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5 spunti da Lugano: che passione, Mayer di mezzo, Canonica attesa, süpa, un bravo Shore

(Photobrusca)

Dopo ogni weekend di campionato HSHS vi proporrà una rubrica dedicata agli ultimi impegni di Ambrì Piotta e Lugano, da cui abbiamo tratto una serie di spunti che vi lasciamo di seguito.

Verranno selezionati cinque episodi o fatti interessanti che hanno caratterizzato i match delle squadre ticinesi, a volte con l’obiettivo di analizzare quando successo sul ghiaccio, altri semplicemente per strapparvi un sorriso!


1. Lugano che passione!

(Photobrusca)

Lugano è stata storicamente una delle città svizzere con le più grandi tradizioni sportive ai massimi livelli, dal calcio all’hockey e al basket, questi tre sport principali hanno vissuto nelle loro differenti o comuni epoche grandi successi e affluenze di pubblico appassionato che ha saputo dividersi tra le diverse realtà sportive.

Da qualche anno il Football Club Lugano sta lavorando per arrivare in cima al calcio elvetico, la nuovissima AIL Arena sta facendo da grande traino per la squadra di Croci Torti, e nell’hockey si sta cercando di ricostruire un club che possa inserirsi di nuovo tra le pretendenti al titolo, ben consapevoli che la National League è un campionato estremamente equilibrato e selettivo.

Il pubblico luganese è tornato ad appassionarsi alla grande dei due club, il nuovo stadio di calcio sta facendo registrare medie di 6’900 spettatori in campionato e ha già toccato il tutto esaurito accogliendo il pubblico delle grandi occasioni in territorio europeo, mentre la Cornèr Arena, nonostante un inizio di campionato a singhiozzo della squadra di Mitell ha comunque fatto sin qui registrare una ragguardevole media di oltre 5’600 spettatori nelle prime sei partite giocate in casa. Cifre forse addirittura inaspettate per chi si aspettava concorrenze di quartiere, invece ci si deve rallegrare di come si sia andati oltre certe sterili polemiche e il pubblico luganese si confermi un grande appassionato dei suoi principali sport cittadini ai massimi livelli svizzeri.

2. … c’è di mezzo il Mayer

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Forse abbiamo un po’ tutti sottovalutato l’impatto che Robert Mayer potesse avere sul Lugano, e quali aspettative e progetti avessero per lui nello staff tecnico bianconero. L’ex ginevrino ha dimostrato di essere venuto a Lugano per giocare più partite possibili e fare da concorrenza interna vera a Niklas Schlegel, senza nemmeno farsi sfiorare dall’idea di essere una semplice riserva.

Van Pottelberghe per varie ragioni non è mai riuscito a ritagliarsi più di quel posticino da back-up, mentre Mayer nelle prime due partite giocate in maglia bianconera ha mostrato la sua stoffa con due partite sicure e di presenza caratteriale tra i pali, ruolo che può ricoprire anche nello spogliatoio grazie a una personalità decisamente più vivace rispetto a quella del suo predecessore.

Insomma, se si pensava che Schlegel restasse con lo scettro di titolare in mano, ecco che improvvisamente il 37enne si è messo di mezzo. E questo potrà solo far del bene a tutti.

3. Canonica attesa

L’importanza nel suo ruolo di Lorenzo Canonica in fondo l’abbiamo capita tutti, soprattutto dopo la scorsa stagione in cui il numero 14 ha contribuito tangibilmente da protagonista a costruire il primo blocco del Lugano assieme a Luca Fazzini e Zach Sanford.

Ma ancor di più si nota la sua assenza, dato che da quando si è infortunato cinque incontri fa, i suoi due compagni “storici” non riescono più ad avere lo stesso rendimento con altri compagni al loro fianco – Marco Zanetti e Olle Lycksell – e soprattutto il numero 17 è entrato in una serie di partite in cui è risultato irriconoscibile.

Fazzini non solo si è spesso reso protagonista di errori banali, di passaggi nel nulla o inspiegabili tocchi per “nessuno”, probabilmente alla ricerca dell’intesa perfetta che aveva con Canonica, ma anche i numeri risultano evidenti. Con la linea al completo “Fazz” aveva messo a segno tre gol e cinque assist in sette partite (1,15 PPG) con una sola partita a zero punti, mentre da cinque incontri, ossia dall’infortunio di Canonica, la media è scesa a 0,33 PPG, con l’unico gol trovato in powerplay a Friborgo e un assist a Bienne sulla rete di Innala. Lollo fai presto.

4. Süpa! Sü, Pin!

Perdonate la vecchia e per alcuni sicuramente incomprensibile battuta del titolo – retaggio parentale di chi scrive – ma non vorremmo che il campionato del Lugano si trasformi lentamente nella stessa zuppa da propinare a ogni secondo periodo gestito in maniera disastrosa dalla squadra bianconera.

Kloten, Ajoie, Ambrì Piotta, Davos, Friborgo hanno lasciato indigesti i tifosi proprio nel mezzo del pasto, in quel secondo piatto prima del terzo conclusivo, e nemmeno a farlo apposta fuori dalla Cornèr Arena campeggia pure un food truck specializzato in zuppe.

In inverno una buona zuppa calda può sempre far bene, a patto che non si rifili la stessa ogni sera perché alla lunga potrebbe non bastare più. E come in quella vecchia e brutta battuta, con il figlio Pino a esclamare “süpa!” all’ennesimo piatto della stessa minestra il papà lo incoraggia a resistere con un “sü Pin”, Mitell dovrà incoraggiare tutti a tenere duro, prima o poi il menu dovrà pur cambiare. È l’ultima volta che la scriviamo, promesso.

5. Un bravo Shore o un cattivo ragazzo?

(Photobrusca)

Fra meno di due settimane il contratto di Nick Shore con il Lugano andrà a scadenza, ma è sicuro che qualche giorno prima sapremo se l’ex Zugo e Ambrì Piotta continuerà la sua stagione alla Cornèr Arena.

A precisa domanda, Tomas Mitell ha risposto che le discussioni tra Janick Steinmann e l’agente del centro sono “positive”, il che fa pensare che lo staff tecnico bianconero spera di trattenerlo.

In effetti, Shore ha portato dei miglioramenti nel gioco del Lugano, soprattutto in powerplay che – anche aiutato dai gol di Innala – è passato da un rendimento del 14,55% al 21,4% attuale, cifra in perfetta media del campionato. Meglio può fare agli ingaggi con un 48% generale, e sicuramente il numero 73 non risalta per un carattere particolarmente forte, facendosi anche lui trascinare dagli eventi negativi come i suoi compagni.

Prevarranno le qualità tecniche di Shore a scapito – pura speculazione tutta nostra, precisiamo a scanso di equivoci – della ricerca di un profilo più forte caratterialmente, anche alla luce delle difficoltà di Kupari e di una squadra che si spegne alla prima folata di vento contrario? Ci ricordiamo tutti di come un Lapierre cambiò totalmente la faccia del Lugano a suo tempo…

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