LUGANO – Il Lugano ha da poco archiviato una stagione tribolata, risultata essere addirittura la più difficile della propria storia nella massima lega, e questo lascia ben intendere quanto i bianconeri debbano ora lavorare per rilanciarsi.
Di seguito vi proponiamo la valutazione di tutti i giocatori bianconeri per quanto riguarda l’annata agonistica appena conclusa, con un breve commento dedicato ad ogni elemento della rosa.
PORTIERI
Niklas Schlegel (35 GP, 89.7 SV%, 2.86 GAA | 1GP, 84.6 SV%, 3.25 GAA): Il numero 34 ha forse attraversato la stagione più tribolata della sua carriera, dal solito infortunio, un rientro forzato troppo frettoloso e delle prestazioni di conseguenza mediocri, tanto da avere delle statistiche tra le peggiori della lega. Tra tutti questi problemi e una squadra incapace di sostenerlo, lo zurighese non è mai riuscito a mostrare il suo lato migliore, non ha praticamente mai “rubato” partite e quando è arrivato il momento decisivo, Uwe Krupp ha deciso – con ragione – di puntare su Adam Huska. Andrà recuperato fisicamente (soprattutto) e mentalmente, perché ha bisogno di credere maggiormente in sé stesso anche quando viene affiancato da un altro potenziale titolare.
Joren van Pottelberghe (5 GP, 89.1 SV%, 2.41 GAA): Il suo è un calvario che non sembra finire mai. Quando è arrivato a Lugano aveva l’obiettivo di tornare ad essere un portiere titolare da National League, ma il sogno è durato solo cinque partite, nelle quali aveva pure dimostrato di essere decisamente sulla buona strada. L’incredibile infortunio lo ha tolto dai giochi nel momento migliore e ha dato via – simbolicamente – alla valanga di problemi della squadra. Ha sempre il potenziale tecnico per essere un ottimo portiere, ma per un po’ si porterà dietro il fardello di un infortunio che gli ha fatto praticamente saltare la seconda stagione di fila, con sole trenta partite giocate nelle ultime tre, rappresentando una bella incognita per il futuro.
Adam Huska (13 GP, 89.9 SV%, 2.86 GAA | 5GP, 93.6 SV%, 1.39 GAA): Un ingaggio inizialmente un po’ frettoloso, confermato anche da alcune partite da mani nei capelli. Lo slovacco però si è trovato senza condizione e ritmo in un contesto caotico ed è stato subito messo da parte dallo staff tecnico, restando così ai piedi della scala. Krupp ha però subito puntato su di lui e con la giusta fiducia Huska ha dimostrato di essere un ottimo portiere, e un paio di sue grandi prestazioni nei playout hanno permesso al Lugano di superare l’Ajoie.
Dominic Nyffeler (3 GP, 81.5 SV%, 3.07 GAA): Tenendo conto che si era ritirato la primavera scorsa, quando è stato chiamato in causa in quelle poche occasioni che gli sono state concesse non ha certo sfigurato, anzi.
DIFENSORI
Santeri Alatalo (55 GP, 4 G, 19 A, -22): Da un difensore esperto e dalle qualità di leader come il 34enne non ci si aspettava certo una stagione così disastrosa. L’eclatante -23 di bilancio personale in regular season è solo l’immagine numerica di un’annata che ha attraversato serate terrificanti per errori banali e gravi, costati reti avversarie e anche punti lasciati per strada. Il finlandese doveva essere una delle colonne portanti della squadra, uno di quegli “Alfa” che come già mostrato in passato doveva tracciare la via per i compagni, e invece si è rivelato uno dei più in difficoltà della rosa, aldilà del solito buon contributo di punti.
David Aebischer (58 GP, 3G, 14A, neutro): La più grossa delusione sul mercato svizzero, e anche se alcune prestazioni con la maglia del Rapperswil possono aver ingannato i più, il livello del friborghese non può essere quello mostrato soprattutto fino a dicembre. Doveva essere nei piani di Hnat Domenichelli il nuovo blue liner svizzero, ma ha fallito completamente nel ruolo, sul piano difensivo ha piazzato tanti errori inconcepibili e si è mostrato immaturo tatticamente, forse subendo anche la pressione delle aspettative di una piazza diversa. Va capito come “ricostruirlo” e che ruolo affidargli, perché ci sono qualità comunque importanti.
Jesper Peltonen (58 GP, 6G, 11A, +1): Non è stato brillante come la scorsa stagione, in qualche partita ha commesso anche lui degli errori un po’ banali, ma nel complesso è stato il difensore più affidabile della rosa, capace di leggere il gioco in anticipo e di trovare quasi sempre i giusti posizionamenti. Nota di merito anche per l’ottimo bottino di 17 punti stagionali, frutto di un maggior coraggio negli inserimenti nello slot, esercizio nel quale ha mostrato ottimo tempismo e istinto. Nota di merito per il gol che ha salvato il Lugano nei playout.
Mirco Müller (43 GP, 2G, 9A, +7): Forse il giocatore che da una stagione all’altra ha mostrato i più grandi passi indietro. Da difensore fisico e “stay-at-home” di grande affidabilità e dominante nei duelli individuali, l’ex NHL ha passato una stagione intrisa di alti e soprattutto bassi, ricca di errori banali e pochissima personalità. Sicuramente l’infortunio patito gli ha lasciato qualche residuo, ma a parte qualche sporadica e discreta serata qua e là, il numero 25 è apparso irriconoscibile rispetto alle prime stagioni in bianconero. Il Lugano non può permettersi che un investimento come quello fatto sul 30enne non renda nemmeno come un difensore di seconda fascia.
Calle Dahlström (44 GP, 2G, 7A, +13): Doveva essere il punto di stabilità della difesa, si è rivelato uno dei punti più deboli. Inizialmente ha dato impressioni discrete, pur senza incantare, ma è rapidamente sceso in un vortice di errori inconcepibili per un giocatore del suo passato – o comunque di National League – con all’apice i purtroppo famosi disastri contro Bienne, Kloten, Berna (e altri) a fare da punta dell’iceberg in un corollario di prestazioni insufficienti dove ha mostrato di soffrire la velocità e l’intensità del campionato. Non inganni il bilancio di +13, ottenuto perlopiù giocando in una linea produttiva e molto in box play (altro esercizio debolissimo), quello che si è visto per troppi mesi non sarebbe accettabile per moltissimi difensori del nostro campionato, figuriamoci per uno straniero chiamato a dare equilibrio.
Samuel Guerra (50 GP, 3G 4A, -1): Potremmo dire che la sua è stata semplicemente una stagione senza infamia né lode ma, nel marasma generale, il ticinese ha perlomeno svolto bene il suo compito senza commettere particolari errori e mostrando costanza. Anche nei playout ha confermato una buona affidabilità generale, facendo leva sull’esperienza e mostrando anche una discreta dose di carattere nello spronare i compagni.
Justin Schultz (8 GP, 0G, 6A, -3): Lasciando da parte le lunghe settimane necessarie al suo tesseramento, l’esperto difensore canadese arriva a corto di condizione e solo nelle ultime partite giocate comincia a portare un discreto contributo. La sua improvvisa partenza fa discutere, ed è l’ennesimo anello della catena di casi inspiegabili in salsa bianconera.
Valtteri Pulli (20 GP, 1G, 4A, +6): È arrivato a corto di ritmo e condizione, ha logicamente impiegato qualche partita per ingranare e trovare i ritmi giusti, ma alla fine è riuscito a mostrare una buona affidabilità. Non è (ad oggi) il giocatore straniero che in National League fa fare un salto di qualità, ma è giovane e con un buon potenziale a tratti espresso anche a Lugano, dove non ha sfigurato di certo rispetto ad altri colleghi.
Nick Meile (33 GP, 0G, 1A, +1): Il ragazzo ha fisico e una buona tecnica di base, nelle poche occasioni in cui ha giocato lo ha fatto con coraggio e una personalità positivamente sfacciata. Deve diventare un investimento per il futuro.
Leandro Hausheer (29 GP, 0G, 0A, -6): Inizialmente è un disastro, ma gli vengono date responsabilità e minuti a cui non è in grado di far fronte, poi qualche buona prestazione fa ben sperare. È il progetto personale di Luca Gianinazzi, ma quando il difensore “tradisce” firmando per il Kloten perde il posto rapidamente.
Calle Andersson (2GP, 0G, 0A, +1): Il suo caso apre il ciclo di problemi in casa bianconera. Non c’è feeling con Gianinazzi, e questo può starci, ma non riuscire a rimpiazzarlo – come fatto da altri con degli scambi – è stato un errore di programmazione sportiva.
Maxime Montandon (6GP, 0G, 1A, +2): Come la scorsa stagione fa qualche comparsata nel post season, con dubbia utilità.
Enea Togni (2GP, 0G, 0A, neutro): Coglie al volo l’opportunità delle due partite giocate e fa bella figura.
ATTACCANTI
Luca Fazzini (58 GP, 26G, 19A, -9): Il vero delitto è che una stagione del genere da parte del topscorer sia coincisa con la peggiore annata dell’Hockey Club Lugano. Un giocatore completo, un esempio per tutti per la fame con cui è sceso in pista in ogni occasione, anche nelle serate più nere, con un rendimento altissimo sul piano dei punti e con tante reti che hanno salvato i bianconeri durante la stagione, costruite con classe e caparbietà. Non da ultimo moralmente è stato il giocatore che più teneva ad uscire da certe situazioni e non ha mai nascosto alcuna emozione quando è stato chiamato davanti a telecamere e microfoni, dimostrando maturità da vero leader.
Daniel Carr (56 GP, 17G, 24A, +7): I tifosi dovranno salutare anche il numero 7, attaccante letale quando in forma ma protagonista anche lui di una stagione decisamente in chiaro-scuro, nonostante il bottino di punti possa dare altre interpretazioni. Il fatto è che gli anni passano anche per Carr e come per lui il rischio della stagione di troppo aumenta, inoltre la sua fragilità può dare molto più di un pensiero, visti gli alti e bassi mostrati tra i vari momenti passati in infermeria. I periodi veramente buoni sono stati pochi e distanti tra loro, poi da febbraio e per tutti i playout è sparito dal ghiaccio, con un contributo – anche di personalità – nel momento decisivo della stagione insufficiente.
Mark Arcobello (57 GP, 11G, 32A, +1): Alla sua età si è dimostrato ancora un lusso averlo come straniero, perché inizialmente era di nuovo candidato al posto di settimo “import”. L’esplosività non è più quella di un tempo, ma il senso per il gioco, la capacità di dettare i ritmi del cambio sono sempre di alto livello e l’intesa con Fazzini è arrivata ad essere una cosa totalmente naturale, con un rendimento sempre assicurato e regolare. Janick Steinmann non lo ha confermato, sicuramente consapevole che qualcosa avrebbe potuto ancora dare – anche se sempre con il rischio dell’anno di troppo – ma più di una bocciatura è probabilmente da leggere come un taglio con il passato per cominciare qualcosa di nuovo.
Michael Joly (40 GP, 12G, 20A, +2): Sul canadese si può ricostruire, ma va recuperato nella fiducia, dopo essere stato messo da parte per due mesi da Uwe Krupp. Hanno pesato i due infortuni praticamente consecutivi, questo sicuramente, perché nelle ultime partite giocate era l’ombra del fuoriclasse imprendibile che abbiamo conosciuto, ma in autunno il suo rendimento era indiscutibile nonostante i problemi della squadra. È un giocatore particolare, capace di spaccare le partite all’improvviso e una delizia per gli occhi dei tifosi grazie alla tecnica sopraffina, ecco perché il prossimo coach bianconero dovrà riportarlo al centro del discorso.
Jiri Sekac (52 GP, 10G, 22A, -2): Dormiente, irritante e abulico fino a Natale, il ceco ha attraversato il suo miglior momento a cavallo tra Natale e febbraio, per poi tornare a mostrare un rendimento troppo altalenante e a volte inconcludente. Nelle sue migliori serate ha tirato fuori colpi di classe assoluta e azioni di forza che hanno sfondato le difese avversarie, ma è quasi impossibile capire cosa ci si possa aspettare da una partita all’altra dall’ex Losanna. Ha ancora un anno di contratto, ma bisognerà capire se Sekac sia in grado di tornare a dare un contributo regolare oppure se il meglio lo abbia già dato.
Calvin Thürkauf (42 GP, 13G, 15A, neutro): Subito sfortunato, con l’infortunio che ha rischiato di tenerlo fuori molto a lungo, è rientrato nel pieno del caos autunnale, facendo in tempo a lanciare messaggi chiari fuori dallo spogliatoio. Il capitano bianconero, oltre alla lenta ripresa fisica ha sicuramente risentito del peso di una stagione maledetta e di uno spogliatoio bollente, e raramente abbiamo visto l’attaccante devastante della scorsa stagione, salvo dei promettenti sprazzi di luce nelle ultime sfide dei playout. Ha bisogno di serenità e di una preparazione tranquilla, il numero 97, uno dei giocatori a cui sicuramente è più pesata la situazione della squadra – anche per ruolo “mediatico” – durante tutta la lunga stagione.
Radim Zohorna (45 GP, 11G, 15A, +5): Con l’attaccante ceco basterebbe un vecchio detto: né carne, né pesce. Probabilmente è la tipologia sbagliata di giocatore per un ruolo che in National League richiede molta più dinamicità e pattinaggio, rispetto a quello che ricopriva anche in Nord America. Poi sicuramente ci ha messo anche del suo, raramente lo si è visto “sbattersi” a mille o prendere i cambi a fuoco, anche se a un certo punto anche grazie ad alcune reti pregevoli, sembrava essersi svegliato, ma è stata tutta un’illusione. Caratterialmente e fisicamente (nonostante l’idea del centro grande e grosso fosse valida) è stato un vero buco nell’acqua.
Marco Müller (57 GP, 11G, 8A, -14): Che non fosse lo stesso della scorsa stagione lo si è notato subito a settembre, il linguaggio del corpo e le prestazioni lasciavano trasparire qualcosa che poi si è spalmato su tutta la stagione. Partite abuliche, prive di quella “cattiveria” agonistica che lo aveva sempre contraddistinto e invece spesso intrise di errori banali, soprattutto sotto porta. Dal momento della firma con il Berna le cose non sono migliorate, è evidente che non avesse la serenità o la motivazione giusta per esprimersi al meglio, e il suo meglio è decisamente mancato.
Matthew Verboon (58 GP, 9A, 3A, -9): Un bel jolly che ha qualità per stare sia nelle checker line che per dare supporto a blocchi più offensivi, in attesa che trovi maggior regolarità. Ha coraggio e personalità, capacità di leggere il gioco e sta crescendo anche in fase offensiva dove ha sfiorato la doppia cifra di reti. In generale ha dato segnali positivi.
Lorenzo Canonica (57 GP, 4G, 8A, -9): È su di lui e Fazzini che il Lugano deve ricostruire. Uno è affermatissimo e un leader, l’altro ha tutti i numeri per diventarlo, grazie a intelligenza tattica, senso del gioco e pattinaggio brillante. In questa stagione ha fatto passi avanti anche sul piano fisico, reggendo molto più a lungo i cambi, e ha cominciato a vedere di più la porta anche se a volte è stato forse fin troppo altruista. Con una linea maggiormente costruita sulle sue qualità di centro two way e con compiti più offensivi potrebbe finalmente fare quel passo avanti decisivo anche sul piano della produttività.
Stephane Patry (52 GP, 2G, 5A, -5): Lontano dall’infermeria ha confermato di essere una bella opzione per un terzo-quarto blocco, ma sempre con quella sensazione di incompiutezza. Dispone di ottima forza fisica, di una buona tecnica di base e un tiro che dovrebbe sfruttare meglio. Messo da parte da Krupp nel 2025, è un giocatore su cui può valere la pena puntare per dare profondità alla rosa.
Aleksi Peltonen (40 GP, 1G, 3A, -1): Ha girovagato mezza stagione senza un ruolo preciso, lo abbiamo visto anche – con Gianinazzi in panca – tentare di completare anche le prime due linee, ma senza stabilità non ha mai trovato un senso alla sua stagione. È comunque un giocatore energico e intelligente, con un ruolo più chiaro sarebbe potuto essere un ottimo jolly.
Cole Cormier (47 GP, 2G, 2A, -4): Lo svizzero-canadese rappresenta una delle delusioni in casa bianconera, anche se ha iscritto il suo nome con l’assist per l’ultimo gol stagionale. Nessun passo avanti sul piano del gioco, meno reti e punti della scorsa stagione, un numero imperdonabile di falli in attacco di un’ingenuità assurda, e nessun contributo tangibile a ogni linea in cui è stato schierato. Il suo rinnovo (attuato ancora attorno a Natale, oltretutto) rasenta l’assurdo.
Marco Zanetti (51 GP, 1G, 2A, -4): A sorpresa schierato inizialmente anche nella linea di Sekac e Zohorna, l’italiano non è mai praticamente riuscito a dare un senso alla sua stagione. Non si discutono mai l’impegno o la voglia di lottare, ma è evidente che il suo fisico è un limite, anche se compensa in parte con una grande velocità sui pattini. Inconcludente sotto porta, anche per lui bisognerà capire in quale ruolo potrebbe essere valorizzato.
Giovanni Morini (15 GP, 1G, 0A, +5): Quanto è mancato lo spirito del numero 23 al Lugano. Appena rientrato dopo il doloroso recupero, Morini si è messo a disposizione della squadra con tutto il cuore che aveva, con il grandissimo merito di aver creduto fino in fondo a quel disco andato sulla balaustra a 28 secondi dalla fine di Gara-3 dei playout, un disco sul quale probabilmente solo lui si sarebbe gettato. Una pedina fondamentale per un bottom six bianconero che ha sofferto moltissimo durante tutta la stagione e per lo spogliatoio.
Liekit Reichle (25 GP, 0G, 0A, -5): Anche lui come altri è stato sballottato in mille ruoli e non ha mai trovato equilibrio, ma tra prestanza fisica, un tiro discreto e personalità potrebbe diventare una pedina interessante per il futuro. Occorre inquadrarlo al meglio e dargli fiducia, dato che per metà stagione è sparito dai radar nonostante prestazioni incoraggianti.
