Lions): La solidità del portiere ceco viene quasi data per scontata dopo quanto gli abbiamo visto fare nelle passate stagioni, tanto che di Hrubec negli scorsi mesi non si è parlato molto, forse anche per un campionato non vissuto da protagonisti da parte degli ZSC Lions. I numeri però non mentono, ed hanno visto il 34enne come secondo portiere più impiegato (14 minuti in meno di Charlin) e capace di essere al top per SV% con il 92.69, garantire meno di due gol incassati ad incontro (1.91 GAA) ed il miglior dato GSAA della lega con 18.03. Dalla sua anche il primato di shutout (6) ed un totale di 26 vittorie. Tutti numeri molto vicini ai record che aveva fatto registrare in quella pazzesca annata 2023/24.

Erik Brännström (Losanna): Ancora prima che iniziasse la stagione era stato pronosticato un po’ da tutti come il probabile miglior difensore della lega – o perlomeno il più produttivo – e le cose sono andate esattamente come previsto. Lo svedese ha dominato la scena ottenendo 43 punti e segnando addirittura 19 gol, numero che lo posiziona al settimo posto totale per reti realizzate anche tenendo conto degli attaccanti. Ha unito il suo gioco con accento offensivo a un brillante bilancio di +20, distinguendosi anche per il maggior numero di tiri tra i difensori (166) e una percentuale di realizzazione stratosferica dell’11.45%. Aggiungiamoci anche 88 tiri bloccati (sesto nell’intera lega), e quasi 23 minuti di TOI ad incontro, e il risultato è il quadro di una regular season dominante.

Anttoni Honka (Ajoie): Chiamato al difficile compito di essere il vero valore aggiunto di un Ajoie che in difesa presentava un organico molto modesto – considerando anche la grande delusione rappresentata da Friman – il finlandese si è confermato un elemento brillante, instancabile e presente a tutta pista. Certo, ogni tanto i rischi che comporta il suo gioco hanno lasciato scoperta la difesa, ma nel complesso il più giovane dei fratelli Honka è stato eccezionale. Con 36 punti è stato inferiore solamente a Brännström e Saarijärvi, e per i giurassiani è stato un’inesauribile fonte di gioco e spunti pericolosi, con tantissimi tiri in porta e sull’altro fronte parecchie conclusioni bloccate. È inoltre stato il giocatore che ha visto più ghiaccio nell’intera lega, addirittura 1’010 minuti.

Matej Stransky (Davos): Il power forward per eccellenza del nostro campionato ha giocato la sua migliore stagione in carriera, tanto da issarsi al secondo posto nella classifica marcatori con 53 punti (28 gol, pure questo un primato) e una regolarità di rendimento che ha avuto dell’incredibile, e infatti la sua media di 1.15 punti a partita non ha trovato eguali. Leader di lega pure con un bilancio di +34, Stransky ha cambiato tanti compagni di linea diversi senza fare una piega, proseguendo nella sua marcia implacabile e finendo sul tabellino in ben 31 partite diverse. Negli imminenti playoff potremo ancora goderci lo spettacolo di vederlo in pista, ma poi purtroppo le voci di mercato lo danno in partenza al termine della stagione.

Zach Sanford (Lugano): Ci ha messo qualche settimana a carburare a causa di una preparazione estiva incompleta, ma poi si è subito adattato perfettamente all’hockey svizzero grazie alla visione di gioco fuori dal comune e a una capacità di difendere il disco che pochi in Svizzera possono vantare, con quella falsa impressione di lentezza sui pattini che si è trasformata in eleganza non evidente con la sua statura. Con Luca Fazzini e Lorenzo Canonica ha formato una linea che ha viaggiato a meraviglia per mesi, mostrandosi come il centro più dominante del campionato, capace pure di segnare tante reti anche spettacolari, arrivando a una media punti che solo nel finale di regular season si è abbassata leggermente ma che è stata sul punto a partita praticamente da ottobre a gennaio. Uno dei centri piu completi degli ultimi anni visti in National League.

Markus Granlund (Ginevra): Era da un paio di anni che l’ex bianconero non poteva giocare una stagione completa praticamente senza problemi fisici, e il risultato è stato quello che ci si poteva attendere, ovvero un impatto dominante che lo ha visto chiudere la regular season in qualità di top scorer della lega con 54 punti (22 gol) in 49 incontri. Il suo gioco completo, che lo rende capace di essere un ottimo playmaker così come un letale finalizzatore, è stato determinante per andare a creare quella che è stata di fatto la miglior linea della lega con Manninen e Puljujärvi.


Harri Säteri (Bienne): Essendoci di fatto solamente tre portieri stranieri nel nostro campionato, la scelta per il flop era abbastanza obbligata, ma effettivamente il finlandese del Bienne non è stato brillante come in passato. Quella appena passata è stata per lui la regular season meno brillante, con una percentuale di parate addirittura sotto la soglia del 90% (appena l’89.65%) che pone interrogativi sul fatto che questi numeri valgano o meno una licenza straniera. La regolarità di impiego non è certo mancata (solo Charlin e Hrubec hanno fatto registrare più minuti), ed è stato il portiere ad aver fronteggiato più tiri, ma con quasi tre gol concessi ad incontro ed il peggior dato GSAA della lega (-16.48) è chiaro che Säteri non è stato determinante per il Bienne come aveva saputo fare in passato.

Tim Heed (Ambrì Piotta): Un anno fa era sfuggito alla nomina in questa categoria grazie ad un bottino di punti – e un grande sacrificio generale, bisogna dirlo – che avevano coperto le magagne di un gioco comunque caratterizzato da tantissimi errori. La situazione è andata peggiorando nell’attuale campionato, in cui l’Ambrì ha nuovamente chiesto allo svedese (che oramai ha spento 35 candeline) di giocare ancora tantissimo, ma purtroppo sono state davvero troppe le serate negative per lui. Tra errori davvero troppo grossolani per essere giustificati dall’alto TOI – anche perché spesso commessi in avvio di gara – ed una generale sensazione di poco coinvolgimento emotivo, con un bilancio di -25 è stato il peggior difensore della lega, ed anche il suo bottino di 22 punti (di cui appena due gol e sei assist primari) non salvano stavolta il giudizio nei suoi confronti. La sensazione è che possa essere uno di quei giocatori in partenza nonostante un contratto ancora valido.

Niklas Friman (Ajoie): Arrivato a Porrentruy da capitano dell’Ilves di Tampere, e con la promessa di poter essere un leader per la debole difesa giurassiana, il finlandese si è velocemente rivelato una grande delusione. Mai capace di imporsi a livello caratteriale, e finito anche nelle retrovie delle gerarchie di Ireland, Friman ha concluso la regular season con la miseria di tre punti (un gol) in 31 partite, oltre a un poco edificante bilancio di -17. Già da tempo è chiaro che a fine campionato farà ritorno in Finlandia, ed il suo è un nuovo esempio che anche giocatori dal curriculum di tutto rispetto non è scontato facciano bene in un campionato veloce e competitivo come la National League.

Nic Petan (Ambrì Piotta): Doveva essere il colpo di mercato che Paolo Duca inseguiva da anni, e rappresentare il vero leader offensivo di un reparto che aveva bisogno di un faro, ma già dopo poche partite si era capito che Petan stava incontrando delle difficoltà che sarebbero state insormontabili. Il profilo era sicuramente di quelli interessanti, ed i numeri passati in AHL e poi nella parentesi in KHL lasciavano intendere che il giocatore potesse essere protagonista anche in Svizzera, ma le cose non hanno mai funzionato. Provato in più posizioni diverse senza che ci fosse mai una risposta convincente, Petan in Leventina non ha mai mostrato di avere il carattere e l’intensità necessarie per rispettare le aspettative, ed il suo prematuro addio a fine ottobre è arrivato in maniera quasi fisiologica.

Miro Aaltonen (Berna): Chissà se rivedremo mai la migliore versione di Miro Aaltonen, quella che aveva letteralmente trascinato il Kloten nell’annata 2022/23, e poi ancora nella passata stagione fino alla rottura anticipata del contratto in seguito allo scandalo legato al suo consumo di cocaina nel periodo natalizio. La prima stagione completa a Berna è infatti stata una grande delusione, con appena 22 punti (cinque gol) in 43 partite che non hanno certo contribuito a risolvere i problemi offensivi degli orsi. Non ha mai perso il suo ruolo da primo centro, ma il rendimento è stato ampiamente insufficiente, basti pensare che ha dovuto attendere addirittura il 28 novembre per festeggiare il suo primo gol.

Brendan Perlini (Lugano): Che fosse una scommessa lo sapevamo, che potesse essere quasi persa in partenza era intuibile, ma che i risultati fossero così scarsi, forse in pochi lo avrebbero pensato. L’ex attaccante di Ambri Piotta e Losanna è stato un giocatore fuori dagli schemi in tutto e per tutto, rivelatosi troppo individualista per il gioco del Lugano e nel contempo pure capace di sprecare occasioni da reti e tiri come nessun altro, mostrando una testardaggine in azioni evidentemente senza successo a dir poco irritante. Ha funzionato per un paio di settimane nel miglior periodo di Jiri Sekac, ma poi è tornato nell’anonimato aldilà del lavoro fisico, ma il potenziale di sviluppo che il suo posto regala al Lugano è a dir poco enorme visti i suoi magrissimi risultati.

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