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Ambrì Piotta

Tapola: “Dobbiamo guadagnarci le vittorie, c’è lo spirito giusto ma stiamo costruendo le basi”

Il coach: “Nel terzo tempo abbiamo smesso di giocare e ci siamo limitati a sopravvivere. Siamo sulla buona strada nel ricostruire la cultura, ma ricordiamo che questa stagione serve a consolidare le basi di tutta l’organizzazione”

AMBRÌ – Si è chiusa con una sconfitta per 2-1 all’overtime la sfida di sabato sera tra Ambrì Piotta e Berna, lasciando ai biancoblù la sensazione di aver lasciato per strada almeno un punto al termine di una buona prestazione. Al termine dell’incontro, coach Jussi Tapola ha commentato la sfida e fatto il punto sul percorso della sua squadra in questo avvio di stagione.

“Abbiamo preparato bene la partita e siamo entrati in pista nel modo giusto. Volevamo onorare la serata dedicata a Diego Kostner e i ragazzi erano pronti”, ha spiegato l’allenatore finlandese. “Ci siamo sostenuti bene, abbiamo pattinato e giocato secondo il nostro DNA. Anche il secondo tempo è stato buono, così come i powerplay, anche se dopo il gol abbiamo perso un po’ di intensità in superiorità numerica. Sono piccoli aspetti su cui possiamo migliorare”.

Jussi Tapola, cosa invece non ti ha soddisfatto?
“Nel terzo tempo abbiamo smesso di giocare e ci siamo limitati a sopravvivere alla partita. Non è il modo in cui vogliamo giocare e non mi è piaciuta la gestione del disco. Alla fine eravamo comunque quasi arrivati alla vittoria, ma c’era il fuorigioco e su quella decisione non ho nulla da recriminare”.

Dall’inizio della stagione avete vinto una sola volta alla Gottardo Arena. È una coincidenza o può esserci anche una componente di pressione?
“Sono partite molto equilibrate. Sabato, per esempio, sono stati praticamente venti centimetri a separare una vittoria da una sconfitta. Abbiamo affrontato ottime squadre e dai tifosi riceviamo un grande sostegno. Naturalmente vogliamo vincere in casa, ma affrontiamo tutte le partite allo stesso modo e vogliamo vincerle tutte, anche in trasferta. Non dobbiamo dare un peso eccessivo a questo dato. Se la pressione di dover vincere davanti al nostro pubblico diventa eccessiva, può succedere che i giocatori smettano di giocare, magari proprio nel terzo tempo. È un aspetto di cui dobbiamo parlare, perché altrimenti rischiamo di entrare in una spirale in cui pensiamo continuamente di dover ottenere punti e vittorie. Contro il Berna abbiamo giocato una buona partita, soprattutto nei primi due tempi, ma nel terzo forse non ci siamo meritati il successo. È un’altra lezione da imparare. Le vittorie bisogna guadagnarsele, anche nel terzo tempo. Dopo quel periodo possiamo comunque essere contenti di aver raccolto un punto”.

Avete appena trascorso una settimana senza partite e ora vi attende un’altra lunga pausa. Cosa pensi di un calendario così irregolare?
“Non riguarda soltanto noi, il calendario è strano per molte squadre. Si disputano tante partite e poi all’improvviso se ne gioca soltanto una. Mi chiedo perché non si possa giocare regolarmente il martedì, il venerdì e il sabato, oppure il venerdì e il sabato per le squadre impegnate in CHL. Mi sembra che lo Zugo abbia disputato soltanto sei partite, mentre molte altre squadre sono già a undici. Capisco che ci siano problemi di disponibilità delle piste e che non possano giocare in casa, ma credo che la lega possa fare molto meglio. Bisognerebbe definire il calendario e lavorare con le arene, o almeno provare a renderlo più equilibrato per tutte le squadre”.

Questo ritmo rende più difficile organizzare il lavoro di un coach?
“Non credo che per me sia più difficile rispetto agli altri coach. Sono contento che abbiamo giocato diverse partite all’inizio della stagione, perché sarebbe stato più frustrante cominciare disputando una sola gara a settimana, come è successo ad altre squadre. Noi seguiamo il programma, ma per conoscere le ragioni di questa distribuzione bisognerebbe chiedere alla lega. A mio avviso, all’inizio del campionato i giorni di partita dovrebbero essere abbastanza simili per tutti. Capisco che ci siano incontri la domenica, ma nel complesso le settimane dovrebbero avere una struttura più uniforme”.

Nel complesso sei invece soddisfatto di quanto visto in queste prime dieci partite?
“C’è sempre qualcosa da migliorare. Mi piacciono la cultura e lo spirito della squadra. I ragazzi sanno che questo gruppo ha potenziale, tutti lavorano per lo stesso obiettivo e si sostengono a vicenda. Restano positivi e disciplinati, sono pronti ad allenarsi e vogliono migliorare. Credo che siamo sulla buona strada nel costruire questa cultura, ma dobbiamo ricordare che questa stagione serve ancora a consolidare le basi di tutta l’organizzazione. Dopo tanti anni con lo stesso direttore sportivo e lo stesso coach, in una situazione molto stabile, la scorsa stagione ha portato diversi grandi cambiamenti. Stiamo ancora lavorando per costruire le fondamenta di tutto il club”.

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