ZURIGO – Gli ZSC Lions hanno subito imposto la loro legge battendo il Davos per 6-1 nella prima sfida della semifinale. Quando gli zurighesi giocano così non ce n’è per nessuno, questa è perlomeno l’impressione dal fuori. Che ne pensa Chris Baltisberger?
“Volevamo cogliere subito la prima vittoria per avere una bella partenza, oltretutto dopo una pausa di una settimana. È stato un successo importante, anche per come è arrivato. Abbiamo giocato bene con tutte e quattro le linee, l’entrata in materia è stata dunque ottima, anche se lo scarto di reti è troppo ampio. Il Davos è in effetti stato pericoloso ed è una squadra forte”.
Avete effettuato molte deviazioni davanti alla porta, quello che bisogna fare nei playoff…
“Certo, era anche quello che ci eravamo prefissati dopo la prima serie contro il Kloten. Essere più diretti verso la gabbia avversaria, è sempre difficile per una difesa quando arrivano i dischi verso la propria porta e quando c’è traffico. Il portiere Aeschlimann è una delle forze del Davos, volevamo mettergli pressione, ci siamo riusciti, ora bisogna continuare così”.
Positivo anche il fatto che abbiate segnato tu e Baechler, gente della quarta linea, e non solo i soliti noti come Andrighetto oppure Malgin. È anche una sorta di ricompensa per il vostro bel lavoro…
“È molto bello questo fatto, è importante per me e i miei compagni di blocco mostrare al coach che sappiamo giocare anche noi a hockey e che può darci fiducia. Giostrare a quattro linee permette inoltre di dare anche maggior fiato alle prime due. Volevamo guadagnarci lo spazio e spero che l’allenatore abbia visto il nostro buon lavoro”.
Avendo finito prima la serie dei quarti di finale, hai staccato la spina oppure hai seguito in tv le altre sfide che si sono protratte sino a Gara 7?
“Ho guardato evidentemente in maniera intensa la serie tra Losanna e Langnau, dato che giocava mio fratello. Durante il giorno ho però cercato di passare ad altro e trascorrere del tempo con i miei bambini. Il problema? Pure loro vogliono sempre giocare a hockey con me (Baltisberger ride, ndr). Ormai siamo nella bolla dei playoff, tutti vogliono restarci il più a lungo, avere qualche giornata per cambiare l’aria fa però bene”.
A proposito di tuo fratello Phil, dopo tanti anni insieme siete separati. Fa strano?
“Evidentemente sì, se avessimo potuto scegliere avremmo continuato a giocare assieme, ma ormai l’hockey è un business scaltro. Phil ha avuto un’eccellente stagione a Langnau, ha mostrato a tutti di essere un ottimo difensore e di meritarsi tanto tempo di ghiaccio. Vorremmo ancora giocare assieme, come già detto, ma abbiamo pur sempre vinto fianco a fianco per due volte il titolo e per lui ora essere a Langnau è fantastico”.
Sei un animale da slot, per me da anni sei ormai tra i top in questo tipo di esercizio. Da dove viene questa tua abilità, già da giovanissimo avevi questa vocazione?
“Non credo che da piccolo sia stato qualcosa che mi abbia contraddistinto. Il ruolo l’ho scoperto e mi è stato dato, per così dire, più in là. Ho cercato con il passare degli anni di perfezionarlo. Sono sempre stato cosciente di giocare negli ZSC Lions, una squadra piena di grandissimi giocatori, tutti dei top. So quindi che se voglio giocare in powerplay devo essere quello che va davanti alla porta, non posso mica fare il regista. Nei tempi addietro, nelle giovanili, nessuno voleva fare questo tipo di lavoro, a me invece è sempre piaciuto e mi diverte tuttora. Ovviamente bisogna allenarsi molto, non solo mentalmente ma anche fisicamente. Io giocavo molto volentieri a tennis da bambino, forse deriva pure da lì questa mia capacità, ci vuole in effetti una grande coordinazione per questo tipo di lavoro, un po’ come nel tennis. Otto o nove estati fa, al fine di esercitarmi e affinare occhio e tecnica, ho avuto un’idea con il mio maestro di tennis: abbiamo lavorato con una di quelle macchine automatiche che gettano di continuo le palline da tennis, queste uscivano in continuazione e io cercavo sempre di deviarle”.
