
Dopo ogni weekend di campionato HSHS vi proporrà una rubrica dedicata agli ultimi impegni di Ambrì Piotta e Lugano, da cui abbiamo tratto una serie di spunti che vi lasciamo di seguito.
Verranno selezionati cinque episodi o fatti interessanti che hanno caratterizzato i match delle squadre ticinesi, a volte con l’obiettivo di analizzare quando successo sul ghiaccio, altri semplicemente per strapparvi un sorriso!

1. Il triangolo sì

La “paradesturm” del Lugano in cui spadroneggiano Zach Sanford, Luca Fazzini e Lorenzo Canonica è una delle linee più letali del campionato, capace come poche altre di creare gioco, reti, spettacolo e solidità.
In particolare il topscorer bianconero e lo statunitense a livello di produzione si sono issati al secondo e terzo posto della classifica marcatori, ed era difficile inizialmente immaginare che i due, con caratteristiche così diverse ma evidentemente complementari potessero raggiungere tale livello e impatto sulla squadra e in campionato.
Ma tutto questo avviene grazie al gioco di furbizia e intelligenza del numero 14, capace di leggere in anticipo le giocate dei due compagni, tanto da affiancare con 13 reti personali le 14 di Sanford e le 15 di Fazzini. Un terzo incomodo? Tutt’altro.
2. Einar il combattente

Quando Tomas Mitell consigliò caldamente a Janick Steinmann di ingaggiare Einar Emanuelsson in tanti storcero il naso. Uno straniero che nel suo campionato ricopriva il ruolo da bottom six? Oggi tutti si sono ricreduti e aldilà del fatto che Emanuelsson non sia mai stato uno scorer, si è capito quale impatto potesse avere un giocatore della sua intelligenza piazzato nel ruolo giusto nel line up bianconero.
Al fianco di Calvin Thürkauf e Dario Simion lo svedese ha dato vita a un blocco offensivo di prim’ordine, dando prova che in certi contesti e in mancanza di alternative per altri ruoli più offensivi, giocatori come lui possono far crescere il livello della squadra.
Assente dalla trasferta di Berna il suo gioco è mancato moltissimo al Lugano in una partita difficile come quella giocata contro il Langnau e ancora una volta ha dato prova che strategicamente e come uso delle risorse a disposizione lo staff tecnico del Lugano non ne sbaglia mezza.
3. Questione di stile

Passato in prestito al Berna, Mike Sgarbossa ha fatto probabilmente capire che il suo tempo a Lugano è ormai giunto al termine, seppure il suo contratto con il club bianconero vada a scadenza nel 2027.
Escluso per tre partite – alla luce delle ennesima prestazioni deludenti a tre quarti di regular season ormai andata – e poi girato agli orsi, Sgarbossa non ha nascosto il suo disappunto con delle dichiarazioni piccate riprese da Ticinonews nei confronti dello staff luganese, reo secondo il canadese di non averlo fatto sentire “mai accettato“.
Eppure al numero 92 erano state concesse tutte le possibilità, come centro del top six, in powerplay e pure di rientrare subito tra i titolari dopo l’infortunio, ma questo non sembrava bastare all’ex Capitals. C’è chi in squadra ha subito in parte lo stesso trattamento nello stesso periodo – sempre da straniero – ma che poi si è messo a lavorare per riguadagnare spazio e meritandoselo di nuovo, mentre chi doveva essere un esempio per gli altri ha mollato gli ormeggi alle prime difficoltà.
4. Guarda mamma, come Fazzini e Tömmernes!

È stata di certo appassionante la sfida ai rigori sfociata nel duello a oltranza uno contro uno tra Calvin Thürkauf e Julian Schmutz domenica pomeriggio (certo di meno per i due portieri) con i due attaccanti a dare spettacolo e capaci di realizzare quattro tentativi su quattro il bianconero e tre su quattro il numero 71 dei Tigers.
A qualcuno sarà venuta in mente quella sfida incredibile tra Lugano e Ginevra del febbraio 2019 quando Luca Fazzini e Henrik Tömmernes diedero il via a un incredibile show tutto loro in cui entrambi segnarono 4 rigori su 5 che fecero impazzire il pubblico.
Duello tanto appassionante che quasi fece dimenticare che quello decisivo per la vittoria bianconera fu però un rigore tra i più spettacolari visti in Svizzera tirato precedentemente da un altro maestro che di nome fa Linus Klasen.
5. Quasi senza gusto

(PostFinance/KEYSTONE/Anthony Anex)
Anni fa le trasferte in quel di Berna erano missioni difficilissime per chiunque, sia per la forza della squadra degli orsi che per l’ambiente creato dai 17’000 della Postfinance Arena, ma i meno giovani quasi rabbrividivano quando si pronunciava il vecchio nome della pista, Allmend, vera e propria tana degli orsi.
Lugano e Berna nell’era dei playoff hanno dato vita a scontri epici, sfide durissime senza esclusione di colpi infarcite da nomi leggendari, da Kenta Johansson a Reijo Ruotsalainen, da Jean Jacques Aeschlimann contro Renato Tosio, a Petteri Nummelin contro Patrik Juhlin, per non parlare di Gates Orlando campione svizzero con entrambe le maglie e i vari “traditori” Thomas Vrabec, Christian Dubé e Regis Fuchs, con una lista di fenomeni e serate epiche ancora lunghissima.
L’ultima volta che tra bianconeri e orsi è stata battaglia vera correva l’annata 2015/16 con l’amara finale vinta dai giallorossi alla Resega, da li via le due squadre hanno vissuto stagioni alterne fino ad arrivare alle difficoltà di queste ultime stagioni.
Il Lugano si sta riprendendo con la cura svedese, il Berna non è ancora uscito dalle paludi e la partita di venerdì sera si è giocata in un ambiente quasi dismesso di fronte ai “soli” 14000 della Postfinance Arena, silenziosi, polemici e incapaci ormai di reagire alle difficoltà della loro squadra. Qualche tifoso bianconero ha addirittura affermato che così non c’è stato nemmeno gusto nel battere un Berna tanto arrendevole in una pista rassegnata, ridateci le sfide epiche di un tempo.


