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Ambrì Piotta

Tapola: “Sarà un colpo di spugna, dal club ho il sostegno per prendere le decisioni necessarie”

Il nuovo coach sul suo futuro: “Voglio prima dimostrare cosa posso fare per questo club, e farmi conoscere come persona. C’è la possibilità che resti. Un rebuild? È un processo che conosco bene, e la scelta giusta per l’Ambrì”

AMBRÌ – Si è subito ritrovato nel vivo dell’azione il nuovo coach biancoblù Jussi Tapola, ma anche se il tempo per impartire nuove indicazioni alla squadra è stato poco, la sua presenza in panchina ha immediatamente proiettato un rinnovato senso di sicurezza.

“Abbiamo avuto praticamente un solo meeting e nessun allenamento. Devo dunque dare un grande merito ai giocatori per questa vittoria, ed anche agli allenatori precedenti“, ha commentato Tapola.

“Credo di aver trovato una squadra già sui binari giusti, si tratta principalmente di avere più costanza nelle prestazioni e apportare dei piccoli cambiamenti. Ma dopo aver guardato in televisione le prestazioni contro ZSC Lions, Ginevra e Friborgo non volevo cambiare molto. Certo, quando arriva un nuovo allenatore tutti hanno un po’ più di energia, perché vogliono mostrare di poter dare di più, ed anche una settimana come questa in cui ci sono stati alcuni giorni in trasferta può aiutare”.

Hai firmato un contratto sino al termine della stagione. Quali sono i tuoi piani?
“Beh, non si sa mai, giusto? In questo momento non sto ragionando a lungo termine, mi preoccupo solamente della giornata di domani, e poi alla partita di Langnau. Dopodiché avremo una settimana di pausa. Il mio focus è sul capire come far migliorare la squadra ed ottenere delle vittorie. Ho sempre pensato che quando svolgi bene il tuo lavoro, poi arrivano anche le buone opportunità”.

Non hai dunque chiesto un contratto anche per il futuro?
“No, ma penso sia giusto così. Ora devo dimostrare quello che posso dare allenando questa squadra, e farmi conoscere anche nel club come persona. L’Ambrì sta iniziando una nuova era dopo tanto tempo passato con Cereda e Duca al timone, capisco che dal punto di vista della società si voglia essere sicuri di prendere la giusta decisione. Non volevano mettersi fretta nel prendere un impegno a lungo termine, e penso sia giusto così. C’è sicuramente la possibilità che possa restare anche in futuro. Sono arrivato da due giorni, ma ho già visto l’atmosfera familiare che caratterizza l’Ambrì. Mi sembra davvero un bel posto in cui allenare una squadra”.

Quando sei stato contattato dall’Ambrì Piotta?
“So che il mio agente ultimamente stava parlando con diverse squadre, ma gli ho detto di chiamarmi solamente nel momento in cui ci fosse stata una proposta seria. Tutto si è concretizzato solamente martedì, e poi mi sono subito reso disponibile a trasferirmi qui. Volevo evitare speculazioni sul mio conto, per questo ho delegato tutto al mio agente proprio sino all’ultimo”.

Tutto è dunque stato sistemato anche con il Berna?
“Sì, c’è stata un’ottima comunicazione. Anche loro erano dell’idea che se avessi trovato un’altra possibilità di allenare, sarebbero stati flessibili in questo senso”.

Ora quali pensi debbano essere gli obiettivi per l’Ambrì Piotta?
“Principalmente migliorare. Avremo ancora una partita a Langnau, dove vogliamo vincere, e poi ci sarà una settimana di pausa e due di allenamenti. Quella sarà l’occasione per pulire alcune parti del nostro gioco, poi non resteranno più tante partite quindi mi aspetto che i giocatori diano tutto. In questa fase contano solo i punti, e non si sa cosa può succedere. Ci sono ancora tanti punti sul tavolo da prendere. I play-in? Meglio restare concentrati sul giocare abbastanza bene per vincere delle partite, poi i conti li faremo alla fine”.

Su quali aspetti vorrai lavorare principalmente?
“Sicuramente la nostra copertura difensiva, è la cosa principale. Offensivamente dovremo invece capire quando bisogna cercare di andare a segnare un gol, e quando invece mantenere principalmente il puck in zona offensiva. Direi che l’aspetto centrale da migliorare riguarda le decisioni che vengono prese sul ghiaccio in fase offensiva, mentre in retrovia il discorso è più strutturale e di sistema. Nel derby il penalty killing è stato eccellente, pensando anche ai quattro minuti di boxplay subito all’inizio. Si vede che in generale c’è un sistema già impostato”.

Il club ha parlato di un rebuild con l’obiettivo di essere competitivi per una qualificazione ai playoff in 3-4 anni. Vedi questo tipo di sfida come attrattiva?
“Bisogna partire dal presupposto che in Svizzera si possono schierare solo sei giocatori stranieri, dunque i club sono obbligati a ragionare a lungo termine. Se si cerca di avere successo concentrandosi nell’immediato, è impossibile riuscirci. Facendo un paragone con la NHL, quando lì si fa un rebuild bisogna darsi il tempo di costruire la squadra, e poi solo dopo si può avere successo. In Svizzera penso sia la stessa cosa, mentre in Finlandia e Svezia le cose possono andare più veloce perché puoi ingaggiare quanti stranieri vuoi. Specialmente nel caso dell’Ambrì invece bisogna programmare sul lungo periodo, di conseguenza la scelta intelligente è quella di avere dei bravi giovani da sviluppare accanto a qualche giocatore d’esperienza”.

Personalmente ti piacerebbe portare avanti un progetto del genere?
“Quando allenavo il Tappara avevamo sempre 4-5 giocatori che ci lasciavano per trasferirsi in NHL oppure in altre leghe, dunque c’era sempre la necessità di fare una sorta di rebuild praticamente tutti gli anni. E in tutto questo avevamo anche il compito di avere comunque successo. Sono abituato a questo tipo di dinamiche, in cui ci sono dei giovani giocatori che si prendono maggiori responsabilità e ruoli che prima erano occupati da altri. Certo, poi spesso andava a finire che una volta portato un giocatore dalla quarta alla prima linea, questo se ne andava, e allora il processo doveva ricominciare. In Svizzera solo le organizzazioni più grandi possono mettersi al riparo e mettere sotto contratto i loro giocatori per 6-7 anni, ma sappiamo che ad Ambrì si può fare bene solo costruendo la squadra nel tempo e dando fiducia ai giovani”.

Hai trovato un gruppo in cui il chiaro leader è DiDomenico, come lo hai visto?
“Ha tanto carattere ed esperienza. Ovviamente tutti si aspettano punti da lui, è un giocatore intelligente e vuole vincere. Sicuramente è uno dei leader di questa squadra, e voglio dargli la giusta opportunità di rendersi prezioso anche in termini difensivi quando è necessario. Per questo l’ho schierato nei momenti finali, quando c’era da difendere il risultato. Abbiamo visto che può aiutarci anche in questo, anche se devo ammettere che alcune parti del suo gioco dovranno un po’ essere ripulite (ride, ndr). Se penso sarebbe saggio rinnovarlo? Questo non è il mio lavoro, prendo altri tipi di decisioni”.

Una decisione che però hai preso è stata quella di schierare i giovani Bachmann e Pezzullo con i due stranieri, e impiegare anche Terraneo. È un chiaro messaggio alla squadra?
“Sì, con il mio arrivo c’è anche un colpo di spugna totale alla lavagna. Poi è chiaro, per queste prime due partite prima della pausa mi affiderò principalmente ai giocatori che sin qui hanno avuto i ruoli più centrali, ma quando avremo due settimane a disposizione per allenarci ci sarà un reset totale. Ho il sostegno del management per prendere tutte le decisioni necessarie, e per alcune non vogliono aspettare la prossima stagione ma iniziare già in quella attuale. Non mi interesserà tanto l’età o il passaporto del giocatore, le decisioni devono essere basate sulle performance”.

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