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Ambrì Piotta

5 spunti da Ambrì: centri di sostanza, coraggio e responsabilità, zero ingannevole, gli svedesi

Dopo ogni weekend di campionato HSHS vi proporrà una rubrica dedicata agli ultimi impegni di Ambrì Piotta e Lugano, da cui abbiamo tratto una serie di spunti che vi lasciamo di seguito.

Verranno selezionati cinque episodi o fatti interessanti che hanno caratterizzato i match delle squadre ticinesi, a volte con l’obiettivo di analizzare quando successo sul ghiaccio, altri semplicemente per strapparvi un sorriso!


1. Centri di sostanza

Quello dei centri è stato per anni uno dei temi dolenti in casa Ambrì Piotta, tra difficoltà agli ingaggi e la fatica nel dare continuità al gioco. Le prime tre partite di questo campionato hanno però restituito indicazioni incoraggianti, riassunte dai 99 faceoff vinti su 179, pari al 55,3%. Un dato – il secondo migliore della lega – che rappresenta una buona base, e un bel cambio di scenario rispetto al passato.

L’aspetto interessante è che il contributo arriva da più giocatori. Il leader di questo esercizio sin qui è stato chiaramente Nate Schnarr, che si è preso le responsabilità maggiori effettuando 73 ingaggi in tre partite, vincendone il 58,9% e portandosi al primo posto di lega.

André Heim ha fatto registrare il 57,6% e Petr Kodytek il 53,8%. Sopra la soglia del 50% troviamo anche Manix Landry, attestatosi al 54,5%.

Naturalmente tre partite rappresentano solamente un primo segnale, ma per Tapola poter contare su più centri capaci di procurare il primo possesso significa avere maggiori possibilità di iniziare le azioni con il possesso, liberare il terzo difensivo, oppure iniziare un powerplay con il disco già sotto controllo. Dettagli che possono facilitare il lavoro di tutto il blocco e dare continuità all’energia mostrata dai biancoblù.

2. Lo zero ingannevole

Il primo gol deve ancora arrivare, ma Roby Järventie ha già lasciato il segno nell’avvio dell’Ambrì Piotta. Il finlandese ha chiuso la settimana con quattro assist, tre contro il Rapperswil e uno a Losanna, raggiungendo così lo stesso bottino di punti di Michael Joly. Un contributo che invita a guardare oltre quello zero nella casella delle reti, soprattutto pensando alla qualità di alcune sue giocate, come il suggerimento che ha permesso ad Häfliger di festeggiare il primo gol in National League.

Anche sul fronte delle conclusioni, Järventie si sta facendo trovare. Nelle prime tre partite ha indirizzato 14 tiri verso le porte avversarie, appena uno meno di Joly, che con 15 tentativi ha già segnato quattro volte. Una differenza di concretezza evidente, ma anche un’indicazione di quanto il finlandese sia coinvolto nelle manovre offensive. Già a Porrentruy aveva impegnato Keller con sette conclusioni, mostrando subito la volontà di prendersi delle responsabilità.

Naturalmente serviranno maggiore precisione e più freddezza per trasformare questa presenza in gol, ma per Tapola le indicazioni sono incoraggianti. Järventie sta contribuendo alla produzione della squadra anche mentre cerca di sbloccarsi personalmente, mettendo il proprio talento al servizio dei compagni. La prima rete – magari già martedì sera – completerebbe un avvio di stagione nel quale il suo peso offensivo è già ben riconoscibile.

3. Sei minuti di coraggio

Mancavano ancora 6’04 alla terza sirena quando Tapola, con l’Ambrì Piotta sotto per 3-1 a Losanna, ha chiamato il timeout e richiamato Senn per inserire un sesto giocatore di movimento. Una scelta coraggiosa, che non ha portato alla rimonta – Brännström ha trovato il gol a porta vuota due minuti dopo – ma che ha confermato la volontà dei biancoblù di giocarsi sino in fondo le proprie possibilità.

Anche sul piano statistico, l’idea aveva delle basi a sostegno di questa scelta. In uno studio pubblicato nel 2010 denominato “Strategies for Pulling the Goalie in Hockey”, i ricercatori David Beaudoin (professore all’Università di Laval) e Tim Swartz (professore alla Simon Fraser University di Burnaby) avevano simulato, utilizzando dati NHL, proprio una squadra sotto di due reti con sei minuti da giocare. La migliore delle cinque strategie confrontate prevedeva di richiamare subito il portiere, adattando poi la gestione al punteggio e alle penalità.

Per capire lo studio, immaginiamo di disputare 100 partite partendo da quella situazione di svantaggio. Secondo il modello la strategia tradizionale, che prevedeva di aspettare gli ultimi 90 secondi per richiamare il portiere, avrebbe fruttato complessivamente poco più di cinque punti in classifica sul totale delle simulazioni. La strategia che invece anticipava il richiamo a sei minuti dalla fine, adattando poi la gestione all’evoluzione della partita, ne avrebbe prodotti circa otto. Da notare che il conteggio seguiva il sistema NHL: zero punti per una sconfitta nei tempi regolamentari, uno perdendo ai supplementari o ai rigori, due vincendo. Il guadagno era dunque di circa il 56% di punti in più.

Dovendo trovare due gol, concedersi più tempo con l’uomo supplementare può infatti compensare il maggior rischio di subire. La porta vuota rappresenta evidentemente un pericolo, ma lo è anche il tempo che scorre senza segnare, anche se consuma le possibilità di rimonta in maniera meno appariscente. Tapola ha scelto di intervenire quando c’era ancora margine per cambiare la partita, trasmettendo a questo giovane Ambrì un messaggio coerente con quanto mostrato nella prima settimana: vale sempre la pena provarci.

4. Dalla panchina alle responsabilità

La settimana di Aris Häfliger è cominciata senza nemmeno un cambio a Porrentruy ed è terminata con quasi dodici minuti sul ghiaccio di Losanna. Nel mezzo, la prima rete in National League contro il Rapperswil, quel 6-3 che ha tolto ai Lakers le ultime speranze di rimonta. Un percorso che racconta quanto rapidamente Tapola possa convincersi a dare fiducia ai propri giovani. Dai 6’42 di venerdì agli 11’58 di sabato, il giovane difensore ha infatti visto crescere il proprio impiego proprio nella sfida più impegnativa della settimana.

Un segnale simile è arrivato anche dalla gestione di David Bosson, rimasto senza minuti nelle prime due uscite. A Losanna l’attaccante ha preso il posto di Daniele Grassi nel corso della partita, giocando i suoi primi sette minuti di NL e trovando spazio anche nel 6-contro-5 con cui l’Ambrì ha cercato di riaprire la sfida.

Per un gruppo giovane, una gestione del genere tiene tutti sull’attenti. Chi comincia ai margini delle rotazioni deve rimanere pronto, perché l’occasione può arrivare durante una partita ancora da decidere e portare subito a delle responsabilità. Häfliger ha già saputo incidere sul risultato – e già si era distinto durante il preseason – mentre Bosson ha ricevuto fiducia nel tentativo di rimonta, due primi esempi concreti di come si possa ritagliarsi spazio in questo Ambrì.

5. Gli svedesi di una volta

Nell’Ambrì che sta facendo parlare di sé per l’entusiasmo dei giovani, una delle risposte più incoraggianti è arrivata anche da un veterano come Tim Heed. Contro il Rapperswil lo svedese ha infatti finalmente ricordato quel difensore capace di prendere in mano il gioco e dare sicurezza al reparto, dopo le difficoltà delle ultime stagioni.

La sua è stata soprattutto una prestazione completa. Un gol, due assist e cinque tiri bloccati, pari a un terzo del totale biancoblù, ben riassumono una partita in cui è stato coinvolto ed efficace in tutte le zone della pista. Al suo fianco, William Worge Kreü offre un complemento interessante. Il connazionale è un difensore vecchio stile, ordinato, attento alle coperture e orientato alla giocata semplice.

Anche l’impiego negli special teams rispecchia bene le rispettive caratteristiche dei due. Contro i Lakers Heed è stato il biancoblù più utilizzato in powerplay con 4’48, mentre Kreü ha guidato il gruppo in boxplay con 4’51. In generale inoltre Heed è già il più utilizzato in entrambe le situazioni speciali, mentre Kreü lo segue con pochi secondi di scarto nel penalty killing.

Questa complementarità può offrire a Tapola una coppia sulla quale costruire delle certezze, permettendo a Heed di valorizzare la propria iniziativa – liberandolo da qualche preoccupazione difensiva – con accanto un compagno naturalmente portato a dare equilibrio. Servirà confermarsi, ma tra qualità con il disco e attenzione al lavoro difensivo, i due svedesi hanno iniziato a intendersi in maniera interessante.

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