PORRENTRUY – Ad Agatha Christie mancherebbe ancora un indizio per avere una prova, ma due sono già sufficienti per farle pensare che non sia una coincidenza. Ed in effetti non c'è bisogno di scomodare la grande scrittrice di gialli per capire che il Lugano ha un problema nel gestire il vantaggio in trasferta.
Le somiglianze con il patatrac di Langnau sono molte, anche se nel Giura tutto è partito da una penalità di quattro minuti affibbiata ad Alatalo - discutibile senz'altro, ma lo è anche la necessità dell'intervento del numero 22 in quel momento - subito dopo il 3-1 di Fazzini, facilitando una squadra che nel compito del power play si diverte come poche.
La cosa peggiore è che di nuovo come nell'Emmental, il destino sembrava già scritto. La doppietta di Anttoni Honka è arrivata sicura come non mai, e quando una squadra che conduce nel risultato esterna questa sensazione è di una certa gravità. Le somiglianze con la sconfitta contro i Tigers non finiscono qui, due tempi di buon controllo, l'allungo ad inizio terzo periodo, e poi qualche interruttore di troppo spento prima del dovuto, che in National League significa a partita terminata e mai nemmeno un secondo prima.
Il linguaggio del corpo in quel box play lo diceva chiaramente, il Lugano stava andando di nuovo nel pallone, e anche se abbiamo detto che la squadra di Peltonen in powerplay resta pericolosissima, era chiaro che certi piazzamenti difensivi erano messi lì un po' casualmente, e la “scatola” difensiva era slegata pericolosamente.
Anche qui non si tratta di line up, di linee messe in pista e di formazione in generale, qui è questione di acume tattico e capacità di leggere i momenti decisivi prendendo le decisioni giuste. In questi casi il Lugano ha preso tante decisioni sbagliate, sia che fossero falli che hanno portato alle penalità o che fossero indietreggiamenti difensivi fin troppo prudenti, facendosi schiacciare nel terzo invece che continuare a cercare di mantenere il controllo del disco, esercizio riuscito piuttosto bene per due tempi.
Perché di nuovo, fino a lì la partita degli uomini di Tomas Mitell - il quale ha perso Canonica nel secondo periodo - era stata intelligente, paziente e giocata con le forze giuste, con tanti duelli vinti e un ottimo piazzamento in zona neutra che aveva impedito le veloci ripartenze di Nättinen e compagni.

È una consolazione che lascia con un pugno di mosche in mano, perché alla fine i punti ottenuti in tre trasferte sono ancora a zero, una cosa strana per una squadra che un anno fa era specialista fuori dalle mura di casa e che oggi invece subisce questi “rush” avversari (ricordando anche quello di Kloten) senza sapere come reagire. Un appunto va fatto anche su Schlegel, la sua partita in generale non è stata brutta, con un paio di big save tra il primo e il secondo tempo, ma seppure con la scusante di essere stato protetto male dai suoi, anche lui non è sembrato mentalmente pronto a quell'assalto del terzo periodo.
Mitell e Hedlund (responsabile della fase difensiva) hanno davanti un compito importante, perché questa squadra sostanzialmente non va corretta nel gioco, nello stile e nell'organizzazione, ma va analizzata per quei suoi passaggi a vuoto che sono costati potenzialmente dodici punti, se si tiene conto di ogni rimonta subita con i bianconeri in vantaggio.
Ma non è semplicemente una questione di punti - o meglio, lo sarà a lungo andare - ma di capire come una squadra che un anno fa una volta andata in vantaggio raramente concedeva all'avversario di rientrare con delle gestioni tatticamente di alto livello, oggi alla prima difficoltà crolli lasciando la strada libera, con gli episodi clamorosi di Langnau e quest'ultimo di Porrentruy, ma già successo anche contro l'Ambrì Piotta. Una fragilità a cui in pochi erano preparati, forse nemmeno lo stesso staff tecnico bianconero.
IL PROTAGONISTA
Anttoni Honka: Giocatore spettacolare, sempre attivo e che cerca le responsabilità con il disco sul bastone. Fino al terzo tempo è stato contenuto bene dal Lugano, poi gli stessi bianconeri lo hanno scatenato in power play dove ha segnato di persona le due reti che hanno portato la sfida in parità. Da lì via il Lugano non ci ha capito più nulla e il finnico ha ripreso in mano la regia del gioco.
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