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Interviste

Bianchi: “Con i nostri campi d’allenamento vogliamo dare ai ragazzi un input in più”

L’ex attaccante spiega le attività che verranno organizzate nella nuova struttura di Sigirino: “C’è la possibilità di avere una buona quantità di ore di ghiaccio, dunque ci siamo buttati. Svilupperemo il progetto nel tempo”

Allenarsi e divertirsi sui pattini da maggio a luglio in Ticino? È possibile nella nuova CMFG Arena di Sigirino grazie all’intraprendenza di Elias Bianchi e della sua agenzia IQ Sports Management, gestita assieme a Serge Pelletier.

L’ex capitano dell’Ambrì Piotta propone diversi campi di allenamento per ragazzi dove il divertimento non manca, inseriti in un percorso strutturato: tecnica e tattica individuale, disciplina, cura dei dettagli e obiettivi di crescita personale. Un ambiente coinvolgente e motivante, in cui si ricevono input diversi, si progredisce ogni giorno e si costruiscono legami con altri giovani atleti. Con il 36enne abbiamo parlato di questo progetto impegnativo e ambizioso, che combina passione e professionalità per offrire una formazione di qualità.

Elias Bianchi, com’è nata l’idea di questi campi di allenamento?
“L’idea è nata in fondo con il campo estivo che organizziamo già da anni per i nostri ragazzi, e che dura all’incirca quattro giorni. Lì è un momento importante dove possiamo stare più a stretto contatto con i nostri giocatori e andare a lavorare nello specifico. La miccia che ha definitivamente acceso il tutto è stata la nuova infrastruttura di Sigirino. È un centro eccezionale, dispone di tutto al suo interno, è davvero il top e abbiamo avuto l’opportunità di avere una buona quantità di ore di ghiaccio. Ci siamo quindi buttati alla cieca, non è stata un’idea per così dire ragionata, è arrivata questa occasione e non potevamo certo farcela sfuggire”.

Ci sono in sostanza tre tipologie di corsi. A maggio si comincia con la “summer league”, in cosa consiste?
“Abbiamo fatto mille scenari possibili, giungendo alla conclusione che dopo una stagione lunga magari i giocatori non hanno subito voglia di entrare in campi di allenamento fatti di esercizi specifici. La “Summer League” consiste in partitelle che si svolgono a tre contro tre. Questo aiuta la creatività, c’è tanto spazio e i ragazzi possono toccare molto il disco. Insomma, si può migliorare e oltretutto ci si diverte con questa tipologia di gioco. Ogni weekend ci sarà questa possibilità, ci saranno le categorie U12, U14 e U16. La U18 e U21 saranno invece insieme”.

Ogni weekend di giugno è invece previsto il “Power Edge Pro”…
“È il sistema di allenamento sviluppato da Joe Quinn, che lavora anche con diversi giocatori NHL. Insieme a suo figlio ha organizzato un camp europeo a Budapest, al quale io e Serge Pelletier abbiamo deciso di partecipare: il concetto ci ha convinti. Abbiamo quindi completato la certificazione e scelto di portare questo metodo acquistando le attrezzature necessarie. Il programma si basa principalmente sulla coordinazione mani-piedi, sull’attaccare l’avversario in modo non lineare, sul controllo del disco attraverso l’uso degli spazi liberi e su altri principi chiave. È un approccio moderno e stimolante. Chiaramente il fatto che Quinn sia lo skill coach di Connor McDavid non significa che esista un solo metodo valido. Ci sono molti modi per migliorarsi, ma questo è semplicemente quello che ci ha convinto maggiormente”.

A luglio infine sono in agenda i “summer camps”, questi sono proprio quelli specificamente creati da voi…
“Esatto, avremo diversi allenatori, anche per i portieri. Ci saranno weekend specifici, dedicati solo agli attaccanti e altri solo per i difensori. Si curerà un po’ di tutto, dal pattinaggio alla protezione del disco, la fase difensiva e così via. Non ci saranno insomma delle restrizioni”.

Quali sono le fasce d’età per potersi iscrivere? È necessario militare in una squadra, oppure anche il giovane senza alcuna esperienza può farsi avanti e iscriversi tramite il vostro sito iqhockeydevelopment.ch?
“Le fasce d’età sono piuttosto ampie e il lavoro verrà organizzato indicativamente su blocchi di circa tre anni. I partecipanti più giovani saranno verosimilmente i nati nel 2017, mentre i più grandi quelli del 2005, questo comporta la creazione di diversi gruppi e relative suddivisioni. È richiesto che i ragazzi siano tesserati presso un club, poiché è necessario avere un certo livello di base. Le categorie saranno quindi differenziate, ad esempio top o élite, con l’obiettivo di formare gruppi il più possibile omogenei. In questo modo possiamo garantire un’esperienza di qualità e un lavoro adeguato al livello dei partecipanti”.

I corsi sono ovviamente aperti anche per i ragazzi al di fuori del Ticino…
“Esatto, diamo la possibilità di frequentare i campi sia in versione diurna, oppure appunto anche con il pernottamento all’interno della struttura. Probabilmente la maggior parte dei partecipanti arriverà evidentemente dal nostro cantone. Speriamo di avere tanta risonanza anche dalla Lombardia e ovviamente di ospitare ragazzi di oltralpe”.

Oltre all’hockey, sarà messo l’accento anche sullo spirito di gruppo. Questi corsi permettono di creare nuove cerchie di amici con la stessa passione…
“Senza ombra di dubbio, il teambuilding è una parte essenziale nell’hockey e più in generale nello sport di squadra. Stare insieme è bello, il divertimento è primordiale. È anche importante vedere e capire giocatori che provengono da altre realtà e scambiarsi le rispettive esperienze. Ci sarà magari anche la possibilità d’infarinare qualche attività con dei mental coach e dei nutrizionisti e carpire qualche informazione utile”.

Una curiosità, come vedono i club questi camp organizzati da terze persone, come sono i rapporti?
“Noi la vediamo come una collaborazione, e spero anche loro. Alla fine l’obiettivo è per entrambi lo stesso, ovvero aiutare il più possibile i ragazzi a migliorarsi. Il 95% della formazione sarà sempre e comunque in mano alle società. La nostra è solamente una piccola percentuale in più, un’occasione per respirare un’aria diversa e ricevere qualche altro input. Giocoforza però non deve sempre essere migliore, intendiamoci. Una cosa è certa, i buoni giocatori, quelli che arrivano a un certo livello, cercano sempre di fare qualcosa in più, che va oltre il quotidiano all’interno di un club e troveranno in ogni caso il modo per arrivare a quel plus. Non siamo una concorrenza alle società, siamo un complemento”.

Ci sarà qualche ospite presente ai vostri camp, penso magari a un Inti Pestoni? Pelletier ci sarà? Puoi anticiparci qualcosa?
“Serge sarà presente. Ci saranno sicuramente dei professionisti coinvolti che ci aiuteranno anche nel mostrare alcuni esercizi, ma al momento è ancora prematuro fare dei nomi concreti, teniamo la sorpresa”.

L’organizzazione dietro a un simile evento richiede tanto impegno a livello di tempo. Riesci a quantificare le ore? Qual è l’aspetto più difficile da curare?
“Ho ormai lasciato perdere la conta delle ore, già solo per quanto riguarda le semplici registrazioni c’è dietro tanto lavoro. Il mio amico “Andy” ci sta dando una grandissima mano in questo senso e ci tengo a ringraziarlo. L’aspetto più duro e complesso è proprio quello legato all’organizzazione e alla gestione, non a livello di contenuti o della programmazione dei vari allenamenti e sedute”.

Tu sarai sul ghiaccio in qualità di allenatore e inoltre sarai una sorta di coordinatore tuttofare. La tua famiglia non ti vedrà molto questa estate…
“Sì, questo un po’ mi fa paura, è una sfida anche per tutti noi. Non sapremo dove andremo a finire, è tutto nuovo pure per noi, dovremo capire come gestire tutto. Passerò sicuramente la maggior parte del mio tempo a Sigirino, ma sono convinto che ne varrà la pena. Con un impianto del genere era un’occasione da non perdere, come ho già detto in precedenza”.

L’idea di fondo è che tutto ciò diventi una piacevole tradizione estiva se dovesse rivelarsi un successo?
“È così, questa è la nostra intenzione. Vogliamo portare avanti questo progetto e svilupparlo, capire le esigenze e le richieste dei giocatori. Questo è l’anno zero per noi, il programma l’abbiamo fatto seguendo il nostro pensiero, poi in futuro ovviamente con i feedback che riceveremo dai partecipanti potremo fare delle modifiche”.

Ai tuoi tempi questi camp non esistevano, o perlomeno non in un formato del genere…
“Diciamo che più che altro è cambiata la disponibilità del ghiaccio estivo, ora è maggiore. Io per esempio una volta da ragazzino avevo partecipato a un campo di allenamento di Oleg Petrov a Leukerbad. La nostra idea, quella che ci distingue, è appunto di essere costantemente presenti sull’arco dei tre mesi estivi, non è dunque un semplice campo sporadico ed è finita lì. Vogliamo farci conoscere e diventare un punto di riferimento al di fuori dei club”.

Per concludere, tra il lavoro di agente, quello di opinionista con TeleTicino e gli impegni da giocatore con l’Ascona, si può dire che quasi paradossalmente vivi e respiri l’hockey ancora di più rispetto a quando eri un “semplice giocatore professionista”?
“Sì, hai ragione, sotto un’altra forma, ma in fondo è proprio così. Sono attività molto diverse tra loro. Con l’Ascona gioco per mantenermi in forma fisicamente e non lasciarmi andare del tutto. Questo mi permette inoltre di continuare a respirare l’aria dello spogliatoio, è un passatempo. Grazie alla collaborazione con TeleTicino rimango collegato alle partite dell’hockey che conta ed è sempre un piacere parlare di disco su ghiaccio. L’hockey è ciò che mi piace, insomma, qualsiasi attività legata a questo mondo io non la vedo come un lavoro o un impegno. Tu sai cosa intendo, per te è lo stesso”.

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