
AMBRÌ – L’Ambrì Piotta è tornato a lavorare agli ordini di coach Jussi Tapola, che dopo i primi mesi trascorsi in Leventina può ora iniziare il suo lavoro sin dall’estate, costruendo il sistema solamente tratteggiato nel finale della passata stagione.
Reduce da un campionato complicato e segnato da profondi cambiamenti, il club leventinese è entrato in una prima fase importante del nuovo corso sportivo tracciato assieme a Lars Weibel.
Jussi Tapola, lo scorso anno sei arrivato per rimettere in carreggiata una squadra in difficoltà, mentre ora puoi iniziare a costruire sin dall’estate. Da dove si parte?
“In realtà il lavoro per questa stagione è iniziato già in primavera. Lukas Oehen si è occupato bene della preparazione atletica e, per quanto mi era possibile mentre ero impegnato ai Mondiali, l’ho affiancato in quel percorso. Ora per tutti noi comincia un processo nuovo, un progetto nuovo. Dobbiamo concentrarci sul lavoro quotidiano, garantire qualità, aiutare i giocatori a migliorare e mettere assieme il sistema, è il normale percorso di costruzione di una squadra”.
Lars Weibel ci aveva anticipato che sarebbe stata un’estate dura per i giocatori. Hai ritrovato una squadra particolarmente motivata?
“In questa lega bisogna essere in ottima condizione, sia come squadra sia individualmente. I giocatori sapevano che il camp sarebbe stato duro, ma credo che per loro non ci sia nulla di particolarmente nuovo. I test e le prime sedute sul ghiaccio hanno mostrato che si sono preparati bene e ora possiamo allenarci con la massima intensità”.
Nella passata stagione l’Ambrì è stata una delle squadre che ha concesso più gol. Il lavoro parte dalla difesa e dal sistema?
“Assolutamente, deve essere la base del nostro sistema, vogliamo essere difficili da affrontare e solidi in difesa. Lavoriamo sui piccoli dettagli e sull’organizzazione, ma naturalmente vogliamo anche segnare. Uno degli obiettivi di una buona fase difensiva è poter passare velocemente all’attacco. Bisogna fare entrambe le cose, impedire agli avversari di segnare e trovare noi la via del gol. È da lì che partiamo”.
In difesa hai sostanzialmente a disposizione gli stessi giocatori dello scorso anno, mentre Virtanen sta rientrando da un grave infortunio. È una sfida in più?
“Per me è stato importante poter arrivare già a febbraio, perché il processo è cominciato allora. Ora parliamo degli stessi dettagli e degli stessi concetti, e i giocatori conoscono già un po’ i nostri standard e il nostro modo di lavorare. È più semplice ripartire così rispetto a quando ci si presenta davanti a una squadra completamente nuova”.

In squadra ci sono tante novità, chi sarà il capitano di questo gruppo?
“Potremo annunciarlo nei prossimi giorni, dunque abbastanza presto. Dobbiamo ancora parlarne con Lars Weibel e con gli altri allenatori. Fabio Schumacher è rientrato in Svizzera soltanto domenica e lunedì ha preso parte all’allenamento, quindi non abbiamo ancora potuto confrontarci tutti assieme per stabilire chi assumerà la leadership sul ghiaccio e come divideremo i ruoli di capitano e assistenti”.
Abbiamo visto Virtanen allenarsi soltanto in parte. A che punto si trova nel recupero?
“Gli serve ancora tempo. Non è in condizione partita e non riesce a completare l’intero allenamento. Le persone che gli stanno attorno lo stanno aiutando e lavorano con lui. C’è però un aspetto di cui l’Ambrì deve essere molto orgoglioso, i fisioterapisti e tutto lo staff che si occupa degli infortunati lavorano in maniera davvero professionale”.
L’attacco è cambiato parecchio e si sono già viste alcune combinazioni interessanti. Come stai cercando le giuste intese?
“Per tutti si riparte da zero. Ora tocca ai giocatori mettersi in mostra. Cambieremo sicuramente le linee, a meno che non troviamo subito delle intese talmente buone da non averne bisogno. La concorrenza è positiva, abbiamo sostanzialmente 17 attaccanti che si contendono il posto. I giovani sfidano gli elementi più esperti, e questi ultimi devono dimostrare ciò che possono dare. Per me tutti partono alla pari, poi vedremo chi saprà guadagnarsi un posto nel lineup”.
Uno dei giocatori più osservati è inevitabilmente Inti Pestoni. Come lo hai ritrovato?
“Ha lavorato per tutta l’estate e, come ho detto, per lui vale lo stesso principio: non guardiamo al passato, ma a come si presenta oggi. Dal punto di vista fisico ha ancora del lavoro da fare, soprattutto per quanto riguarda intensità, velocità, cambi di direzione e tutti gli aspetti collegati. Sta però compiendo dei passi avanti. Siamo appena al sesto allenamento, presto inizieranno le partite e giocheranno i migliori”.
Il finale della passata stagione ti ha insegnato qualcosa, sia come allenatore sia sulla squadra?
“Ci siamo confrontati. Anche per me era la prima volta che entravo in una squadra durante la stagione. Il gruppo, la cultura, tutto era nuovo. Dopo i Mondiali, quando sono tornato qui a giugno, ho incontrato i giocatori, chiesto loro quali fossero le sensazioni sull’ultima annata e svolto i colloqui di fine stagione. Ho cercato di conoscere meglio la cultura del club, capire quali siano i nostri punti di forza e soprattutto su cosa dobbiamo lavorare per raggiungere il nostro potenziale”.
Nella difficile situazione dello scorso anno era chiaro chi fosse il portiere numero uno. Quale sarà la strategia in questa stagione, una gerarchia definita oppure una maggiore alternanza?
“Dipenderà dalle loro prestazioni. Se emergerà chiaramente un numero uno, avremo un numero uno. Se invece avremo due o tre portieri su un livello simile, dovremo suddividere maggiormente le partite e il tempo sul ghiaccio. Sta a loro”.
Tra i giocatori svizzeri avete perso due elementi esperti come Bürgler e Zwerger, senza sostituirli con profili analoghi. Dovremo dunque aspettarci un passo avanti dai più giovani?
“Questa sarà la nuova era dell’Ambrì ed è uno dei nostri obiettivi principali. Possiamo ingaggiare giocatori con del potenziale che magari non sono ancora riusciti a mostrarlo appieno, ma dobbiamo essere bravi a individuare giovani di talento. Bisogna lavorare con loro ogni giorno, curando dettagli, condizione fisica, comprensione del gioco, abilità e sistema. La mia esperienza mi dice che, quando un giovane ha potenziale e talento, può diventare in tempi relativamente brevi un buon giocatore, ma deve avere l’occasione di giocare e sentire di essere importante. Deve sapere che, facendo determinate cose, può conquistarsi un ruolo. In questa lega possiamo fare la differenza proprio in questo ambito. Ora dobbiamo dimostrare di avere fiducia nei giovani e aiutarli a migliorare. Borradori, ad esempio, aveva già compiuto grandi progressi nella scorsa stagione e ne ha fatti altri durante l’estate”.

Lavorando con tanti giovani bisogna avere maggiore tolleranza verso gli errori? Quando allenavi il Berna, ad esempio, forse l’urgenza del risultato lasciava meno margine…
“Fa parte del processo, soprattutto con i giovani. Devono poter commettere errori senza averne paura, ma nello stesso tempo devono imparare e non ripetere continuamente gli stessi sbagli. L’obiettivo resta comunque vincere le partite. A un giovane serve tempo per capire come si vince, come si affrontano i momenti decisivi e quali scelte compiere, è così che acquisisce esperienza. Il nostro modo di allenare non consiste nel giudicarli, demoralizzarli o metterli subito in panchina. Vogliamo concedere una seconda e una terza possibilità, ma devono saper imparare, altrimenti non si vincono le partite”.
Anche Roby Järventie ha solamente 24 anni, ma da lui ci si attende un ruolo importante e una certa produzione offensiva…
“Mi aspetto che diventi uno dei migliori giocatori di questa lega. È finlandese e deve puntare a esprimersi a un livello tale da poter competere per un posto in Nazionale. Per arrivarci deve saper giocare sia in difesa sia in attacco. Se vuole essere un giocatore da Nazionale, in Finlandia come in Svizzera, deve essere completo. Non si tratta soltanto di segnare, produrre in attacco o ottenere punti, ma di aiutare la squadra a vincere”.
Hai portato nello spogliatoio qualcosa dell’oro conquistato con la Finlandia, oppure è già parte del passato?
“La Nazionale è una cosa, qui siamo concentrati sulla costruzione di una buona cultura ad Ambrì. Mi piace il modo in cui i giocatori lavorano, si allenano e il loro atteggiamento. Questo non dobbiamo cambiarlo. Hanno il cuore qui, ogni giorno arrivano alla pista con il desiderio di giocare per il club, per il suo stemma e per i tifosi. È qualcosa che esiste già. Ora dobbiamo mettere assieme tutti i sistemi e lavorare sullo sviluppo individuale. Se miglioriamo come singoli, miglioriamo anche come squadra”.
Avete già stabilito l’obiettivo principale per questa stagione?
“Non ancora, non abbiamo parlato di un traguardo preciso. Adesso l’obiettivo è migliorare ogni giorno e per noi è sufficiente così. Potrebbe esserlo anche per l’intera stagione: continuare semplicemente a migliorare ogni giorno”.


