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Interviste

Mitell: “La frustrazione mostra quanto ci teniamo, ma giochiamo meglio di un anno fa”

Il coach bianconero: “Dobbiamo prendere meno penalità, i giocatori ne sono consapevoli. Avremmo potuto raccogliere più punti gestendo meglio certe situazioni, continuiamo a lavorare sui dettagli del nostro gioco”

(Photobrusca)

LUGANO – Il Lugano riparte da un fine settimana senza punti, dopo le sconfitte contro Davos e Friborgo, e si prepara a un nuovo impegno in trasferta. Martedì sera i bianconeri saranno alle Vernets per affrontare il Servette, già battuto alla Cornèr Arena nella prima partita di campionato.

Ne abbiamo parlato con coach Tomas Mitell al termine dell’allenamento di lunedì, prima della partenza della squadra per Ginevra.

Tomas Mitell, a Friborgo si è rivisto un copione già noto: il Lugano gioca bene, poi arrivano le penalità e la partita cambia definitivamente…
“È forse una lettura semplice, ma per circa 25-27 minuti abbiamo giocato un buon hockey in trasferta contro i campioni in carica, portandoci sull’1-0. Ci eravamo messi in una buona posizione, poi purtroppo è arrivata quella penalità di cinque minuti. In generale dobbiamo ridurre le penalità, basti pensare che siamo la squadra più penalizzata della lega. A cinque contro cinque stiamo giocando un buon hockey ma non troviamo il modo di vincere queste partite. Dobbiamo restare fuori dal box e la sfida di Friborgo ne è un buon esempio”.

Questa stagione ti sta mettendo maggiormente alla prova rispetto alla scorsa, pur in circostanze diverse?
“È una buona domanda, non ci avevo pensato. Quest’anno ho la sensazione che stiamo giocando forse anche meglio come squadra, ma alcune situazioni nelle partite ci sono girate male, tra penalità e gol subiti dal nulla. L’anno scorso difendevamo bene ma faticavamo a segnare, con diverse partite finite sul 2-1. Siamo qui per vincere e quando non ci riusciamo siamo arrabbiati o frustrati. Possiamo soltanto cercare di imparare, migliorare e trovare il modo di vincere a Ginevra”.

Quest’anno però c’era una base più solida da cui ripartire. È più sorprendente ritrovarsi con queste difficoltà?
“Penso che stiamo giocando meglio e avremmo meritato qualche punto in più, ma a volte va così. Sapevamo che entrare nelle prime sei sarebbe stato difficile e in questo momento siamo a pochi punti da quella zona. Avremmo potuto raccoglierli gestendo meglio determinate situazioni, ma sapevamo che sarebbe stata una battaglia. Le squadre che stanno davanti sono molto forti, non è semplice. Cerchiamo di sviluppare il nostro gioco e di apportare piccoli aggiustamenti per aumentare le nostre possibilità”.

Tornare sempre a parlare delle penalità è più frustrante o preoccupante, visto che certi errori si ripetono?
“Da questo punto di vista siamo stati un po’ altalenanti. Venerdì contro il Davos credo che abbiamo preso una sola penalità, poi all’improvviso sono tornate a essere tante. Si può anche vedere il lato positivo, cioè che i ragazzi lottano, si impegnano e cercano di vincere i duelli. Però ne abbiamo parlato anche lunedì mattina, i giocatori sono pienamente consapevoli che dobbiamo prendere meno penalità. Ci stiamo lavorando”.

Oltre al numero di penalità, anche il boxplay sta facendo fatica. Come valuti questo aspetto?
“Le due cose vanno di pari passo. Quando prendiamo meno penalità anche il boxplay funziona meglio. A Friborgo abbiamo gestito bene le prime inferiorità numeriche. Di solito diciamo che, con tre penalità o meno, abbiamo buone possibilità di superarle indenni, quando diventano di più iniziamo a subire gol. Detto questo, stiamo lavorando anche sul boxplay, analizzando i dettagli e quello che possiamo modificare o fare meglio. È un lavoro che coinvolge tutti e vogliamo migliorare questo aspetto come gli altri elementi del nostro gioco”.

A proposito di penalità, ritieni corretti i cinque minuti inflitti a Rasmus Kupari?
“Mi è sembrata una decisione molto severa. Non ho particolari problemi con quel check di Kupari, altre penalità mi hanno dato più fastidio. Il difensore avversario è un giocatore esperto, guarda due volte alle proprie spalle e sa che Rasmus sta arrivando, poi si gira un po’ mostrandogli la schiena. Quando vedi che l’avversario si è accorto di te, ti aspetti che sia pronto a ricevere un check. Forse ci potevano stare due minuti, ma cinque mi sono sembrati davvero tanti. Non penso sia positivo condizionare una partita in questo modo, perché si rischia di incoraggiare i giocatori a girarsi all’ultimo momento, rendendo poi le cose difficili agli arbitri. Il difensore era pienamente consapevole dell’arrivo di Kupari e secondo me avrebbe dovuto gestire diversamente la situazione. Ha inoltre giocato il cambio successivo, è un giocatore esperto e sono abbastanza sicuro che sapesse cosa stava arrivando”.

Ti abbiamo conosciuto come un allenatore capace di mantenere la calma. Come comunichi con la squadra senza trasmetterle la frustrazione di queste sconfitte?
“Anche l’anno scorso ero arrabbiato o frustrato quando non vincevamo, questo non cambia. Cerco di analizzare la partita e di capire cosa abbiamo fatto bene e cosa male, indipendentemente dal risultato. Vogliamo migliorare sempre, quindi guardiamo i dettagli e valutiamo se cambiare qualcosa per avere maggiori possibilità di vincere. A volte la squadra deve sentirsi dire che occorre vincere più duelli, altre volte che serve più qualità con il disco. E ci sono anche partite che si possono vincere senza essere eccellenti. Vogliamo tutti vincere e siamo competitivi: può capitare di arrabbiarsi o di mostrare emozioni, che dimostrano quanto ci teniamo. Poi bisogna tornare ad analizzare il gioco e capire dove migliorare”.

Manca ancora Lorenzo Canonica, importante negli equilibri della linea di Sanford e Fazzini. Quanto è difficile trovare il terzo elemento giusto?
“Fa parte del gioco. Canonica aiuta molto Fazzini e Sanford, anche recuperando dischi. Ora stiamo provando Lycksell, che porta caratteristiche un po’ diverse e può comunque funzionare bene. Naturalmente vogliamo ritrovare Lorenzo, perché è un buon giocatore”.

Per Robert Mayer sarà una serata particolare, con il ritorno a Ginevra. Che impressione hai avuto su di lui?
“Nei pochi giorni in cui ho avuto modo di conoscerlo mi ha dato l’impressione di essere uno a cui piacciono le sfide. Non lo conosco ancora benissimo, ma credo sia entusiasta di tornare là e voglia offrire una buona prestazione. Vedremo però martedì cosa fare. Credo che sarebbe contento di giocare e che voglia disputare una buona partita a prescindere dall’avversario. Se sarà lui a scendere in pista, speriamo che ci riesca”.

Il Ginevra resta nei piani alti nonostante le tante assenze e un numero ridotto di stranieri. Ti sorprende il suo rendimento?
“Prima di tutto ha una squadra forte e profonda, costruita per assorbire anche qualche infortunio. Non l’ho seguita molto, perché ci concentriamo soprattutto su noi stessi e sul vincere le nostre partite. L’abbiamo affrontata all’esordio e fu una sfida equilibrata, decisa da un nostro gol nel finale del terzo tempo. Sapevamo già che fosse una buona squadra e che alle Vernets non sia facile giocare. Hanno giocatori che entrano ed escono dalla formazione, fa parte del gioco, e hanno fatto un buon lavoro. Ho visto che hanno vinto diverse partite consecutive prima di perdere l’ultima. Ci aspetta una sfida difficile”.

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