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Dopo ogni weekend di campionato HSHS vi proporrà una rubrica dedicata agli ultimi impegni di Ambrì Piotta e Lugano, da cui abbiamo tratto una serie di spunti che vi lasciamo di seguito.
Verranno selezionati cinque episodi o fatti interessanti che hanno caratterizzato i match delle squadre ticinesi, a volte con l’obiettivo di analizzare quando successo sul ghiaccio, altri semplicemente per strapparvi un sorriso!

1. Leader e comandanti

La scelta di lasciare Mike Sgarbossa in tribuna per la sfida contro il Friborgo ha fatto parlare un po’ tifosi e addetti ai lavori, perlomeno per il tempo di vedere il Lugano superare il Gottéron per 3-2 sabato sera.
La decisione, nemmeno nascosta come sarebbe avvenuto in tempi non sospetti, è stata segnata sul foglio partita con l’inequivocabile “sovrannumero” del canadese, tanto per sottolineare come Tomas Mitell non si nasconda nelle sue decisioni, anche quelle forti.
“Il mio compito è di mettere sul ghiaccio la miglior formazione possibile, facendo anche queste rotazioni con chi è più in forma e in salute”, con questa affermazione portata ai microfoni della RSI il coach svedese ha voluto rimarcare come aveva detto alla squadra a inizio stagione che passaporto straniero o no, per lui vale la prestazione, sempre e comunque.
2. I numeri del Fazz

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Per la decima regular season consecutiva, Luca Fazzini è arrivato in doppia cifra di reti. Una costanza che dei giocatori al momento attivi in National League nessuno è stato in grado di ripetere, e questo la dice lunga sull’importanza di un traguardo del genere, riuscito prima di lui nell’era playoff solo a Reto Von Arx, Andy Ton, Jörg Eberle, Peter Jaks e Patrick Howald tra i giocatori svizzeri.
Al momento il numero 17 si trova al terzo posto per reti tra i marcatori bianconeri di tutti i tempi, con un gol di vantaggio su Andy Ton e a 54 dal secondo posto occupato da Kenta Johansson. A livello svizzero il 30enne è sesto per gol segnati tra i giocatori svizzeri ancora in attività e decimo per punti totali.
3. Il termometro del pubblico

Non c’è bisogno di guardare le cifre per accorgersi che l’ambiente e la frequentazione della Cornèr Arena sono cambiati radicalmente dalla scorsa stagione, e visti i risultati diametralmente opposti tra un’annata e l’altra della squadra bianconera c’è poco da stupirsi.
L’aumento di pubblico rispetto a un anno fa è piuttosto netto e ricorda le cifre pre Covid, con un passaggio da 5’179 (76% di occupazione) a 5’506 spettatori, per un aumento del 6% di occupazione. Sembra un numero molto piccolo, ma per come si prospettava la situazione del Lugano è solo manna dal cielo e un segnale finalmente positivo per il futuro.
4. Come Baresi

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Dell’ex capitano e leggenda del Milan, Franco Baresi, si diceva che influenzasse gli arbitri e soprattutto i guardalinee, alzando il braccio per segnalare presunti fuorigioco prima che si alzasse la fatidica bandierina – o per attivarla a suo comando, addirittura – facilitato dal carisma che portava in campo di fronte a avversari e terne arbitrali.
A segnalare invece il gol sabato sera contro il Friborgo è stato Zach Sanford, sicurissimo della decisione dopo aver visto Berra parare il suo tiro già dentro la porta, con l’arbitro a seguirlo nella decisione di convalidare la rete. Ma chi vuole mettersi a contestare uno come Sanford?
5. Era Ore

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Al momento attuale le cifre dicono che Niklas Schlegel è il terzo miglior portiere del campionato sia per reti subite (2,07) che per parate (92,41%), ma dietro di lui è indubbio che anche Van Pottelberghe stia vivendo una crescita quasi inaspettata.
Tra i portieri che hanno giocato meno di venti partite, l’ex Bienne viaggia infatti a medie di tutto rispetto, con il 91,4% di parate e 2,31 reti incassate a partita. Merito anche della difesa bianconera, ma anche se Van Pottelberghe non sempre mostra la stessa sicurezza di Schlegel, che per tecnica di base e precisione nei movimenti è uno dei migliori in assoluto in Svizzera, si può dire che anche con il suo back up il Lugano possa passare delle serate senza grandi patemi d’animo.
In tutto questo si parla molto poco del lavoro portato avanti da Antti Ore, che in pochi mesi – oltre al lavoro da videocoach – ha recuperato una coppia di portieri che tra uno e l’altro avevano davanti un futuro di grande incertezza.


