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A Lugano è finalmente tornata la voglia di essere coraggiosi

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LUGANO – Alla fine la presidente Mantegazza ha potuto esclamare “Habemus Patrick”, e lo ha fatto con l’entusiasmo di chi sa di aver preso una decisione che fa contenta molta gente, lei compresa. Dopo l’allontanamento di Huras la dirigenza camminava sui carboni ardenti e una scelta dettata dal nome altisonante da NHL o dalla comodità di un tecnico preso tanto per prenderlo avrebbe scatenato non poco lo critiche già elevate dei tifosi.

Se la scelta di Fischer sarà quella giusta ce lo dirà il tempo, quello che è certo è che promuovere l’ex assistente di Huras, Smith, Bozon e Ireland denota finalmente coraggio e acume da parte dei piani alti bianconeri. Ci è voluto coraggio perché visto il contesto del mercato e di scelte dei coach delle ultime stagioni ci si sarebbe potuto aspettare qualche nome più indirizzato verso l’usato sicuro o tecnici dal carattere plasmabile. Ma in un contesto normale Fischer deve essere visto come un giovane tecnico dal sicuro avvenire, con capacità che vengono testimoniate dagli incarichi assegnatigli in seno alla nazionale U20 e U19 e alla chiamata di Sean Simpson, che lo ha voluto come assistente ai campionati mondiali di quest’anno.

Il carattere è di quelli vincenti, e anche a lui il coraggio non è mai mancato, tanto è voglioso di grandi sfide come la sua carriera da giocatore testimonia. La sua idea di hockey è moderna e accattivante e da tempo attendeva qualcuno che gli chiedesse di metterla in pratica, Lugano o non Lugano, ma anche qui, l’unico giudizio inconfutabile sarà solo e sempre quello dell tempo. Quel tempo che gli deve essere dato per poter plasmare una squadra forte ma non ancora efficace, unita ma non granitica, e allora ci si augura che stavolta, per davvero, la pazienza non venga meno, perché bruciare un Huras può avere qualche conseguenza, ma bruciare un Fischer alla prima esperienza da head coach può essere devastante.

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E al suo posto come assistente l’ex attaccante dei Phoenix Coyotes e San Pietroburgo ha voluto un nome non a caso, ma quello di Peter Andersson, il vichingo ex capitano e lottatore bianconero tanto amato dai tifosi che assieme allo Zugano ha alzato la storica coppa alla Valascia.

Qualcuno avrà forse storto il naso nel apprendere che l’head coach sarà Fischer ma tutto sommato la scelta è più che logica se teniamo conto di alcuni fattori. Prima di tutto Fischer era in coda per primo nel dopo-Huras, conosce l’ambiente come pochi, avendolo vissuto sia da giocatore che da tecnico e ha assistito alla costruzione e all’evoluzione della rosa attuale in prima persona. Inoltre è vero che Andersson può già vantare una discreta esperienza come allenatore capo, ma solo nella realtà dell’Orebrö, e l’hockey svizzero gli manca da più di dieci anni.

Una coppia, quella rappresentata da Fischer e Andersson, unita al graditissimo ritorno di Jean-Jacques Aeschlimann alla Resega – seppure in veste amministrativa – che ridona un’immagine fresca e innovativa all’Hockey Club Lugano, nonostante entrambi siano degli illustri ex della squadra bianconera. Ma attenzione, non si deve cadere nella fretta di accostare i due neo allenatori ai precedenti fallimenti di altri ex illustrissimi, perché ogni storia è diversa, e allora lasciamo il tempo a Patrick e Peter di scrivere la loro.

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