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Interviste

Gianinazzi: “Sta a me per primo cercare di risolvere la situazione in cui ci siamo messi”

Il coach bianconero è decisamente deluso dopo la scoppola subita contro il Rapperswil: “Ci sono momenti difficili da accettare, ma non ci nascondiamo e dobbiamo uscirne con le nostre mani”

(Photobrusca & Luckyvideo)

LUGANO – Luca Gianinazzi di momenti difficili ne aveva già vissuti la scorsa stagione, salito in sella in corsa in una stagione molto tribolata. Certo è che forse nemmeno il coach bianconero si aspettava un inizio di campionato così difficile, tantomeno un tonfo del genere contro il Rapperswil dopo alcune partite perlomeno confortanti.

C’è una spiegazione a questo pochi minuti dopo la fine della partita? “Così a caldo non ti so dare una risposta a quello che ci è successospiega Gianinazzidovrò analizzare tutto dall’inizio. Va da sé che non è certo questo quello che avremmo voluto proporre, quando perdi 6-1 in casa non c’è nulla di cui puoi essere contento”.

Tralasciando ciò che è successo fino al terzo tempo, ci si chiede come mai si chiama un time out sullo 0-6…
“Abbiamo preso due reti in pochi secondi che ci hanno portato sullo 0-6, ho chiamato quel time out perché non volevo che la squadra mollasse del tutto. Anche se eravamo sotto nel risultato volevo comunque che si provasse a reagire e a fare le cose nel modo giusto, avevo già cambiato il portiere e ho pensato di dare un messaggio ai giocatori prima che le cose potessero ulteriormente peggiorare. Ci sono momenti in cui le emozioni vanno al ribasso, ma in ogni caso non puoi mollare nemmeno in quei frangenti, perché quel che è fatto è fatto. Ci siamo messi in una situazione difficile, diciamo pure di m***a, passatemi il termine, ma non per questo bisogna mollare ulteriormente. Il risultato era pesante ma volevo comunque che in quei momenti si provasse lo stesso a fare del nostro meglio, per sfruttare il presente e il tempo che avevamo a disposizione”.

Il derby avrebbe potuto regalarvi emozioni positive, a Kloten comunque si è visto a sprazzi un ottimo Lugano. Sei sorpreso di come la squadra è scesa in pista contro i Lakers?
“Certo che sono sorpreso, aldilà delle emozioni positive vissute nel derby o gli sprazzi buoni visti a Kloten, prima della partita contro il Rapperswil avevo buone sensazioni, così come durante i primi cambi. Abbiamo avuto la possibilità di un cinque contro tre per girare il momentum della partita ma lo abbiamo giocato male e da lì via le cose sono andate peggio. Le due reti prese prima della fine del primo tempo ci hanno fatto male e sembrava che ogni volta tentavamo di raddrizzare le cose tutto andasse in peggio”.

Come si riparte dopo una sconfitta del genere in un momento che non era già dei più facili?
“Il compito è chiaro quanto semplice, da mercoledì lavoreremo per tornare in carreggiata già dalla prossima partita, di scuse non ce ne sono. Sta prima di tutto a noi come staff tecnico e a me in particolare come allenatore capo a trovare le soluzioni. Stiamo affrontando un percorso e questa è stata una caduta pesante, è la realtà e non ci vogliamo nascondere, ma dai fallimenti occorre prendere i giusti insegnamenti e trasformarli in lezioni da ricordare e ripartire come gruppo”.

C’è il pericolo che dopo queste sconfitte – e questa in particolare – alla squadra possa cominciare a venire meno la fiducia in quello che fa?
“Sul piano emozionale non sempre è facile, è vero, perché poi inizi a guardare la classifica e non sei dove vorresti essere e cominci a caricarti di pressione che peggiora solo la situazione. Per vincere le partite occorre giocarle, e dobbiamo cominciare a capire questo prima di tutto come gruppo, lavorando sull’aspetto mentale”.

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