ZUGO – Non è certo stato un compleanno da sogno per Benoit Groulx, il nuovo allenatore dello Zugo che venerdì spegneva la 58esima candelina. I suoi ragazzi sono stati sconfitti per 3-1 davanti al pubblico amico dal Losanna.
“Il risultato ovviamente non è quello che volevamo. Credo che abbiamo fatto tante buone cose, siamo in un processo dove vogliamo attuare il modo in cui desideriamo giocare. Le chance da rete ci sono state, ma non abbiamo avuto sangue freddo a differenza dell’avversario. Un avversario oltretutto forte”.
La pausa dedicata alle Olimpiadi sarà molto importante per te e la squadra. Avrai tre settimane in cui si potrà lavorare, mettere in piedi la tua filosofia e da lì si vedrà la tua mano…
“Certamente, ma ci sono due aspetti. Dapprima c’è ancora una partita a Zurigo, e poi è importante per noi recuperare tutti i nostri giocatori. Contro il Losanna ci mancavano sette elementi, e si sente. Certo è un’opportunità per altri, al fine di illustrarsi, alcuni ci sono riusciti, altri un po’ di meno. Credo che la pausa arrivi al momento giusto specialmente per quanto concerne l’aspetto mentale. Sarà una buona fase per ricaricarsi e mettere appunto in atto il sistema di gioco”.
Sei arrivato in Svizzera da una decina di giorni, come ti senti e come giudichi l’inizio di questa tua nuova avventura?
“Conoscevo già il vostro Paese, ci ero stato alcune volte. Dicevo proprio in mattinata ai miei amici in Canada che mi sento bene, Zugo è veramente un bel posto”.
È stata una sorpresa la chiamata dall’EVZ?
“Sì. Il mio agente Daniel Giger mi ha contattato chiedendomi se fossi interessato. Dopo il match di CHL contro Lulea il mio telefono è squillato e mi è stato chiesto se l’interesse fosse ancora di attualità e se fossi pronto a presentarmi il giorno dopo a Zugo. Ho risposto positivamente e quindi ho preso il primo aereo da New York, dove risiedo”.
È la tua prima esperienza nel nostro campionato. Qual è il tuo giudizio sul nostro hockey?
“Un po’ lo conoscevo già, guardo spesso partite delle diverse leghe. È un livello molto elevato, c’è tanta velocità , ogni sera devi essere pronto altrimenti inciampi. Poter allenare in questo campionato è una bella opportunità per me”.
Puoi dirci in poche parole la tua filosofia di gioco?
“Mi piace avere il disco e pattinare molto, la semplicità è molto importante per me. Il messaggio deve essere molto chiaro. Penso che i giocatori stiano rispondendo bene, spero di continuare su questa strada”.
Tu sei di Gatineau. Nel nostro campionato ci sono diversi ragazzi tuoi concittadini, pensiamo alla famiglia Landry o a Michael Joly…
“Eric Landry ha iniziato la sua carriera da allenatore in qualità di mio assistente proprio a Gatineau. Raphaël, il fratello di Michael Joly, lo avevo reclutato a livello giovanile e ha anche giocato con mio figlio nell’hockey minore. Conosco dunque bene l’intera famiglia. L’hockey è un mondo piccolo, ci si conosce un po’ tutti e a un dato momento capita spesso di ritrovarsi di nuovo in qualche campionato”.
Sei stato il coach del Canada ai Mondiali U20 del 2015, quando avete vinto l’oro. In quella squadra c’era anche Connor McDavid. Quando ci ripensi ti dici “wow incredibile”? È il più bel ricordo della tua carriera?
“Sicuramente è stato un momento importante. Quando sei coach e hai la fortuna di frequentare e di poter allenare certi giocatori eccezionali, è sempre un privilegio e una grande opportunità. Non c’era solo Connor, giocavano tanti altri bravissimi elementi in quella selezione, ragazzi che stanno facendo delle ottime carriere in NHL, come ad esempio Sam Reinhart, Max Domi e Anthony Duclair. Te ne potrei citare pure altri. Questi talenti, con le loro capacità, ti danno la possibilità di vincere e in quel caso conquistarono appunto il titolo. Fu molto divertente”.
Hai firmato a Zugo sino alla fine della stagione. Hai già dei progetti in testa per il tuo futuro?
“Migliorare la nostra squadra, questo è il mio progetto. Il mio focus è qui. Sia al club sia a me conveniva un’intesa fino al termine del campionato. Una volta concluso vedremo cosa accadrà”.


