
(PostFinance/KEYSTONE/Til Buergy)
Dopo ogni weekend di campionato HSHS vi proporrà una rubrica dedicata agli ultimi impegni di Ambrì Piotta e Lugano, da cui abbiamo tratto una serie di spunti che vi lasciamo di seguito.
Verranno selezionati cinque episodi o fatti interessanti che hanno caratterizzato i match delle squadre ticinesi, a volte con l’obiettivo di analizzare quando successo sul ghiaccio, altri semplicemente per strapparvi un sorriso!

1. Ne rimane uno

Il Lugano delle ultime settimane ha dato prova di poter sfidare chiunque, e andando a battere Friborgo e Losanna con partite molto autoritarie di essere a livello competitivo anche con le migliori.
Attualmente l’unica squadra ancora imbattuta dai bianconeri rimane il Davos, e per Thürkauf e compagni resta una sola occasione per fare fuori i gialloblù alla Cornèr Arerna. In trasferta invece i bianconeri non hanno mai vinto contro Bienne e ZSC Lions, ma possono vantare di aver inflitto due delle poche sconfitte subite dal Losanna alla Vaudoise Arena. Però per il momento il mirino va messo sulle trasferte di Zugo e Berna per fare in entrambi i casi un bel due su due, e poi si punterà allo stambecco.
2. Quei bravi ragazzi

Il general manager del Lugano Janick Steinmann aveva puntato molto – e giustamente va detto – sul carattere per scegliere i nuovi stranieri da portare alla Cornèr Arena, e in alcuni casi i risultati si sono visti. Per altri invece le cose non sono andate per il verso giusto, come ad esempio per Mike Sgarbossa, prestato al Berna e in odore nei prossimi mesi di lasciare Lugano visti gli sviluppi della giornata di lunedì.
L’ex Capitals sin dall’estate si era dimostrato un elemento prezioso dal punto di vista umano, inseritosi benissimo nello spogliatoio, ma complice un infortunio, il suo stile di gioco faticava a fare breccia. Oggi, con il Lugano ormai rodato, abbiamo capito che il suo stile non viaggia al passo con i tempi e le esclusioni tecniche delle ultime partite avevano aperto i primi dubbi. Purtroppo la buona volontà non basta e come disse in passato anche un direttore sportivo oggi quasi dimenticato da molti “con i soli bravi ragazzi non si può pensare di vincere”. Cit. Roland Habisreutinger.
3. Pianificare prima di costruire

Non si può dire che Steinmann, Mitell e Hedlund se ne stiano con le mani in mano in vista del futuro del Lugano, e diverse mosse hanno già introdotto chiaramente la linea da seguire.
Lasciato partire Cormier in autunno, poi Sgarbossa e Guerra nella giornata di lunedì, in compensazione sono stati annunciati gli arrivi di Daniel Olsson e Enzo Guebey, con i rinnovi di Sanford, Tanner e Henry. Ringiovanimento ma non solo, pianificazione di una squadra su misura delle esigenze dello staff, guardando non solo nome e passaporto ma caratteristiche tecniche precise e umane dei candidati.
Anni fa alla Cornèr Arena si persero tanti anni per una pianificazione mancata, oggi sembra quasi che si voglia recuperare anche tutto quel tempo gettato via ma aggiustando le cose con coerenza e soprattutto un piano ben preciso.
4. Proiezioni e aspettative

Dario Simion è un giocatore che vuole sempre dare il massimo ed esige sempre lo sforzo maggiore da sé stesso. Aver vinto due campionati con lo Zugo o essersi messo al collo una medaglia d’argento mondiale con la Svizzera non ha spento in lui la voglia di migliorarsi ogni giorno.
In recenti interviste il valmaggese ha affermato di voler dare un contributo maggiore in chiave offensiva, ma i numeri dicono che Simion attualmente viaggia a ritmi praticamente identici a quelli delle ultime quattro stagioni con la maglia dei tori, eccezione fatta per quell’annata eccezionale da 45 punti in regular season e 12 nei playoff. Questo però fa la differenza nei grandi giocatori, mettere sempre l’asticella più in alto prima per sé stessi e per dare l’esempio ai compagni anche quando si hanno 31 anni e un curriculum del genere.
5. Sam il professionista

Che il suo tempo a Lugano fosse agli sgoccioli lo si era capito questo autunno, con le iniziali esclusioni dal line up messo in pista da Tomas Mitell e poi il prestito a Zugo, sfociato lunedì nella rescissione con il club bianconero e con la firma su un contratto con i tori.
Samuel Guerra a Lugano è stato sempre esempio di professionista esemplare, anche nei giorni più difficili con le partite viste dalla tribuna mai una parola fuori posto ma solo tanto lavoro per recuperare terreno, e l’opportunità di giocare con lo Zugo presa al volo e con tanta serietà tanto da diventarne un titolare e convincere lo staff a trattenerlo anche dalla prossima stagione.
Anche davanti ai microfoni “Sam” non si è mai sottratto nemmeno nelle serate più difficili e di lui a Lugano i tifosi si ricorderanno soprattutto di quella bellissima serie di quarti di finale disputata contro il Ginevra. E dopo Davos, ZSC Lions, Ambrì Piotta e Lugano, con tre titoli di campione svizzero in bacheca, per il 32enne con lo Zugo si apre un nuovo prestigioso capitolo di una carriera fino ad oggi decisamente invidiabile.
È proprio vero che quando si chiude una porta a volte si aprono portoni.


