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Ambrì Piotta

5 spunti da Ambrì: Topolino e Pippo, una Tigre di differenza, cambio mentalità, un punto in più

Dopo ogni weekend di campionato HSHS vi proporrà una rubrica dedicata agli ultimi impegni di Ambrì Piotta e Lugano, da cui abbiamo tratto una serie di spunti che vi lasciamo di seguito.

Verranno selezionati cinque episodi o fatti interessanti che hanno caratterizzato i match delle squadre ticinesi, a volte con l’obiettivo di analizzare quando successo sul ghiaccio, altri semplicemente per strapparvi un sorriso!


1. Caccia a Topolino

Se sul ghiaccio l’ultima settimana ha visto l’Ambrì Piotta dare dei segnali incoraggianti, nel complesso il club leventinese è nella piena gestione di un momento molto delicato, che riguarda sì il presente – c’è un penultimo posto da evitare – ma soprattutto il tentativo di imbastire un nuovo futuro.

L’attuale stagione ha infatti danneggiato pesantemente la percezione che si ha del club, e sia a livello locale che nazionale non sono mancati duri commenti sulla stampa. Dal disastro di inizio ottobre, passando per decisioni sportive incomprensibili – l’ingaggio di Cajkovsky, oppure il rinnovo di quattro anni a Grassi quando a breve si sapeva sarebbe arrivato un nuovo DS – per poi arrivare a un nuovo cortocircuito nella serata di Friborgo con l’annuncio a sorpresa e a tarda ora di Jussi Tapola. Il giorno dopo Alessandro Benin si è trovato di nuovo a fare da parafulmine e a giustificare decisioni di cui non aveva avuto voce in capitolo, in quello che è stato l’ennesimo controsenso stagionale. Non bisogna insomma sorprendersi se oltre Gottardo l’Ambrì viene definito come “il club del caos”, perché è esattamente così.

Anzi, osservando la stagione dell’Ambrì tornano in mente le parole di Wayne Gretzky nel 1983, quando dopo una vittoria dei suoi Oilers sui Devils per 13-4 aveva definito la franchigia del New Jersey come una “Mickey Mouse organization”, sottolineando come il club si stesse mettendo in imbarazzo di fronte all’intera lega. L’affermazione creò un polverone, ma alla fine fece da motore per un rilancio di successo dei Devils.

L’arrivo di Tapola forse è visto proprio in questo senso. Un coach della sua caratura proietta sin da subito un’immagine diversa, sia agli occhi degli stessi giocatori biancoblù, sia all’esterno. Lo si è già visto nelle prime interviste, il finlandese è una personalità importante e lo si capisce subito.

Indubbiamente l’Ambrì non ha cambiato perché temeva una fantomatica retrocessione, ma perché vuole evitare di chiudere la stagione in pessima maniera, magari vivendo un calvario contro l’Ajoie. Il vero danno a cui i leventinesi devono rimediare è a livello d’immagine, perché le conseguenze di questo sul mercato sono molto concrete. D’altronde tutti i club cercano giovani promettenti da lanciare nelle proprie squadre – in queste (ribadite) intenzioni non c’è un elemento particolarmente distintivo – ma è la credibilità della propria offerta che conta.

Meglio insomma prendere subito in mano la scopa, e scacciare Mickey Mouse dalla Leventina. Chiudere la stagione con un volto forte in panchina e delle prestazioni convincenti sul ghiaccio sarà importante, non solo per la classifica.

2. L’ultima del Pippo

Con la serata di Langnau, è arrivato ufficialmente a conclusione il periodo di presidenza di Filippo Lombardi, che sabato ha vissuto l’ultima partita in qualità di numero uno del club leventinese.

Lombardi è così arrivato quasi al termine della sua 17esima stagione dopo aver debuttato da Presidente l’11 settembre 2009, quando l’inizio della sua avventura avvenne con la vittoria per 6-3 nel derby contro il Lugano, con doppietta di Paolo Duca e reti di Kirby Law, Reto Kobach, Erik Westrum e Mirko Murovic. Lo stesso risultato della sua ultima partita da Presidente, rivelatasi però una sconfitta.

Nel complesso il totale sportivo di Lombardi parla di 960 partite complessive, con 386 vittorie, 3 pareggi e 571 sconfitte, il tutto con una media di 1.20 punti a incontro e un bilancio tra reti segnate e subite di -550.

Da domenica prossima, al termine dell’assemblea al Caseificio di Airolo, inizierà dunque un nuovo grande capitolo, dopo che Lombardi è stato il Presidente per un terzo delle partite in NL giocate dall’Ambrì Piotta nella sua storia. Detta così, fa davvero impressione.

3. Una Tigre di differenza

Con i carnevali che stanno entrando nel vivo, l’Ambrì Piotta farebbe meglio a procurarsi un costume da domatore. Sì, perché quella incassata sabato è stata l’ottava sconfitta consecutiva dal Langnau, e questa tendenza va subito a creare dei rammarichi se si dà un’occhiata alla classifica.

Fermo restando che vincere contro i Tigers non è un compito semplice per nessuno – anche se la squadra di Paterlini arrivava da quattro sconfitte di fila, e sette nelle ultime nove – è significativo constatare che la differenza in classifica tra le due squadre è esattamente di 12 punti, ovvero proprio quelli che il Langnau ha saputo conquistare contro l’Ambrì Piotta.

Anche nel passato campionato nell’Emmental i 12 punti contro i leventinesi erano stati fondamentali per l’accesso ai play-in, mentre l’Ambrì se avesse racimolato qualcosa in più si sarebbe semplificato la vita in quella fase.

Certo, pretendere di battere sempre il Langnau è eccessivo. Ma riuscire a domare i tigrotti perlomeno in casa farebbe già una bella differenza.

4. Cambiare la mentalità

È un argomento che nel corso degli anni è venuto a galla spesso, forse nella maniera più discussa in quell’ultima partita di regular season a Rapperswil nel marzo 2023, quando i biancoblù chiusero una deludente stagione venendo spazzati via dai Lakers, ma furono poi osannati dal numerosissimo pubblico accorso al match quasi avessero vinto un trofeo.

Parliamo ovviamente della mentalità che accompagna il club, da un lato romantica e anacronistica, ma dall’altro sicuramente non di quelle vincenti. Lo ha subito ben messo in evidenza Jussi Tapola, che ha risposto chiaramente a chi nel dopo partita del derby aveva suggerito che “per l’Ambrì battere il Lugano è un po’ come vincere il campionato”.

“No, assolutamente non lo è. Il campionato lo vinci quando sei la miglior squadra dei playoff. È questa la mentalità che dobbiamo cambiare. Certo, è bello battere il Lugano, ma è stata solo un piccolo passo nel percorso per diventare una buona squadra ed avere successo”, aveva affermato il coach.

Un appunto del genere è arrivato anche dopo la sfida di Langnau ai microfoni della RSI: “Non siamo capaci di controllare i momenti decisivi delle partite. Le squadre di successo sanno come si fa, ed è quello che dovremo imparare. Bisogna capire cosa significa essere un gruppo vincente”.

Il lavoro da fare ad Ambrì è di quelli che vanno in profondità, ed il finlandese se n’è accorto immediatamente.

5. Servirà un punto in più

Guardando la classifica, le cose si sono fatte molto semplici per i biancoblù. Perdendo a Langnau è svanita anche l’ultima possibilità di riaprire il discorso play-in, ed ora l’unica squadra da osservare è il Kloten, su cui andrà fatta la corsa per evitare la serie contro l’Ajoie.

I più curiosi saranno già andati a spulciare le previsioni statistiche di NLIcedata.com, che nelle sue simulazioni vede l’Ambrì chiudere al penultimo posto, ad un nulla dagli aviatori. I leventinesi hanno però uno svantaggio che potrebbe rivelarsi determinante, visto che terminare la regular season a parità di punti significherebbe ritrovarsi alle spalle del Kloten.

Le due squadre in regular season si sono infatti spartite sei punti a testa, e dunque a fare testo in caso di parità sarà la differenza reti, statistica in cui l’Ambrì non ha speranza di migliorare. Attualmente gli aviatori hanno infatti un vantaggio di 21 reti (-23 contro -44), e sono dunque già sicuri di andare in vacanza in caso di parità.

La matematica in Valle è dunque di quelle elementari. Poco importano proiezioni e statistiche avanzate, semplicemente servirà un punto in più.

(NLIcedata.com)

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