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Ambrì Piotta

Weibel: “L’Ambrì mi ha sempre impressionato, con il club condivido grinta e passione”

Le prime parole del DS: “Vogliamo essere più veloci, lottare, lavorare duro. Dobbiamo essere fisicamente su un altro livello, dunque dovremo fare dei cambiamenti per trovare le persone ottimali al nostro scopo”

AMBRÌ – Lars Weibel si è presentato ufficialmente alla stampa in qualità di nuovo direttore sportivo dell’Ambrì Piotta, e ha dapprima spiegato come mai abbia voluto cogliere questa sfida.

“Ho avuto sempre una passione per l’Ambrì Piotta, mi ha sempre impressionato e come persona condivido i valori di grinta e passione, quindi è una situazione win-win. Dopo tanti anni in Federazione sentivo che era il momento giusto per fare un altro passo e provare qualcosa di nuovo. Credo che sia anche il momento giusto per cambiare qualcosa e migliorare. Mi ha sempre interessato lavorare a un progetto con la gente giusta, con tutti che lavorano nella stessa direzione, questo è il miglior ambiente possibile. La decisione di venire ad Ambrì è stata dunque molto facile”.

Come sarà l’Ambrì Piotta di Lars Weibel e del suo allenatore?
“Vogliamo essere più veloci, lottare, lavorare duro. Dobbiamo essere fisicamente su un altro livello per fare questo tipo di hockey. Ovviamente ci vuole anche l’intensità, è il nostro obiettivo. Per fare questo dovremo fare dei cambiamenti per trovare le persone ottimali e attuare tutto questo. L’idea non è tanto la filosofia, ma come si vive”.

Cosa cambierà rispetto a ora? Fondamentalmente il credo di Paolo Duca e Luca Cereda era lo stesso…
“È difficile da dire, non ho visto dall’interno come si lavorava prima. Ho grande rispetto per quanto svolto da loro in passato, ma non posso guardare indietro, posso solo inserire la mia esperienza. Quella vissuta con la Nazionale mi aiuterà molto al fine di prendere le decisioni giuste”.

Sei preoccupato per la situazione sportiva attuale?
“No, la paura non ti aiuta mai. Credo solo nella crescita. Ho vissuto questi momenti già molte volte nella mia vita. Anche con la Nazionale tutti pensavano che sbagliavamo e criticavano, ma noi eravamo convinti di ciò che facevamo. All’inizio magari non sarà così facile, non si può fare tutto subito, ma ho fiducia nelle persone già qui presenti. Pur lavorando a tempo pieno per la Federazione, aiuterò e sosterrò la causa dell’Ambrì”.

Nel tuo ruolo in Nazionale hai sempre criticato il fatto di poter schierare sei stranieri in campionato. Ora, considerando oltretutto il mercato elvetico asciutto, sei contento di questa regola?
“No, le regole sono queste. Io non cambierò mai la mia opinione, il numero ideale di stranieri sarebbe quattro. Noi vorremmo utilizzare solo le licenze di cui abbiamo veramente bisogno”.

Anche per quanto riguarda il mondo degli allenatori, sei sempre stato un fautore dello “swissness”. Il nuovo coach sarà dunque elvetico?
“Abbiamo bisogno dell’allenatore giusto per la nostra visione. Se sarà possibile, avere un coach svizzero sarebbe l’ideale. I giocatori capiscono la lingua, aiuta a livello di DNA e così via. Alla fine però necessitiamo appunto del miglior coach possibile, quindi oggi non posso rispondere alla tua domanda”.

Secondo te c’è un coach elvetico disponibile che corrisponde alle vostre esigenze?
“Sì, ma non so se sia disponibile e non voglio fare nomi”.

L’attuale DS ad interim Alessandro Benin è stato per anni il braccio destro di Paolo Duca. Continuerai con lui o è prematuro parlarne?
“Non parlo di nomi nemmeno a livello di staff, stiamo discutendo con tutti, ci sono valutazioni da fare. Io posso immaginarmi di lavorare con qualsiasi persona, ma ovviamente è importante prendere le decisioni giuste. Oltretutto poi, i diretti interessati devono sposare la nostra causa e la nostra visione, quindi pure l’altra parte deve essere d’accordo e interessata a lavorare con noi”.

Ultima domanda, il contratto di quattro anni di Daniele Grassi, lo hai avallato tu?
“No, è stato prima del mio avvento”.

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