ZUGO – Solitamente quando un giocatore è infortunato non è a disposizione dei media. Samuel Guerra, out nella sfida di martedì contro il Lulea, e lo Zugo ci hanno però concesso con grande disponibilità un’intervista. E allora un grande grazie, in particolar modo al giocatore, a cui abbiamo dapprima chiesto come sta.
“Non bene, ho avuto un piccolo acciacco che è peggiorato durante l’ultima partita di campionato. Mi sto portando dietro questo problema da un paio di giorni e non ho potuto allenarmi né lunedì, né prima del match di CHL, quindi ho dovuto fermarmi”.
Dunque anche la tua presenza contro il Lugano è incerta?
“È proprio così, è veramente una situazione day by day, quindi vedremo. Se dovessi risponderti adesso sulla mia presenza, è difficile darti una risposta”.
Tu hai disputato tante edizioni di Champions Hockey League. Ti piace questa competizione?
“Molto, ti dà la possibilità di sfidare tante squadre di altri campionati. Se poi hai la fortuna di poter andare a giocare in Svezia, Finlandia o in Cechia già nella prima fase, sono esperienze che vanno ad arricchire un po’ il tuo palmares, tra virgolette. Più si va avanti più le squadre sono forti, e spesso giocano un hockey differente dal nostro. Lo si vede bene anche qui contro il Lulea. In più a me piace fare dei viaggi con la squadra, stare in giro per due o tre giorni, sono piccole esperienze e ricordi che ti rimangono. Però chiaramente è anche molto dura, si spendono tante energie. In un campionato come il nostro, dove non esistono serate più facili di altre e in un calendario molto tirato a causa delle Olimpiadi, è veramente tosta”.
Voi state appunto attraversando un periodo difficile in campionato e siete reduci da diverse sconfitte. Cosa inusuale per una piazza come quella di Zugo. Quali sono i motivi a tuo avviso?
“Potrei elencarti sicuramente un paio di scuse. Però appunto, guarda ad esempio i campioni in carica svedesi del Lulea. Osserva come si comportano. Giocano un hockey bello, ma semplice. Provano ad uscire con uno o due passaggi. Se ciò non funziona il terzo è un appoggio sulla balaustra che gli permette di andare a fare pressione sui difensori e cercare di guadagnare il disco in avanti. È qualcosa che attualmente da noi non sta funzionando, da circa metà dicembre. Dobbiamo dunque tornare alle nostre basi, appigliarci alle nostre forze e cercare di girare la situazione”.
Di fronte a voi ci sarà invece un Lugano in salute. Sei sorpreso di vederlo così in alto o ti aspettavi una simile progressione?
“Non sono sorpreso. Mi ricordo cosa ci si era detto dopo la stagione scorsa. Tutta l’organizzazione in effetti ha veramente cercato di cambiare le cose e ha avuto pazienza. Ora sta funzionando, ovviamente la stagione è ancora lunga, però ecco, per me non è una sorpresa”.
La notizia fresca è che il tuo contratto con i bianconeri è stato sciolto e anche nel prossimo campionato giocherai nello Zugo. È stata una trattativa lunga, o tu in cuor tuo pensavi già che sarebbe andata a finire così?
“È stato più che altro un processo. Dapprima era un prestito per due mesi, poi c’è stato un ulteriore prolungamento. Come vi ho sempre detto, io essendo in questa situazione ho sempre cercato di prendere giorno dopo giorno, magari esagero, però al massimo settimana per settimana. Semplicemente cercavo di godermi il momento e giocare il mio miglior hockey possibile. Chiaramente lo Zugo ha avuto la possibilità di osservarmi, cosa che non era pianificata. Il club ha potuto vedere il mio modo di pormi sia sul ghiaccio che nello spogliatoio, sia durante le partite che gli allenamenti. Mi hanno conosciuto come giocatore e come persona, mi apprezzano molto e me lo hanno dimostrato durante le trattative con il Lugano. Lo Zugo ha subito messo in chiaro le cose dicendo che mi voleva anche per l’anno prossimo. Questo per me è un grande complimento, fa piacere, soprattutto dopo un inizio di stagione così, non facile. Sono stato ripagato, ho continuato a lavorare, non mi sono mai lamentato. Questo è il mio modo di fare le cose, cerco sempre di vedere il lato positivo e di andare avanti. Sono convinto, lo sono sempre stato, che se fai le cose giuste prima o poi una porta si apre, ed è quello che è successo. Per me è una grande possibilità essere qui a Zugo, l’anno prossimo ho la chance di guadagnarmi un posto importante e cercherò assolutamente di farlo”.
Il comunicato del Lugano sembra chiaro, il contratto è stato sciolto e ci sono già stati i ringraziamenti di rito. In quello dello Zugo però si dice che in merito a un rinnovo del prestito valido attualmente sino a fine gennaio non è ancora stata presa una decisione. C’è dunque ancora la possibilità di rivederti a Lugano teoricamente?
“Questa è una domanda che devi rivolgere ai due direttori sportivi”.
Con il Lugano, indipendentemente da cosa succederà, ti sei lasciato bene, non c’è rancore? In fondo non hai mai ricevuto una vera possibilità dal nuovo staff tecnico per mostrare le tue capacità. Forse l’esperienza aiuta, dieci anni fa avresti reagito in modo diverso?
“Questo ultimo passaggio lo sottoscrivo sicuramente. Penso che ognuno di noi, con il passare degli anni, accumuli esperienza che gli permette di affrontare questi momenti. Chiaro, è stata a mio avviso fin dall’estate un po’ una scelta presa a tavolino. Come dici tu, non ho mai ricevuto veramente la possibilità di far vedere quello che valgo e cosa potevo portare alla squadra, però non c’è nessun rancore da parte mia. Ormai lo sport è così, sempre di più vengono prese queste scelte tra direttori sportivi e allenatori. Vado via a testa alta, so che se un giorno dovessi tornare a fare una passeggiata in centro a Lugano potrei farlo appunto a testa alta. Ho sempre dato tutto per il Lugano, così come per le mie altre squadre. Ovviamente in ogni stagione ci sono alti e bassi, però li ho sempre affrontati al 100%, cercando di dare il massimo. Penso che dalla gran parte della piazza di Lugano venga apprezzato per questo, poi chiaro, non posso piacere a tutti e nemmeno lo voglio. Per questo dico semplicemente che vado via con il cuore in pace. Mi ritrovo in una situazione dove posso affrontare un nuovo challenge nella mia carriera e non vedo l’ora di farlo”.
Ultima domanda, lo Zugo era l’unica possibilità, oppure qualche altro club è salito sul treno per cercare d’ingaggiarti, magari offrendoti un contratto più lungo? Ormai non era un mistero che il Lugano cercava di trovare una soluzione…
“No, anche perché comunque io avevo ancora un anno di contratto a Lugano. So che Janick Steinmann e il Lugano avevano sempre ribadito di contare su di me, perlomeno di avermi nella rosa della squadra. Poi ecco, le cose sono evolute abbastanza velocemente e alla fine mi sono ritrovato al tavolo solamente con i due direttori sportivi di Zugo e Lugano per poi trovare appunto la soluzione. Non c’è neanche stato il tempo per guardarsi troppo attorno. Chiaro sono un professionista, da anni nel business, sapevo già che se a Lugano fosse andata avanti così avrei dovuto al più tardi in estate sedermi al tavolo con qualcuno e cercare di vendermi. Per fortuna non è accaduto. Grazie al mio duro lavoro sono riuscito a strappare un contratto e a convincere un’organizzazione, è andata bene così”.


