
AMBRÌ – Dopo due anni lontano dall’hockey che conta, Peter Mettler è tornato nel giro. Il 45enne svittese, ex allenatore dei portieri della Nazionale svizzera e del Davos, è da una decina di giorni il nuovo Goaltending Consultant dell’Ambrì. Lo abbiamo incontrato per capire meglio la sua funzione e i motivi che lo hanno portato a questo comeback.
Peter Mettler, bentornato sulla giostra dell’hockey, come mai questa scelta?
“Il momento era quello giusto. Poi conosco Lars Weibel, i portieri e il club mi è molto simpatico. Insomma, il pacchetto d’insieme era l’ideale, mi sembrava appassionante e oltretutto s’incastra bene con le mie esigenze familiari e lavorative, considerando che continuo a lavorare in qualità di maestro di scuola. Avevo ricevuto in passato qualche altra telefonata, ma non le avevo prese troppo in considerazione”.
Weibel ha dovuto fare uso delle sue doti di convincimento per farti accettare la proposta?
“No, anche perché farsi convincere è sbagliato. Tu devi essere convinto, senza nessuna opera di convincimento. Ho incontrato gli allenatori, Lars e ovviamente anche Pauli Jaks. Tutti abbiamo avuto l’impressione che potrebbe essere una buona cosa questa collaborazione e quindi tutti insieme abbiamo deciso di iniziare questa avventura”.
È stato qualcosa di spontaneo oppure nella tua mente negli ultimi mesi ti frullava l’idea di tornare a fare qualcosa nel mondo hockeistico?
“Direi una bugia se ti dicessi che l’hockey non sia spesso presente nella mia mente, ma onestamente non avevo previsto o pianificato un mio ritorno in questa stagione”.
Spiegaci un po’ i concreti compiti che avrai ad Ambrì…
“Di base faccio parte dello staff tecnico. Mi occupo principalmente della fase difensiva, ovviamente legata ai portieri. Sono una persona aggiuntiva che ha un occhio in più di riguardo verso gli estremi difensori. In settimana osservo le partite al video e ritaglio le scene interessanti che poi guarderemo con Pauli e i portieri. Quando l’Ambrì gioca per esempio in casa il venerdì sono presente a partire da mezzogiorno e resto sino alla metà giornata del giorno seguente. Lavoro con Pauli Jaks, guardiamo appunto clip assieme ai portieri e seguo ovviamente il match. Il sabato mattina vado sul ghiaccio e alleno il portiere che non sarà titolare quella sera. Guardiamo un po’ i dettagli della settimana e cerchiamo qualche aggiustatura e miglioramento”.
Credo che per te sia pure interessante poter collaborare con Pauli Jaks. Entrambi potete approfittare della rispettiva esperienza per carpirvi a vicenda qualche trucco del mestiere e crescere insieme…
“Assolutamente sì. L’ultima cosa che ho fatto prima di accettare l’incarico è stata di sedermi a un tavolo e parlare da solo con Pauli. Gli ho detto che se avesse avuto il minimo dubbio, io sarei uscito da quella porta, me ne sarei andato e amici come prima. Abbiamo veramente deciso insieme che sarebbe stata una buona cosa e che entrambi avremmo potuto approfittare al fine poi di migliorare il prodotto. È questo il nostro obiettivo comune”.
Conosci Gilles Senn molto bene, avendolo già allenato a Davos. Anche Philip Wüthrich però non ti è certo sconosciuto, lo hai allenato a livello di Nazionali…
“Esatto, con Philip avevamo disputato insieme un Mondiale U20 a Buffalo nel 2018, inoltre abbiamo condiviso una parte di cammino con la Nazionale maggiore, durante il campo di avvicinamento ai Mondiali di Praga del 2024”.
Che ci dici di lui e di Senn?
“Li trovo entrambi dei magnifici ragazzi, abbiamo sempre avuto grande fiducia reciproca. Questa è la base di partenza al fine di poter lavorare bene insieme. Sono proprio contento di rivedere entrambi e di poter dare il mio contributo”.
Sono due portieri completamente diversi strutturalmente parlando, già solo per una questione fisica. Ciò rende ancora più interessante il tuo lavoro rispetto a se avessi due elementi più simili?
“Certo, anche perché appunto lavori su aspetti differenti, i due hanno temi diversi su cui concentrarsi, ognuno ha i suoi punti in cui deve migliorarsi. Come detto prima, la preparazione alla partita la svolge tutta Pauli Jaks con il portiere titolare, io invece dialogo con colui che non gioca. Si possono sfruttare queste sinergie, è molto intrigante per tutti noi, i due portieri lavorano con qualcuno e possono migliorare, questa perlomeno è la speranza”.
Sei reduce come detto da una pausa di praticamente due stagioni, visto che avevi deciso di lasciare il tuo lavoro da allenatore dei portieri per tornare a svolgere la professione di maestro. Hai comunque continuato a seguire le scene, analizzare un po’ i portieri, oppure ti sei distanziato dall’hockey in questo lasso di tempo?
“È vero, sono stato ‘assente per due anni’, ma Dario Bürgler è mio cognato e anche a causa sua sono stato spesso presente alla Gottardo Arena in qualità di spettatore e ho seguito tanto hockey alla TV, ovviamente con meno emozioni, con più distacco. Adesso evidentemente sono di nuovo più nervoso, l’hockey lo vivi in un’altra maniera quando ne fai parte. In questi ultimi due anni osservavo principalmente i dettagli di tutti i portieri, mentre adesso mi sono concentrato completamente e unicamente sui portieri della mia nuova squadra. Se non avessi continuato a seguire l’hockey, non sarei tornato, non sarebbe serio tornare dopo due anni di distacco completo”.
Hai anche fatto qualcosa per te a livello personale, sullo stile di leggere qualche libro o seguire qualche corso online di altri preparatori di portieri?
“Al mondo d’oggi è semplice, trovi in fretta e dappertutto video di altri coach. La domanda che devi porti è però se veramente è tutto così buono come viene venduto. Devi insomma avere un po’ di occhio e coltivare il tuo credo e le tue idee. Poi chiaro, puoi trovare input sempre validi da altre persone. Sono sempre stato in contatto con altri colleghi in questo periodo, prima di tutto perché tanti sono amici e gli scambi di opinione e di vedute sono importanti”.
Il tuo accordo con l’Ambrì è per la stagione corrente. Ti sei già fatto delle idee in merito al futuro e a un eventuale prolungamento della collaborazione?
“Il presente è importante, il momento. Il periodo è corto, va solamente sino a fine aprile, passa velocemente. Quando si arriverà lì tireremo le somme e valuteremo: sarò ancora un tema per il club? Sarà ancora un tema per me? Ora conta solo produrre ogni giorno al massimo, il resto non è importante”.
Potresti immaginarti di lasciare il tuo lavoro da maestro per tornare ad allenare a tempo pieno?
“Questa è la domanda jolly, vero (Peter ride, ndr)? Posso prendere il jolly? Hey, non lo so, ora come ora va bene così. Avevo deciso due anni fa di ritornare a esercitare in qualità di maestro per via della famiglia. Chi non ha mai cresciuto dei gemelli non sa quanti sforzi comporta e quanta energia sia necessaria. Ecco perché avevo smesso. Ora i bambini sono più grandicelli, è un po’ più semplice, ma voglio comunque trascorrere tanto tempo con loro. Chiedimi tra tre anni o cinque anni, non lo so, per intanto va benissimo così”.
Tua moglie e i bimbi ti hanno comunque sostenuto quando è arrivata la richiesta dell’Ambrì e non ti hanno stressato?
“No, mia moglie mi ha subito detto ‘Peter, se vuoi farlo, fallo’. Mia figlia maggiore Yara è tifosa dell’Ambrì per via di Dario (Bürgler, ndr) e quando le ho chiesto cosa ne pensasse mi ha semplicemente risposto ‘Assolutamente, devi farlo, papà, per favore, per favore’”.


