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Ambrì Piotta

5 spunti da Ambrì: credibilità, paradossi, ruolo impossibile, panchina a tempo, tocca ai leader

Dopo ogni weekend di campionato HSHS vi proporrà una rubrica dedicata agli ultimi impegni di Ambrì Piotta e Lugano, da cui abbiamo tratto una serie di spunti che vi lasciamo di seguito.

Verranno selezionati cinque episodi o fatti interessanti che hanno caratterizzato i match delle squadre ticinesi, a volte con l’obiettivo di analizzare quando successo sul ghiaccio, altri semplicemente per strapparvi un sorriso!


1. “Credibilità” è la parola chiave

Sono tanti i punti di vista da cui si può valutare l’arrivo di Lars Weibel in qualità di nuovo DS dell’Ambrì Piotta, ma nel convincere l’ex portiere a sposare la causa leventinese il club ha sicuramente da subito riacquisito un fattore che dallo scorso 8 ottobre si era completamente sgretolato: la credibilità.

Negli ultimi mesi l’Ambrì era infatti caduto in un buco nero che sembrava senza fine, precipitando verso un playout che ad oggi resta l’epilogo di stagione più probabile, e soprattutto collezionando una lunga serie di figuracce che hanno spesso lasciato increduli.

Tra prestazioni che hanno fatto acqua da tutte le parti, decisioni e scivoloni comunicativi grotteschi, una grande incertezza societaria e finanziaria, e una rosa svizzera che richiederà anni per essere rifondata, l’Ambrì Piotta preoccupava praticamente sotto ogni aspetto.

L’arrivo di Lars Weibel in questo senso è sorprendente, quasi troppo bello per essere vero. Fermo restando che il suo lavoro andrà valutato nel tempo – inteso come anni, non dopo un paio di operazioni che inizialmente saranno per forza di cose concentrate sul mercato straniero – il suo ingaggio cambia il volto dell’Ambrì verso l’esterno. Weibel è un nome importante per tutto il nostro hockey, gode di una risonanza internazionale, ha molte conoscenze e possiede anche una comprovata esperienza nello sviluppo dei giovani.

Guardando al futuro, l’Ambrì ha dunque trovato l’uomo giusto per posare il primo mattone fondamentale, quello della credibilità. Resta però da chiedersi se questo valga anche nel senso inverso.

Nel riuscire a convincere Lars Weibel a lasciare la SIHF per intraprendere la difficile sfida leventinese, anche il club ha dimostrato credibilità nei suoi confronti? Nel futuro dell’Ambrì ci sarà davvero una dirigenza solida, e magari nuovi investitori con cui costruire un autentico rilancio? Se Weibel ha accettato di raccogliere la patata più bollente della National League, viene da pensare che qualche garanzia l’abbia ricevuta.

2. Un ruolo impossibile

Si è ritrovato sostanzialmente a rivestire un ruolo senza senso Alessandro Benin, ovvero quello di “direttore sportivo a interim”. Per la natura stessa dei compiti di un DS è infatti impossibile lavorare in maniera temporanea, visto che gran parte degli impegni e delle preoccupazioni di chi occupa questa posizione è rivolta al futuro, mentre solo una parte minore dell’operato riguarda il presente.

Il concetto stesso di interim impedisce però di guardare avanti, e Benin si è così ritrovato ad occupare una scrivania che non è mai stata realmente sua, se non per alcune decisioni di ordinaria amministrazione – come alcuni prestiti di giocatori in Swiss League – e per l’ingaggio di Michal Cajkovsky, operazione purtroppo rivelatasi disastrosa.

L’Ambrì Piotta ha così perso mesi preziosi di pianificazione e di mercato, e oggi non ha praticamente alcun margine di manovra in vista della stagione 2026/27, se non ovviamente per quanto riguarda gli stranieri. In questo paradosso Benin si è inoltre ritrovato a dover fare da parafulmine alle critiche, trovandosi spesso in situazioni impossibili che hanno portato anche a interviste dai contorni tragicomici.

L’italiano ha cercato di gestire queste situazioni con la sua consueta gentilezza e disponibilità. Ma il compito era francamente impossibile.

3. Paradossi temporali

(PPR/Melanie Duchene)

Ha accelerato i tempi l’Ambrì Piotta, quasi come se tra le auto a disposizione del club fosse improvvisamente comparsa una Delorean. L’annuncio di Lars Weibel come DS sarebbe infatti dovuto avvenire – stando alle parole del CEO Andreas Fischer – tra un paio di settimane, anche considerando che attualmente Weibel si trova negli Stati Uniti per le consuete visite ai giocatori svizzeri che militano in NHL.

Il nuovo pasticcio a livello comunicativo a cui si è assistito sabato sera ha però verosimilmente accelerato i tempi, e così due settimane si sono trasformate in poche ore, anche se per la conferenza stampa di presentazione di Weibel – e della strategia impostata per il futuro – bisognerà attendere ancora una decina di giorni.

Nella linea temporale biancoblù restano comunque diversi interrogativi, anche pensando alla proposta fatta di recente a Dario Bürgler per il ruolo di DS, poi declinata dall’attuale attaccante. Lascia perplessi anche il rinnovo imbastito in fretta e furia con Daniele Grassi, spinto forse dall’alto o comunque approvato dal CdA, di cui sfugge la logica se già si sapeva che nel giro di poche settimane sarebbe arrivato il DS del futuro. Non sarebbe stato più sensato aspettare e fare tutto in maniera più ragionata?

La speranza è che da qui in avanti l’Ambrì possa trovare maggiore stabilità e linearità nelle sue decisioni, seguendo finalmente un piano ben preciso. Chissà cosa riserverà il futuro. Sì, a questo punto ci vorrebbe davvero una Delorean.

4. Panchina in scadenza

Tra le questioni che l’Ambrì Piotta dovrà affrontare nel delicato finale di stagione sportivo c’è anche quella relativa allo staff di allenatori.

Con la squadra reduce da otto sconfitte nelle ultime dieci partite, e finita in un insidioso penultimo posto, Eric Landry offre ben pochi motivi per una conferma in chiave futura. E anche se le cose sul ghiaccio stessero andando un po’ meglio, l’arrivo di un nuovo DS – chiamato a ricostruire anche una filosofia di lavoro – coincide giocoforza con la scelta del proprio coach di fiducia.

Non servono dunque particolari doti di chiaroveggenza per immaginare che l’Ambrì della prossima stagione non sarà guidato dall’attuale staff tecnico. Questo crea però una situazione delicata da gestire, perché i leventinesi devono comunque portare a termine l’attuale stagione possibilmente senza drammi sportivi. A questo si aggiunge l’indiscrezione della NZZ secondo cui Landry e Matte abbiano – come Cereda in passato – dei contratti a tempo indeterminato.

Considerando i tempi di disdetta previsti in questi casi, per tutelare i propri interessi il club dovrebbe comunicare un’eventuale rescissione già sin da ora, evitando così di ritrovarsi costi aggiuntivi in futuro. Che effetto potrà però avere questa situazione sul quotidiano? Weibel nei prossimi mesi sarà occupato prevalentemente dai numerosi impegni con la SIHF, ma questo sarà uno dei primi nodi da sciogliere.

5. Ora tocca ai leader

Che l’Ambrì Piotta sia in chiara difficoltà sul ghiaccio è evidente, e nemmeno la pausa natalizia e l’arrivo del 2026 hanno cambiato la situazione. D’altronde perdere le partite casalinghe contro Ajoie e Langnau, e non riuscire poi ad approfittare di un Davos stremato dopo sette partite in otto giorni, è il sintomo di una squadra scollegata al suo interno e incapace di giocare in maniera compatta.

Ci si può aggrappare a qualche dettaglio e sovra-analizzare le partite alla ricerca di aspetti positivi, ma la sostanza non cambia. Lo specchio di questa situazione lo si è visto in un paio di episodi emblematici, come quei contropiedi in cui Virtanen ed Heed non si sono certo dannati l’anima per cercare di evitare un gol.

La coppia di difensori non è chiaramente sui livelli delle migliori stagioni, e dopo le difficoltà dello svedese – già emerse lo scorso campionato – anche il finlandese non riesce più a essere il faro di un tempo.

Lo scoramento è evidente, tanto che praticamente nessuno in squadra si è “salvato” nell’ultimo weekend. Tommaso De Luca, nella nostra intervista, lo ha candidamente ammesso: non tutti danno il massimo e le cose non stanno funzionando.

È stato il punto più basso? Se l’Ambrì ha dei leader in squadra, ora tocca davvero a loro prendere in mano la situazione e ridare grinta e compattezza al gruppo. L’inverno è stato duro, ma la primavera nasconde ancora molte insidie.

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