
CANADA – USA
1-2
(0-1, 1-0, 0-0; 0-1)

Reti: 06’00 Boldy (Matthew Tkachuk, Quinn Hughes) 0-1, 38’16 Makar (Toews) 1-1, 61’41 Jack Hughes (Werenski) 1-2
Note: Milano Santagiulia, 11’289 spettatori
Penalità: Canada 6×2, USA 6×2
MILANO – L’hockey è uno sport crudele. Ancora di più rispetto ad altri perché le cose vanno a grandissima velocità e non c’è nemmeno il tempo di rendersi conto di cosa sia successo che si è già dall’altra parte. È uno sport crudele perché si basa sugli errori, e nonostante il marcato dominio da metà partita in avanti, il Canada battuto e deluso, ha commesso troppi errori quando si era creato le tante opportunità per cambiare alla sua maniera una partita iniziata in maniera già storta.
Già prima del gol di Boldy per il vantaggio statunitense per la verità un segnale, per chi crede in questo, era già arrivato, con l’assenza di capitan Sidney Crosby protagonista degli ultimi due ori olimpici del Canada e soprattutto di quello di Vancouver 2010 con il suo gol all’overtime contro gli USA.

(Andrea Branca | HSHS)
Una rivincita che anche stavolta è andata all’overtime, per colpa di McDavid e compagni più che per i meriti – comunque reali, soprattutto per le parate straordinarie di Hellebuyck – incapaci di sfruttare a volte anche in maniera inspiegabile alcune occasioni d’oro, con Celebrini, MacKinnon e Toews.
Le parate del portiere statunitense, soprattutto dopo il pareggio di Makar nel secondo periodo, hanno tenuto in piedi gli USA proprio nel momento in cui sembravano per cedere sotto i colpi di un Canada rivitalizzato dal pareggio del numero 8, e il tutto ha trasformato la partita in una sfida di altissimo livello, quasi una battaglia tra i difensori americani, il loro portiere e gli attaccanti canadesi.
Solo che la squadra di Jon Cooper a un certo punto ha forse perso un po’ i suoi equilibri, forse la pressione si è fatta larga tra le maglie rosse, e in molti hanno cercato la soluzione personale, come quell’ultima azione nell’overtime in cui McDavid ha perso il disco, dando il via letteralmente all’azione decisiva terminata con il gol di Jack Hughes.

(Andrea Branca | HSHS)
La rete dell’attaccante dei New Jersey Devils ha riportato un oro che agli USA mancava dal “Miracle on Ice” di Lake Placid – avvenuto proprio il 22 febbraio 1980 – vendicando oltretutto la sconfitta nei prolungamenti della finale del 2010, quella decisa dal grande assente di oggi tra le fila canadesi.
USA vincitori a sorpresa? Non molto, se c’era una squadra in grado di sovvertire il pronostico che stava dalla parte di un Canada tra i più forti della storia, questa era proprio quella di Mike Sullivan.

(Andrea Branca | HSHS)
La selezione a stelle e strisce sull’arco del torneo è sembrata più compatta, più squadra e concentrata sulla missione con più leggerezza, mentre il Canada ha forse pagato la pressione di dover vincere un oro con una formazione dal potenziale straordinario ma che raramente ha saputo tramutare in qualità collettiva, aspettando spesso la giocata di McDavid o Celebrini, e questo stranamente dalle partite ad eliminazione.
E così, dal miracolo di Lake Placid, passando per Vancouver e arrivando a Milano, gli USA sono stati in grado di riscrivere la storia in una delle finali di più alto livello di sempre, in un torneo olimpico che ricorderemo a lungo.
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