
FRIBORGO – Finalmente, dopo tanto attendere, è giunta per Inti Pestoni l’ora di scendere sul ghiaccio. Al termine della vittoria a Friborgo il numero 18 è decisamente soddisfatto.
“È stato abbastanza speciale, non giocavo una partita ufficiale da tanto tempo, c’erano tante emozioni prima del match, parecchi pensieri, speri che vada bene e che tu non faccia troppi errori. Sono contento di come abbia cominciato la contesa, dopo nel secondo e terzo tempo sono calato un po’, ho sentito la mole di lavoro fatta di recente. Sono felice della vittoria, questa è la cosa principale”.
Hai dimostrato di poter stare tranquillamente nel lineup…
“Non tocca a me dirlo (Pestoni sorride, ndr). L’allenatore ha sempre parlato chiaro, bisogna meritarsi il posto, lottare e giocare secondo il sistema. Io sono qui, a sua disposizione, sarà lui a decidere”.
È quasi paradossale che dopo tutto quanto dimostrato nella tua carriera e alla tua età debba sentirti sotto pressione…
“Sì, è un po’ strano, ne parlavo a casa con la mia compagna. Le dicevo che non era normale che io sentissi così tanto questa cosa. Giovedì ho fatto i test. Prima di questa famosissima prova di corsa ho ricevuto così tanti messaggi che mi sono anche emozionato. Tutti mi dicevano che dovevo superare questa prova per poter giocare. È assurdo quando non sei mai passato da una cosa del genere. Inoltre sapevo che tanti occhi sarebbero stati puntati su di me. Ho sentito la pressione, non mi è mai capitato tanto come oggi, ma sono contento che sia finita”.
Hai avuto l’impressione di aver giocato perché mancava Borradori, oppure che avresti comunque ricevuto la tua chance?
“La situazione era chiara, dovevo passare il test. Giovedì è andato tutto bene, sono arrivato ieri mattina ed ero già nel lineup anche se c’era ancora Borradori. Quindi penso che avrei giocato comunque, ma non lo sapremo mai definitivamente”.
Non ti ha mai dato fastidio questo fatto del test sventolato ai quattro venti? Sembra che tu non sia adatto a giocare a hockey. Magari non la gente vicina all’ambiente, ma nel resto della Svizzera tanti colleghi o appassionati si chiedevano se fossi diventato un “rudere”. È passato un po’ questo messaggio…
“Evidentemente non ero felice per niente, ma capisco anche la situazione dello staff. È arrivato, deve dare un’impronta alla nuova linea. Io nella mia vita, per quanto concerne i test di condizione, sono sempre stato il peggiore in assoluto, anche a 17 o 18 anni. Devo dire che questo periodo mi ha aiutato tanto, ho lavorato molto e di sicuro mi sento meglio. Se il nuovo staff arriva e dice che ha una linea, deve rispettarla, attuarla e mantenerla. Se fa un’eccezione per me e dice che va bene così, perde un po’ di credibilità. Bisogna vederla anche dal lato dello staff, non solo dal mio. Posso giocare a hockey magari non facendo così bene a livello di condizione. È stato un messaggio chiaro e forte per tutti, a me in primis. Ho lavorato forte per tornare in squadra e continuerò a farlo per mantenere un posto”.
Un pensiero per il partente Diego Kostner, compagno di centinaia di battaglie?
“Diego è una splendida persona, è un giocatore che a me piace tanto. Quando era sul ghiaccio sapevi quello che avevi, sicurezza difensiva e qualità offensiva. Personalmente mi mancherà molto, sia come persona che come giocatore. L’hockey va così, va veloce, sono decisioni che prende la società. Penso che anch’io sia stato abbastanza vicino a essere mandato via. Mi dispiace che sia partito abbastanza in sordina, senza un grazie generale, magari salutando i tifosi. Questo è forse qualcosa che fa un po’ più male”.
Concludiamo con una battuta, il tuo primo cambio è durato una decina di secondi in più rispetto ai tuoi compagni di blocco, è subito arrivata un’occhiataccia di Tapola?
“Non l’ho guardato, avevo paura (Inti ride, ndr)”.


