Social media HSHS

Lugano

5 spunti da Lugano: Appenzello, perseverare è diabolico, polli e galletti, Santi e biciclette

Dopo ogni weekend di campionato HSHS vi proporrà una rubrica dedicata agli ultimi impegni di Ambrì Piotta e Lugano, da cui abbiamo tratto una serie di spunti che vi lasciamo di seguito.

Verranno selezionati cinque episodi o fatti interessanti che hanno caratterizzato i match delle squadre ticinesi, a volte con l’obiettivo di analizzare quando successo sul ghiaccio, altri semplicemente per strapparvi un sorriso!


1. Lugano, Appenzello

Lunedì mattina l’Hockey Club Lugano ha annunciato che Dario Allenspach sarà bianconero dalla prossima stagione. Nato ad Herisau, l’oggi attaccante del Langnau fa parte della tradizione di un piccolo cantone che negli anni ha saputo tirare fuori diversi protagonisti dell’hockey svizzero e portato la bandiera dell’orso anche in NHL come fatto da Timo Meier e Jonas Hiller.

A Lugano la “colonia” si allarga, dato che Allenspach raggiungerà Ramon Tanner, originario di Waldstatt, Appenzello Esterno. E in passato? Il portiere Markus Bachschmied da Herisau – club del quale è stato a lungo presidente dopo la carriera da giocatore – ha vinto il titolo del 1989/90 con i bianconeri, mentre Jörg Eberle, nonostante venga spesso citato come appenzellese è in verità nato a Häggenschwil in canton San Gallo, seppure a pochi chilometri da Appenzello e si sia formato nelle giovanili dell’Herisau.

2. Perseverare è diabolico

Ci risiamo, è bastata una vittoria tranquilla sul Losanna per far credere – o sperare – che il Lugano fosse sulla strada giusta, ma certe brutte abitudini è difficile cancellarle.

Alla Gottardo Arena i bianconeri nel finale hanno di nuovo gettato al vento punti abbordabili non tanto con il 3-3 arrivato a pochi minuti dalla fine, ma con la penalità inutile e ingenua cercata da Kupari e costata il 4-3 di Schnarr a pochi secondi dalla terza sirena. Il finlandese, tradito dalla foga (e autore lui stesso del provvisorio 2-3) non è nuovo a certi “exploit” come già successo a Friborgo quando una sua carica non necessaria cambiò l’andamento della sfida.

In precedenza nel derby anche Thomson e persino Innala si erano messi a complicare le cose con due brutti errori e a stupire è soprattutto l’errore del topscorer bianconero. Insomma, se perseverare è diabolico, qui siamo all’insistenza pura.

3. Polli e galletti

È opinione di molti, e certi risultati sono lì da vedere, che nel Lugano manchino dei caratteri forti, quelli in grado di alzare la voce nel momento giusto per spronare i compagni durante le partite o di trovare il mezzo di cambiare il corso dei match magari con una bagarre o gesti forti.

Nel tempo, prendendo come limite le ultime quattro stagioni, i bianconeri hanno perso giocatori come Alessandro Chiesa e Julian Walker, simboli di combattività e leadership, come pure altri ex capitani come Mark Arcobello, e in questo lasso di tempo questi caratteri non sembrano essere stati sostituiti a dovere.

Persino Carrick – prendendo unicamente le qualità umane – era decisamente più presente di Thomson sul piano della leadership nonostante tutto, senza dimenticare l’energia costante di Einar Emanuelsson o di come cambiò squadra e spogliatoio nel momento giusto una figura come Linus Omark lo scorso autunno. E persino un Sekac, nella sua proverbiale incostanza di rendimento era perlomeno una presenza a volte intimidatoria in pista.

Ora questo non significa che il Lugano abbia sbagliato tutto in sede di mercato, ma l’impressione è che tra tanti bravi ragazzi – stranieri compresi – gli unici leader veri per carattere e carisma puro rimangano Calvin Thürkauf (che sarà a lungo assente) e solo in parte pochi altri. Ricordatevi che per poter esssere un squadra vincente, di galli nel pollaio non ce ne sono mai abbastanza.

4. Il Santi che vale la candela

Il rinnovo di una stagione per Santeri Alatalo sembra un ottimo compromesso sia per il giocatore, che può allungare la sua carriera a 36 anni, e per il Lugano, il quale si lega di nuovo a un giocatore importante senza però voler rischiare di andare troppo in là con gli anni.

Alatalo non sta vivendo il suo inizio di stagione migliore, alterna ottime partite a qualche buco di troppo (soffre anche lui le importanti assenze tra i difensori) ma la sua presenza nello spogliatoio in fatto di esperienza è fondamentale in attesa che altri più giovani sappiano farsi carico dei minuti importanti che gioca il finlandese.

La scelta di rimanere anche solo per un anno significa molto anche per lo stesso giocatore, legatosi in maniera importante al Lugano e alla città, con la consueta professionalità che gli ha permesso di arrivare fino ad oggi in perfetta forma fisica.

5. Come andare in bicicletta

Undici minuti contro il Losanna, quasi un quarto d’ora nel derby della Gottardo Arena. I venticinque minuti giocati da Marco Maurer con il Lugano nelle ultime due partite prima della pausa sono serviti a togliere responsabilità ai giovani e a ridistribuire l’impiego nel reparto difensivo e tutto sommato il giocatore oggi in forza al Sierre di Chris McSorley se l’è cavata egregiamente.

Certo, inizialmente soprattutto contro i biancorossi si è vista qualche difficoltà nel riprendere il ritmo della National League a 38 anni alla seconda stagione di Swiss League, ma Maurer ha mostrato di saper ancora andare in bicicletta, nonostante qualche ruggine sulla catena e il telaio non sia più di quelli più performanti.

Click to comment

Altri articoli in Lugano