LUGANO – Per scaramanzia, c'è da scommettere che fino all'ultimo, anche sull'1-5 (infatti seguito dal 2-5 a pochi secondi dalla fine) nessun tifoso del Lugano se l'è mai sentita di dire “è fatta”. Per come ci ha abituati la squadra di Tomas Mitell nelle ultime settimane è l'imprevedibilità a farla da padrona quando giocano i bianconeri, e anche in questo caso forse in pochi avrebbero scommesso su una partita in fondo così tranquilla.
È pur vero che il Ginevra sta attraversando un periodo difficile sul piano delle assenze (ben nove) ma prima di martedì sera era stato comunque capace di perdere una sola partita delle ultime cinque e i bianconeri sono arrivati a Lesa Vernets con le loro belle gatte da pelare, se si conta anche la defezione dell'ultimo momento di Bertaggia, costretto a gettare la spugna poco prima del match.

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A contare quindi per Thürkauf e compagni sarebbe stato l'atteggiamento da mettere in pista per tutto l'incontro, e non solo per un paio di tempi, e in questo caso si può dire che la missione è stata adempiuta con grande merito.
Un primo tempo di grande cinismo davanti al povero Charlin - ma con azioni costruite e pensate, non certo casuali - ha praticamente chiuso quasi ogni velleità, uno 0-4 pesante, improvviso e sicuramente scioccante per i granata, andati alla pausa sicuramente con un grande senso di frustrazione e quasi incredulità.
La qualità messa in pista dai bianconeri è stata piacevole e costante, dopo ogni rete gli ospiti hanno continuato a giocare alla stessa maniera, sapendo che andando avanti a mettere pressione sugli avversari avrebbero tolto loro ritmo e spazio di gioco, riuscendo ad aprire più volte una difesa apparsa impreparata.
E nemmeno a farlo apposta, a lanciare il Lugano è stata quella linea (o coppia) apparsa tra le più in difficoltà nelle ultime partite, con Luca Fazzini e Zach Sanford veri e propri bulldozer nello slot e capaci di portare la squadra sul 2-0 con due azioni di grande qualità scambiandosi i ruoli di ispiratore e finalizzatore.
I gol dell'immancabile Innala in powerplay - nona segnatura stagionale - e di Thürkauf, che ha battuto Charlin pochi secondi dopo aver colpito il palo, sono caduti con una regolarità disarmante tanto era chiara la superiorità di una squadra che non ha fatto cose straordinarie ma ha semplicemente giocato con ordine, disciplina e energia, lasciando poi che la classe dei suoi interpreti facesse la differenza.

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C'è poco o nulla più da raccontare per il resto di un match che dalla quarta segnatura in avanti ha visto fronteggiarsi Van Pottelberghe (subentrato a Charlin) e Mayer per la prima volta dal loro scambio, e il numero 88 bianconero – festeggiato dai suoi ex tifosi e compagni prima della partita - pur impegnato poche volte ha saputo comunque mantenere la concentrazione a lungo anche quando il gioco stazionava dall'altra parte del ghiaccio per diversi minuti, mostrandosi comunque sul pezzo in boxplay, ossia nelle rare occasioni in cui il Servette aveva possibilità di farsi pericoloso.
Perso anche Jesper Peltonen durante l'incontro, c'è stato un po' di spazio per Enea Togni, ma a mettersi in luce è stato anche Brian Zanetti, che in una difesa raffazzonata ha saputo prendere in mano la situazione più volte e mostrare personalità.
Una personalità mostrata dal Lugano finalmente dall'inizio alla fine dell'incontro, senza più dover tenere tutti sul chi vive e far rivivere sempre gli stessi incubi. Chissà se l'ennesima ripartenza sarà quella buona.
IL PROTAGONISTA
Luca Fazzini: A fianco di un Zach Sanford tornato a fare sfracelli nello slot e a recuperare dischi persi, il numero 17 si è improvvisamente ricordato delle sue doti, e anche senza l'apporto del fido Canonica è tornato ad essere finalizzatore e ispiratore. Bellissimo il tocco per Sanford sulla rete di apertura e di freddezza la finta su Charlin per il raddoppio. Da applausi tante giocate sia per se stesso che per i compagni durante l'arco dell'incontro, un numero 17 ritrovato.
HIGHLIGHTS

