
BIENNE – LUGANO
3-1
(1-1, 1-0, 0-0)

Reti: 07’39 Johnny Kneubuehler (Yanik Burren, Miro Zryd) 1-0, 14’51 Calvin Thürkauf (Luca Fazzini, Dario Simion) 1-1, 25’50 Marcus Sylvegard (Jere Sallinen) 2-1, 45’49 Johnny Kneubuehler (Toni Rajala, Linus Hultström) 3-1
Note: Tissot Arena, 6’556 spettatori
Arbitri: Stolc, Lemelin; Francey, Altmann
Penalità: Bienne 4×2, Lugano 5×2
Assenti: Rasmus Kupari, Brendan Perlini (infortunati)
BIENNE – È ormai assodato che il Lugano soffre le pause. Alla ripresa dopo lo stop delle festività comprendenti la Coppa Spengler, i bianconeri hanno mostrato infatti un certo intorpidimento nel primo impegno del 2026, programmato alla Tissot Arena di Bienne.
Quello visto di fronte alla squadra di Martin Filander è stato un Lugano molto simile a quello visto per esempio a Langnau subito dopo la prima pausa dedicata alle nazionali, poco lucido, un po’ disordinato e pungente in attacco solo a tratti e per di più impreciso sulle occasioni costruite.
La partita in generale è apparsa come tipica della ripresa dopo un break per entrambe le squadre, gioco con ritmo molto basso per almeno metà incontro, errori di gestione del disco e di esecuzione, posizioni difensive sbagliate e qualche tiraccio verso i rispettivi portieri. Schierate entrambe con i back-up – Janett su un fronte e Van Pottelberghe sull’altro – Bienne e Lugano hanno dato vita a un incontro equilibrato con occasioni a fiammate ma di certo non irresistibile sia sul piano tecnico che quello tattico, con diverse letture sbagliate da entrambe le difese su alcune transizioni in attacco.

(PostFinance/KEYSTONE/Peter Schneider)
Ha fatto specie vedere soprattutto la squadra di Tomas Mitell fuori posizione in più di un’occasione sulle entrate nel terzo dei padroni di casa, proprio per il fatto di essere la squadra che fa dell’ordine e della disciplina difensiva il suo mantra principale.
Si è fatto molta fatica a capire chi potesse prendere in mano definitivamente la partita e forse solo il 3-1 dei locali ha diviso in maniera più netta le due compagini, ma ancora sul 2-1 il Lugano era perfettamente nel match, sia dopo aver superato un doppio box play ma anche dopo aver sprecato un power play a favore, fino appunto al secondo gol di serata di Kneubuehler.
Il vero sforzo i bianconeri lo hanno profuso nel finale con Van Pottelberghe richiamato in panchina, ma il divario di due reti non ha lasciato molte speranze a Fazzini e compagni, imprecisi e fuori posizione davanti a Janett.
Imprecisione che è passata soprattutto da un paio di linee, su tutte quella di Sekac, Bertaggia e Sgarbossa, ancora una volta apparsa mal assemblata per “stili” e caratteristiche dei giocatori e per una tendenza di tutti e tre a sprecare dischi e a presentarsi come arruffoni, praticamente senza mai trovare la giusta chimica o senso nelle azioni.

(PostFinance/KEYSTONE/Peter Schneider)
A questo fatto occorre trovare una soluzione, e non è certo un delitto affermare che se non è un fatto ma almeno una grossa coincidenza che da quando l’assenza di Perlini ha costretto a ridisegnare i blocchi, i tre citati non siano riusciti a dare un senso alle loro prestazioni, e questo depone a favore di Perlini stesso – che aldilà della fatica ad andare a punti aveva un ruolo ben preciso e una funzionalità – con un Sekac spaesato senza di lui e pure Tanner come centro.
È un “fastidio” comunque gestibile per il Lugano, ma nel complesso la squadra bianconera dovrà ritrovare se stessa in vista della sfida al Friborgo, una squadra che non ha mai fatto sconti e che andrà affrontata in ben altra maniera rispetto a quanto fatto di fronte a un Bienne di certo non irresistibile.
IL PROTAGONISTA

Marcus Sylvegard: Il suo 2-1 trovato al termine di un bello spunto personale si è rivelato il game winning gol, ma oltre alla rete decisiva lo svedese è stato il giocatore che pi ha messo in difficoltà la difesa bianconera. Difficile da spostare e bravissimo con il puck sul bastone, l’attaccante del Bienne ha saputo leggere al meglio gli spazi concessi dal Lugano in difesa per pungere appena ne ha avuto l’occasione.
HIGHLIGHTS



