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Ambrì Piotta

I nuovi volti della NL 2023/24: il biancoblù Jakob Lilja

Il sostituto di Chlapik è l’attaccante svedese, un giocatore da un impatto offensivo meno marcato ma più fisico e che punta diretto alla porta avversaria

(Johan Sahlen)

I nuovi volti della NL 2023/24: il biancoblù Jakob Lilja

JAKOB LILJA


Età: 29
Posizione: LW
Altezza: 184 cm
Peso: 89 kg
Shoots: left

Provenienza: Dynamo Mosca (KHL)
Draft: undrafted
Contratto: due anni
Nazionalità: 🇸🇪

Sostituto di Chlapik, ma con un profilo diverso

La partenza anticipata di Filip Chlapik ha portato l’Ambrì Piotta ad ingaggiare lo svedese Jakob Lilja per coprire il buco lasciato nel top six, con il 29enne che raccoglie il testimone lasciato dal ceco ma lo fa portando in leventina un profilo meno improntato alla fase offensiva.

Se Chlapik era infatti uno scorer in tutto e per tutto – solo Stransky e Hartikainen avevano segnato più di lui, ed era stato anche il giocatore con il maggior numero di tiri in portaLilja si presenta come un elemento che si basa più su fisico ed energia. In pista lo vedremo infatti puntare in maniera più diretta sulla porta avversaria, lavorare maggiormente in forecheck oppure per creare spazi per i compagni, e questo verosimilmente non gli permetterà di finire così frequentemente sul tabellino.

“Non mi aspetto che segni lo stesso numero di gol di Chlapik, ma che aumenti la nostra velocità, energia e pressione. Elementi che nel passato campionato erano mancati”, aveva commentato il DS biancoblù Paolo Duca in una nostra intervista. L’Ambrì Piotta si è insomma orientato su un giocatore solido e completo, che non ha particolari punti deboli ma nemmeno picchi di eccellenza, e su cui si vorrà fare affidamento in ogni situazione.

Non da sottovalutare comunque il suo potenziale offensivo, come sottolineato dal GM della Dinamo Mosca, Alexei Sopin, al momento del suo ingaggio: “Ha un ottimo tiro, lo considero uno sniper. E quando dico ‘sniper’ mi riferisco al fatto che il numero di gol che ha segnato in KHL (49 in 158 partite, ndr) sono stati ottenuti come uno dei leader per percentuale al tiro negli ultimi anni (17.2% sull’arco di tre stagioni). Garantisce inoltre tanto lavoro, come indica l’alto minutaggio medio per partita (quasi 18 minuti)”.

Tanto lavoro, e la squadra al primo posto

(Peter Holgersson)

Sin dal suo percorso giovanile Lilja si è distinto come un ragazzo dalla spiccata etica del lavoro, diventando già negli anni passati nelle formazioni U18 e 20 del Rögle uno dei leader delle sue squadre. Il suo bottino di punti non ha mai fatto strabuzzare gli occhi e, nonostante alcune convocazioni nelle nazionali giovanili, il suo nome non attira l’attenzione di molti scout.

Gli anni di eleggibilità al Draft passano dunque senza che il suo nome venga mai chiamato, e così Lilja inizia la sua carriera da professionista in HockeyAllsvenskan – la lega cadetta svedese – arrivando alla promozione in SHL con il Rögle nel 2015. In quella primavera suscita l’interesse del Linköping allenato da Dan Tangnes, club di cui difenderà i colori per le successive tre stagioni rendendosi prezioso per il suo gioco concreto e al servizio della squadra.

L’annata che per lui rappresenta una svolta è però quella targata 2018/19, quando passa al Djurgardens e ne diventa immediatamente il miglior marcatore con 37 punti (12 gol) in 52 partite, davanti tra gli altri ad alcuni ex del nostro campionato come Daniel Brodin e Dick Axelsson.

Oltre oceano la sua stagione non passa inosservata, e a 26 anni attira le attenzioni dei Columbus Blue Jackets, club in piena transizione dopo non essere riuscito a rinnovare il contratto di Artemi Panarin e che guarda all’Europa alla ricerca di qualche perla nascosta.

Il GM Jarmo Kekäläinen vede in lui “un pacchetto completo ed un giocatore che riesce a contribuire lavorando più degli avversari in entrambe le zone della pista”. In quel momento si stima che Lilja abbia bisogno di due-tre stagioni per trovare il suo gioco in Nordamerica, ma le premesse per diventare un solido elemento da top-nine in NHL ci sono tutte.

Dall’Ohio alla Russia, passando per il Kazakistan

Al suo primo training camp con i Columbus Blue Jackets allenati da John Tortorella – un allenatore molto esigente e che ama i giocatori capaci di metterci il fisico – il ragazzo svedese lascia subito delle ottime impressioni, questo grazie anche ad alcune reti messe a segno negli incontri di preseason.

Piano piano il suo nome passa da sconosciuto ad uno sulla bocca di tutti nella corsa agli ultimi posti disponibili nel bottom six. L’adattamento al gioco Nordamericano non è evidente, ma alla fine Lilja riesce a superare tutti i tagli e ad iniziare la stagione in NHL.

Nonostante questo il ghiaccio per lui non è assicurato, ed anzi in quella prima stagione finisce per giocare 37 partite NHL (due gol e tre assist) e 22 nel farm team dei Cleveland Monsters. La spola tra le due leghe viene in alcuni momenti facilitata dai problemi fisici di Alexandre Texier, e a fine dicembre arriva il primo gol contro i Washington Capitals.

Quella prima stagione nell’organizzazione di Columbus non è però garanzia di un futuro in NHL, e quando il Covid arriva a rendere tutto più complicato, ecco che per Lilja la strada più verosimile per il proseguimento della carriera diventa il ritorno in Europa.

Nel giugno 2020, dopo essere stato informato di non rientrare nei piani futuri dei Blue Jackets, si accorda per un anno con il Barys Nur-Sultan, aprendo un nuovo capitolo in KHL. Nella superlega russa trova un contesto in cui può tornare sul tabellino in maniera più frequente – in 158 partite otterrà 89 punti – il che gli apre le porte per un club più prestigioso come la Dinamo Mosca.

Il matrimonio non è però destinato a durare perché, nonostante un accordo biennale firmato nel febbraio 2022, l’inizio della guerra in Ucraina fa immediatamente nascere in Lilja il desiderio di lasciare il paese. Nell’immediato questo non è però possibile, visto che il contratto è vincolante ed il giocatore non ha i mezzi finanziari necessari per pagare la penale imposta da una rottura prematura.

“Avevo firmato il contratto prima dell’inizio della guerra, e personalmente ora non posso permettermi un buyout”, aveva spiegato al portale Aftonbladet. “Finanziariamente per me è impossibile, mi ritroverei a pagare una penale che è sostanzialmente superiore ai miei averi. Ho avuto dei contatti con Malmö, Linköping e dei club in Svizzera, ma non mi trovo nella condizione di poter partire”.

La sua partenza si è concretizzata di recente, quando ad inizio giugno ha rotto il suo contratto con il club di Mosca per raggiungere l’Ambrì Piotta, dove ritroverà anche un po’ di serenità. “Il mio periodo alla Dinamo non è stato facile. A livello mentale non è stato il massimo, ho trovato molte difficoltà nel concentrarmi”.

Quel limite superato nel 2015

Una panoramica della carriera di Jakob Lilja non sarebbe purtroppo completa senza un accenno a quanto successo il 5 marzo 2015, quando in un match contro il Rögle l’attaccante colpì con un cross-check al collo Jens Olsson. L’episodio gli valse immediatamente 10 partite di sospensione (quattro convertite in una multa), ma la gravità dell’intervento ha portato a delle conseguenze legali anche a livello civile.

Il brutto intervento di Lilja ha infatti rilanciato l’importante dibattito di cosa debba essere considerato come parte dei rischi di uno sport, e cosa invece possa essere oggetto di un’azione legale che va oltre il campo da gioco.

Nel caso di Lilja il processo è iniziato due anni più tardi, quando è stato accusato di aggressione dal tribunale di Malmö ed ha rischiato una pena detentiva. Il verdetto finale è arrivato il 10 luglio 2018 da parte della Corte suprema svedese, che – dopo il ricorso presentato dai legali del giocatore – è stata chiamata ad esprimersi in merito a ciò che dovrebbe essere considerato nei limiti stabiliti dalla pratica dell’hockey su ghiaccio.

“La Corte suprema ha stabilito che la grave ferita inflitta dall’aggressore non può essere considerata come un elemento rientrante nell’ambito del gioco, e l’infortunato non poteva essere consenziente nemmeno nel contesto dell’hockey su ghiaccio”, si legge nel documento che potete trovare per intero a questo link.

“L’aggressione perpetrata da Lilja e Olsson non è permessa dalle regole dello sport”, aveva stabilito la prima decisione del tribunale di Malmö. “Inoltre l’aggressione va contro i principi del gioco, ed il rischio corso da Lilja con questo intervento non può essere considerato accettabile, a maggior ragione notando come il disco fosse a 6-8 metri di distanza. L’azione va dunque oltre ciò che viene generalmente accettato come consenso di violenza da un giocatore che prende parte ad una partita”.

La sentenza definitiva ha stabilito che non fosse necessaria alcuna pena pecuniaria aggiuntiva, ed anche la pena detentiva è stata considerata eccessiva. Lilja ha pagato l’episodio con la condanna ad un mese di libertà vigilata, il che significa che l’aggressione ha avuto un valore penale di un mese di reclusione.

In tutto questo è da notare che Jens Olsson non ha mai evidenziato la volontà di avanzare legalmente nei confronti di Lilja.

“Dopo aver lasciato il ghiaccio in barella i dottori mi hanno detto che ero stato molto fortunato, se il bastone mi avesse colpito qualche centimetro più a destra probabilmente sarei stato paralizzato”, aveva commentato Olsson al quotidiano Expressen. “Quello che è successo non dovrebbe mai avvenire in una pista da hockey, ma è capitato tempo fa e ora bisogna guardare avanti”.

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