
Dopo ogni weekend di campionato HSHS vi proporrà una rubrica dedicata agli ultimi impegni di Ambrì Piotta e Lugano, da cui abbiamo tratto una serie di spunti che vi lasciamo di seguito.
Verranno selezionati cinque episodi o fatti interessanti che hanno caratterizzato i match delle squadre ticinesi, a volte con l’obiettivo di analizzare quando successo sul ghiaccio, altri semplicemente per strapparvi un sorriso!

1. Coraggio e formazione

Nella conferenza stampa che ha visto il nuovo DS Lars Weibel e il CEO Andreas Fischer delineare la loro visione per il futuro del club, l’Ambrì Piotta ha di fatto ribadito la sua natura di club formatore, unica via individuata per cercare di essere competitivi in un contesto economico che vede la NL spaccata in due.
Come anche a dire che non sarà la mano miracolosa di qualche fantomatico investitore multimilionario a ridare slancio al club, bensì tutto dovrà passare dal lavoro di anni – almeno quattro, secondo le realistiche previsioni indicate – con la formazione di giovani giocatori, impostazione da cui passerà anche il ritrovamento di una certa attrattiva del club sul mercato.
Va da sé che dunque in futuro ad Ambrì si dovrà mostrare più coraggio e coerenza nella gestione dei propri giovani. In questo discorso non ha infatti molto senso vedere dei difensori dal buon potenziale come Pezzullo, Terraneo oppure Häfliger girati in prestito in SL, mentre in Leventina si dà più spazio a elementi nella fase finale di carriera e con ormai nessun margine di progressione, pensando addirittura a dei rinnovi in questo senso nonostante la difesa peggiore della lega a parità numerica.
Oltre a questi tre nomi, pure l’attaccante Nathan Borradori è passato dall’esperienza del Mondiale U20, ed è sintomatico constatare come sia praticamente uno dei pochissimi nomi di quella rosa a non aver giocato nemmeno un minuto in NL nell’attuale stagione.
Il futuro dovrà insomma basarsi su maggiore coraggio e decisioni coerenti.
2. Il gol che non c’è

Sono diverse le tendenze negative che stanno contraddistinguendo la stagione dell’Ambrì Piotta, ma in termini di individualità quella più evidente è con tutte le probabilità il gran numero di occasioni da gol lasciate per strada da Alex Formenton.
Se questo da un lato può essere visto con una certa positività – per fallirle, le occasioni bisogna prima crearsele – dall’altro la cronica sterilità del canadese è uno dei grandi problemi della stagione, visto che gli stranieri biancoblù (41 gol) sono i meno produttivi della lega davanti solamente a quelli del Berna (39).
Anche nelle più recenti partite Formenton ha fallito tante chance che, se tramutate in rete, avrebbero potuto cambiare il corso delle partite. E le sensazioni sono confermate dai numeri.
Secondo le statistiche avanzate di NLIcedata.com, Formenton è il giocatore che in tutta la lega presenta la maggiore discrepanza tra gol attesi e quelli effettivamente ottenuti, con un dato di ben -5.68, a testimonianza di quanto l’ex attaccante NHL sia alla disperata ricerca di un po’ di killer instinct. In questa speciale classifica poco sotto troviamo anche Tommaso De Luca (-3.91) e Manix Landry (-3.56).
3. Il predicatore sul ghiaccio

Quella attuale rimane una stagione altalenante per Chris DiDomenico, che con sei gol segnati è il top scorer con meno reti dell’intera lega, ma nel complesso non si può certo dire che il canadese abbia perso il suo solito spirito cocciuto e combattivo.
Questo è stato particolarmente evidente nella serata di sabato, quando l’Ambrì Piotta ha giocato una partita sbiadita – nonostante la posta in palio – contro il Kloten, fatta eccezione proprio per un DiDomenico che invece si è sbattuto ad ogni cambio cercando in tutti i modi di cambiare le cose.
Il suo contributo nel complesso è stato una sorta di mix tra giocate riuscite ed altre meno felici, ma è dalla sua persistenza cambio dopo cambio che il resto della squadra dovrebbe trarre ispirazione.
D’altronde non sorprende che DiDomenico sia l’attaccante leventinese con più minutaggio di tutti (729 minuti, ovvero 60 in più del secondo in classifica Zwerger, che ha pure giocato un match extra), anche se purtroppo più che sul ghiaccio, il suo sembra un predicare nel deserto.
4. Difesa e poesia

Jesse Virtanen e Tim Heed sono anche questa stagione i due giocatori più impiegati dell’intera lega – gli unici con un TOI medio che supera i 24 minuti – ed è chiaro che non si stiano risparmiando, anche se questo purtroppo non garantisce delle prestazioni al livello dei giorni migliori.
I loro numeri parlano di una media vicina al mezzo punto a partita – controbilanciati da alcuni tra i bilanci più negativi di tutto il campionato – ma è osservandoli giocare che si percepisce un feeling sicuramente diverso rispetto al passato.
Heed già nella scorsa stagione aveva commesso una serie di errori quasi inspiegabili, mentre Virtanen aveva iniziato benissimo e poi mantenuto un livello da top di lega, pur con un calo nel finale. Attualmente entrambi sembrano invece scendere in pista in maniera più distaccata, cercando sì di svolgere il loro compito, ma senza un particolare coinvolgimento.
Una certa mancanza di passione nel gioco è invero – purtroppo – una caratteristica che si può ricollegare a diversi altri giocatori, ma nel caso di Virtanen ed Heed sembra “sia un po’ passata la poesia” dopo essere stati dei veri trascinatori. Anche il fatto che entrambi evitino il più possibile di farsi intervistare è sintomatico.
Se così fosse, il sentimento sarebbe comprensibile. Gli sforzi negli anni sono stati tanti e le soddisfazioni limitate, e questo può portare ad un certo scoraggiamento o disillusione. Verosimilmente in un altro contesto, entrambi sarebbero anche oggi degli ottimi giocatori, ma una volta terminata la stagione non è utopia pensare che Weibel discuta con loro la voglia di essere i pilastri dei primi anni di ricostruzione.
Virtanen è sotto contratto sino al 2028, Heed ancora per la prossima stagione. I due stranieri in difesa saranno un elemento fondamentale, che in pista dovranno avere il fuoco giusto per quel tipo di compito.
5. Missione vacanze

Con 11 partite ancora da disputare in regular season e un calendario complicato all’orizzonte (ZSC Lions, Ginevra, Friborgo, Lugano e Langnau le avversarie prima della pausa), è lampante che ad oggi la principale preoccupazione dell’Ambrì Piotta è quella di evitare i playout.
Le proiezioni di NLIcedata.com prevedono un Ambrì penultimo dopo 52 partite con un bottino di 57-58 punti, con solamente il 45% di probabilità di staccarsi dalla posizione attuale e il 6.2% di prospettive di agganciare ancora il treno dei play-in.
Sul piano del gioco d’altronde nemmeno in questo 2026 si sono visti particolari progressi, e anzi pure in occasione delle recenti tre vittorie filate le prestazioni non erano state particolarmente esaltanti. Molto preoccupante, anzi, la maniera con cui è stata affrontata una sfida chiave come quella di sabato contro il Kloten.
È chiaro insomma che se l’Ambrì riuscirà a trovare una reazione di carattere, questa dovrà arrivare dai giocatori e all’interno dello spogliatoio. Dalla panchina le idee sembrano infatti essere già finite da un po’, e inoltre Landry e Matte operano in un contesto non semplicissimo visto che è già praticamente sicuro che non saranno loro gli allenatori del futuro.
Questo Ambrì ha però sufficienti leader per caricare la squadra, ed evitare la serie con l’Ajoie?

(NLIcedata.com)


