
RAPPERSWIL – Da un mese e mezzo il canadese Philippe Maillet è tornato in Svizzera. L’ex attaccante dell’Ambrì Piotta, ora al Rapperswil, traccia un primo bilancio di questo suo ritorno.
“Tutto va bene, anche se nelle ultime partite abbiamo avuto qualche difficoltà. In generale il mio adattamento è stato positivo. All’inizio non è però certo stato semplice trovare il ritmo”.
Ho osservato in particolar modo le tue ultime uscite e ho l’impressione che tu sia in ottima forma. Rispetto all’anno scorso è stata più semplice l’entrata in materia, visto che già conoscevi il nostro campionato??
“Indubbiamente, conoscere la lega e gli altri giocatori rappresenta un vantaggio e un aiuto, rende tutto più facile. Come hai detto bene, ho ritrovato in fretta il mio livello”.
La vita a volte è strana. Nella stagione scorsa eri stato proprio tu con un gol per l’Ambrì a mettere fine al campionato del Rapperswil, e ora ti ritrovi nelle fila dei sangallesi…
“Sì, non era certo qualcosa di previsto. Certe volte le opportunità nella vita arrivano con delle dinamiche divertenti e inaspettate. Ero pronto a giocare hockey, il Rapperswil aveva parecchi stranieri infortunati e necessitava di un nuovo import. Sono salito dunque sul treno in corsa, sfruttando l’occasione, e ora cerco semplicemente di dare il massimo contributo alla squadra”.
Perché hai aspettato sino a dicembre prima di tornare alle competizioni? Hai sperato fino all’ultimo di trovare un contratto oltreoceano?
“Questo era in effetti l’obiettivo. Il mio scopo primario era di essere vicino a casa, provare a trovare una sistemazione in Nordamerica, ma non ha funzionato. In seguito le squadre in Svizzera o ad esempio in Russia erano già in gran parte complete. C’è stata qualche occasione in cui ero anche vicino alla firma, ma volevo trovare un buon posto per la mia famiglia, non volevo firmare da qualsiasi parte. Quando il Rappi ha voluto i miei servizi era la chance ideale da cogliere”.
L’impressione è, nonostante lo stop di molti mesi, che tu sia arrivato pronto, come accennato già in apertura d’intervista…
“Sì, gioco da tanto tempo a hockey, quando arrivi a questo stadio della carriera devi usare più il mentale che il corpo. Chiaro, la forma fisica è pure importante, ma penso di avere abbastanza esperienza per trovare un modo di avere un impatto immediato”.
Hai firmato sino a fine stagione e vai verso i 34 anni. Quali sono i tuoi piani futuri, potresti prolungare la tua permanenza in Svizzera o la priorità resta il tentativo di tornare oltreoceano?
“Bella domanda, non lo so veramente. Affronto le stagioni sempre alla stessa maniera, e poi quando arriva l’estate valuto tutte le possibilità. Ho praticamente sempre firmato contratti annuali e questo ha sempre funzionato per me. Ciò non mi ha mai disturbato. Molto probabilmente la storia si ripeterà dunque la prossima estate”.
Ultima domanda, l’estate scorsa hai cambiato qualcosa in merito alla tua preparazione o il programma è stato lo stesso?
“La differenza è stata che a partire da settembre praticamente tutti gli altri giocatori sono partiti nelle loro squadre. Ho fatto quindi tanta pratica da solo e ho sempre cercato di trovare del ghiaccio al fine di allenarmi. Quando sono arrivato a Rapperswil avevo tanta fame, ero pronto a giocare. Mentalmente forse ho anche avuto un piccolo vantaggio, gli altri giocatori erano affaticati dalle tante partite. Per me era una nuova partenza invece, con il pieno di energia”.


