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Lugano

I polsi del Lugano non tremano, i bianconeri sono salvi

Un gol di Jesper Peltonen decide Gara 6, salva il Lugano e condanna l’Ajoie allo spareggio con il Visp. La lunga stagione bianconera è finalmente terminata

I polsi del Lugano non tremano, i bianconeri sono salvi

AJOIE – LUGANO

1-2

(0-1, 1-0, 0-1)

Reti: 19’14 Aebischer (Sekac, Marco Müller) 0-1, 29’54 Bellemare (Palve) 1-1, 45’38 Jesper Peltonen (Cormier, Morini) 1-2

Note: Raiffeisen Arena, 3’326 spettatori
Arbitri: Tscherrig, Stolc; Steenstra, Duc
Penalità: Ajoie 5×2, Lugano 5×2

Assenti: Joren van PottelbergheCalle Dahlström (infortunati), Liekit ReichleDominic NyffelerNick MeileLeandro HausheerRemo GiovanniniAleksi PeltonenMichael Joly (sovrannumero)

PORRENTRUY – Una vittoria per andare in vacanza. No, non è certo una cosa a cui i tifosi bianconeri, soprattutto quelli non più delle ultime generazioni, si sarebbero aspettati o a cui si potrebbero abituare. Qualcuno alla fine di Gara 6 ha probabilmente pensato che questa sia la stata la classica stagione da dimenticare, ma farlo sarebbe un errore, perché dimenticare tutto quanto successo e cosa abbia portato il Lugano a giocarsi la salvezza nei playout dopo aver occupato la peggior posizione in classifica della sua storia sarebbe l’ennesima spazzata della polvere sotto il tappeto.

Non andrà dimenticato il gol di Jesper Peltonen che ha salvato i bianconeri da un’ipotetica Gara 7 che si sarebbe potuta rivelare una gigantesca trappola, e non andrà dimenticato nemmeno il colpo di fortuna degli ultimi secondi della terza sfida, quando la squadra di Uwe Krupp era a 58 secondi dal trovarsi sotto per 0-3 nella serie di fronte alla truppa di Greg Ireland.

Solo da quel momento, da quel rimbalzo stranissimo spinto da una forza sconosciuta e da quella voglia di Giovanni Morini di provare ancora ad andare a dare fastidio a Benjamin Conz la serie è cambiata, pochi secondi che di fatto hanno salvato il Lugano con una casualità che oggi da parte bianconera va vista come provvidenza, la chiusura del debito di una dea bendata che effettivamente in stagione aveva girato un po’ al largo dalla Cornèr Arena.

Sulla scia di quel risveglio il Lugano ha infilato quattro vittorie consecutive, non uno scherzo effettivamente, perché questa squadra solo due volte in stagione era riuscita a superare una serie di due partite vinte in fila, farlo in questa situazione in un contesto di grande pressione e difficoltà va riconosciuto come un colpo di coda molto difficile.

Anche la sesta e ultima partita ha confermato che la squadra ticinese stesse meglio sia sul piano mentale che quello fisico rispetto all’Ajoie, apparso di nuovo meno lucido in esecuzione e incapace di infilare momenti di pressione prolungati sulla porta di Huska, nonostante la sfida sia rimasta a lungo stretta nel risultato e anche in parità dopo l’ennesimo gol in power play dei giurassiani.

Il Lugano non ha dominato la sfida come nell’ultima gara giocata alla Cornèr Arena, e c’era da aspettarselo con un Ajoie alle corde, ma Thürkauf e compagni hanno avuto il merito di non disunirsi e di pazientare, dando l’impressione comunque di poter controllare i ritmi della contesa, contenendo gli sforzi dei padroni di casa anche in un rush finale a sei contro cinque invero poco pericoloso.

Così, diciannove anni dopo il gol di un Peltonen che aveva regalato l’ultimo titolo al Lugano, un gol di un altro Peltonen (figlio) porta la salvezza alla stessa squadra, tanto per far morire di malinconia i tifosi della generazione di cui parlavamo sopra, quei tifosi che martedì sera hanno tirato un sospiro di sollievo trattenuto da mesi e mesi.

Sollievo, certo, ma non festeggiamenti, ci mancherebbe altro che a qualcuno venga in mente ora di gonfiare il petto e mostrarsi orgogliosi dimenticando tutto quello che è successo, perché la vittoria nella serie è il minimo a cui il Lugano era chiamato.

No, se qualcuno vorrà riportare in alto l’Hockey Club Lugano non dovrà dimenticare tutto questo, servirà da esempio per cercare per una volta di non ripetere certi errori che ancora troppo in pochi finora hanno avuto il coraggio di ammettere o di caricarsi sulle spalle.


IL PROTAGONISTA

Adam Huska: In una partita dal risultato stretto e giocata con circospezione, la prestazione del portiere slovacco ha comunque fatto una certa differenza, confermando le qualità di un giocatore ritrovato. Senza le sue parate nelle ultime sfide, soprattutto in gara-4, forse la serie non sarebbe andata nella stessa direzione.


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