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Lugano

I Lions vincono di nuovo, Lugano gettato nel buio

Lo ZSC fa sua anche la seconda sfida ravvicinata con i bianconeri, linea ora a 8 punti. Non basta la rete di Loeffel alla squadra di Ireland, il coach è ora a rischio?

I Lions vincono di nuovo, Lugano gettato nel buio

LUGANO – ZSC LIONS

1-3

(0-0, 1-1, 0-2)

Reti: 21’11 Loeffel (Klasen) 1-0, 37’56 Sutter (Geering) 1-1, 43’12 Chris Baltisberger 1-2, 58’47 Bodenmann (Suter) 1-3

Note: Corner Arena, 6’193 spettatori. Arbitri Lemelin, Oggier; Castelli, Cattaneo
Penalità: Lugano 7×2′ + 1×5′ + 1×2′ (Lapierre), ZSC Lions 5×2′

LUGANO – Alla fine dalla curva – che aveva esposto lo striscione “Lottare, sudare, onorare” – parte il coro “non mollare mai”, un coro divenuto famoso con l’ultimo titolo svizzero, ma che oggi è puntualissimo nei momenti difficili.

Quello che sta vivendo il Lugano in questo momento è un momento difficile e delicato, di quelli in cui tutto sembra voler andare in malora e appena ci si mette mano per tentare di aggiustare le cose si fanno semplicemente più danni. Difficile dire come gestire questo momento, la squadra messa in pista per la rivincita contro i Lions non ha “tradito” il coach sul piano dell’impegno e dell’attitudine stavolta, ma è stata la testa a tradire i giocatori.

Brutto, bruttissimo segno quando c’è la paura di sbagliare, quando ci si accanisce sull’avversario con falli ingenui e di frustrazione quando non si riesce a compiere il gesto più semplice. I bianconeri erano nervosi, agitati, quasi sapessero che prima o poi le cose sarebbero andate storte, e non c’è cosa più probabile che succeda quando si è in pista con quel nervosismo.

Un unico momento è stato favorevole ai bianconeri, o meglio, un unico momento i bianconeri sono riusciti a passare positivamente, ed è stato quello arrivato dopo la rete di Loeffel. Contro una squadra comunque in difficoltà come quella di Serge Aubin, è bastato aumentare la velocità di pattinaggio per metterne in difficoltà la difesa, è bastato tirare dischi su Flüeler per far accadere qualcosa, è bastato semplicemente cominciare a fare le cose basilari per vedere una squadra con finalmente più fiducia.

Non è durato molto per la verità quel momento, perché i nervi tirati come corde di un violino sono sussultati al minimo tocco, e la penalità di Lapierre ha dato il via al nuovo buco nero in ci il Lugano ha gettato la partita.

Imperdonabile da parte del canadese, uno che dovrebbe dare l’esempio e che aveva per primo messo la parola “concentrazione” davanti alle ultime controprestazioni, perdersi in un gesto del genere. Una bastonata gratuita costata cinque minuti di inferiorità numerica e la doccia anticipata per lui, un gesto che ha privato il Lugano di una pedina importante e che fino a lì aveva disputato una partita discreta almeno per vivacità e concentrazione.

La rete di Sutter, arrivata allo scadere di quel lunghissimo powerplay, è caduta tra l’altro anche con l’errore di Merzlikins sulla presa di guanto, e se anche il portiere lettone cade nel buco assieme ai suoi compagni, allora sono dolori.

Non è quindi un caso che un’altra penalità ingenua, stavolta “guadagnata” da Fazzini, è stata l’arma con cui gli ospiti hanno gettato il Lugano definitivamente dentro quel buco, come Leonida con un calcio lanciò il messaggero persiano dentro al pozzo nel film “300”.

Fa anche un po’ di tristezza vedere il Lugano arrendersi così, quando alla Cornèr Arena dovrebbero essere i bianconeri a fare la parte dei prodi spartani, mentre oggi gli basta così poco per essere sconfitti con poco onore delle armi. È infatti durato poco anche il tentativo in 6 contro 5 nel finale, con il 3-1 di Bodenmann arrivato in maniera praticamente naturale.

Il momento è delicato, duro e piuttosto grave. La lettura del linguaggio del corpo non mente, una squadra che si muove in quella maniera, slegata e con i singoli che cercano pur con encomio di risolvere da soli la situazione è una squadra in grosse difficoltà.

Il nervosismo, i falli inutili e ingenui commessi contro i Lions sono un altro sintomo di un malessere generale. Ora la situazione si fa complicata anche in classifica – non più così corta – perché la linea dista otto punti e quei frutti che sarebbero stati assicurati dal famoso lavoro quotidiano per ora non sono nemmeno visibili. Attenzione, perché la rana è immersa nella pentola da mesi, e l’acqua è ormai quasi ad ebollizione…


IL PROTAGONISTA

Greg Ireland: Non nascondiamoci, saremmo ipocriti, nonostante le parole spesso di circostanza e giustamente atte a calmare gli ambienti, il coach canadese oggi rischia grosso.

Lo sapeva lui stesso da giorni che questa settimana sarebbe stata fondamentale per il Lugano e per lui stesso. Aveva chiesto una reazione ai suoi giocatori ed è arrivata solo a metà, sul piano del gioco e della disciplina il Lugano fa un passo avanti e due indietro a ogni partita.

Questi due match contro i Lions erano sfide ad un avversario diretto e le cifre parlano chiaro: zero punti, dieci gol subiti. Sabato c’è la partita di Rapperswil, in un momento in cui ogni cosa fa ormai paura. L’ultima volta non è andata bene.


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HIGHLIGHTS

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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