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Ambrì Piotta

Upshall: “Qui per aiutare l’Ambrì a giocare senza timori, ho tante storie da raccontare”

Il canadese sul suo arrivo: “Adam Hall mi ha assicurato che avrei amato i colori biancoblù. Voglio dimostrare di poter ancora giocare ad alto livello e partecipare alla Spengler, ma attendo anche il derby contro Kapanen!”

AMBRÌ – Che Scottie Upshall non sia un giocatore come tutti gli altri, è apparso evidente sin dalle prime pattinate in biancoblù. La personalità di chi ha alle spalle oltre 800 partite NHL è venuta a galla immediatamente dalla nostra chiacchierata con il canadese, che alla Valascia porterà un carattere che sembra già aver colpito il suo nuovo spogliatoio.

“Le ultime 24 ore sono state parecchio lunghe, ma è stato bello poter incontrare la mia nuova squadra. In passato non ho giocato con nessuno dei ragazzi che ci sono qui, ma da avversari mi ricordo bene di D’Agostini e Flynn. Ad ogni modo sono stato accolto benissimo in spogliatoio, ho trovato una squadra con il sorriso sulle labbra e che potrà ricaricarsi grazie alla pausa”, ha debuttato il veterano.

La tua carriera è stata interrotta da un grave infortunio ad un ginocchio, da cui però ti sei ripreso…
“Sì, ora mi sento benissimo. Ho avuto bisogno di una lunga riabilitazione per riprendermi dall’operazione che ho subito lo scorso 7 novembre – dunque quasi un anno fa – ma quando sono tornato sul ghiaccio con i Dallas Stars lo scorso mese di settembre tutto è andato alla grande. Non sono riuscito a conquistarmi un posto in squadra, ma il mio principale obiettivo era quello di avere delle conferme a livello fisico. A quel punto trovare una squadra in Svizzera era il mio intento, e dopo aver parlato con Duca ho capito che questa poteva essere la giusta opportunità per me”.

Cosa ti ha convinto a varcare l’oceano e rimetteri in gioco in Europa?
“Con il passare degli anni ho sempre pensato che, se si fosse presentata l’occasione, avrei voluto provare a giocare in Europa. Ho tanti amici che hanno varcato l’oceano e tutti mi hanno parlato benissimo del vostro hockey e delle bravissime persone che vivono qui. La Svizzera inoltre è stupenda, e per me questa non sarà solamente un’esperienza sportiva ma anche culturale”.

Nonostante il camp con i Dallas Stars, avrai probabilmente bisogno un po’ di tempo per ritrovare le sensazioni giuste…
“Attualmente la squadra sta svolgendo un breve training camp di tre giorni, e per me era importante essere già presente per questa fase. In questo primo allenamento mi sono sentito molto bene, anche perché ho pattinato tutti i giorni ad alto ritmo per le ultime due settimane. Ovviamente la velocità d’esecuzione, il feeling con il disco e la capacità di sfruttare le opportunità arriveranno dopo qualche partita, ma l’obiettivo principale è contribuire nel rendere questa squadra migliore ed essere un buon compagno di squadra”.

Cosa ti aspetti di portare ad un club come l’Ambrì?
“Credo che la squadra si aspetti di vedermi portare esperienza ed energia. In carriera ho giocato quasi 800 partite NHL dunque ci sono alcuni miei comportamenti da cui gli altri giocatori possono imparare, soprattutto considerando che qui abbiamo un gruppo giovane. C’è una grande alchimia nel gruppo ed io voglio aggiungermi allo spogliatoio condividendo ciò che ho vissuto raccontando qualche storia interessante… Voglio aiutare l’Ambrì a giocare senza timori ed essere più competitivo”.

Anche quando eri senza contratto non hai mai smesso di allenarti duramente, questo mostra tutta la tua passione per l’hockey…
“Lo scorso anno ho sofferto molto il fatto di non essere sano abbastanza per poter giocare ad Edmonton. Avevo l’opportunità di giocare per la mia città, davanti ad amici e famigliari, ma sono stato fermato da quell’infortunio al ginocchio che per me è stato mentalmente difficile da accettare. Mi sono però detto che la mia carriera non sarebbe finita in quel modo, dunque ho fatto di tutto per mettermi nelle condizioni di tornare a giocare… Naturalmente speravo fosse in NHL, ma ora sono davvero felice di essere qui con la possibilità di dimostrare a tutti che posso ancora giocare ad alti livelli. L’hockey è divertente, e quando mi è stato tolto ho fatto di tutto per potermelo riprendere”.

Tra i tuoi obiettivi c’è la partecipazione alla Coppa Spengler, ma con la maglia del Team Canada…
“Già nel corso dell’estate avevo stabilito che se non fossi riuscito a tornare in NHL, il mio obiettivo sarebbe stato quello di giocare ancora una volta per il Team Canada. Il destino ha voluto che una nuova opportunità sia arrivata da una delle poche squadre che partecipa anche alla Coppa Spengler, ma il mio contratto dura sino a Natale ed abbiamo subito parlato chiaramente da questo punto di vista. Voglio dare tutto per l’Ambrì, e se questo mi permetterà di venir convocato dal Canada allora prenderò quella strada. Questo è il mio obiettivo, poi se le cose funzioneranno bene spero di poter continuare a giocare anche in biancoblù, ma questi sono discorsi che affronteremo a tempo debito”.

Con l’hockey europeo e le piste grandi hai già avuto delle esperienze, soprattuto in quel Mondiale targato 2009…
“Oltre al Mondiale 2009 avevo già giocato sulle piste grandi in occasione del torneo U18 in Slovacchia e l’U20 in Cechia, e in competizioni con un livello così alto impari uno stile diverso di hockey. In Europa si gioca maggiormente con il disco sul bastone e c’è un po’ più di tempo per effettuare le giocate, il tutto unito a tanto pattinaggio… Mentalmente penso mi ci vorrà un po’ per adattarmi, ma sono pronto per imparare tutto il necessario. A casa ho tre medaglie d’argento, dunque l’hockey internazionale mi ha già riservato delle soddisfazioni in passato”.

Cosa conosci invece dell’hockey svizzero e del suo campionato?
“Dal torneo in Svizzera mi ricordo un sostegno pazzesco da parte dei tifosi, abbiamo giocato a Zurigo e Berna e tutte le partite sembravano in un contesto da playoff. Mi aspetto una sensazione simile anche ad Ambrì, ho guardato alcuni spezzoni di partite su YouTube e tutte le persone con cui ho parlato mi hanno raccontato di quanto sia divertente giocare una partita di NLA”.

Nel corso della tua carriera hai giocato anche con Sami Kapanen, che ora è l’allenatore del Lugano…
“Ho un ottimo ricordo di lui. A Philadelphia ero arrivato tramite uno scambio che aveva visto Peter Forsberg fare il percorso inverso e finire a Nashville, e Kapanen è stato uno dei primi giocatori con cui ho legato. Nel mio primo giorno con i Flyers mi ha mostrato come funzionavano le cose, e si è assicurato che leggessi i vari cartelli presenti in spogliatoio, tra cui uno che diceva “Indossa la maglia come si deve, e noi penseremo a tutto il resto”. Questo aveva importanza perché in quegli anni i Flyers erano un club che faceva davvero di tutto per i suoi giocatori. Adoravo il modo in cui Kapanen giocava, ed è stato proprio lui a fornirmi l’assist per l’unico gol all’overtime che ho segnato nella mia carriera NHL. L’ultima estate ho anche incontrato suo figlio Kasperi, che gioca nei Maple Leafs, dunque si tratta di una grande famiglia di hockey… Ora però allena il nemico, non vedo l’ora di affrontare il suo Lugano nel derby, partita che da quel che mi dicono rappresenta proprio una di quelle esperienze per cui ho varcato l’oceano”.

Ad Ambrì ha invece lasciato un segno importante Adam Hall, con cui hai giocato nei Predators…
“Ho parlato con lui un paio di giorni fa. Quando ci siamo trovati come compagni di squadra a Nashville eravamo entrambi molto giovani, e lui ha poi avuto una bella carriera in NHL. Di Ambrì ha parlato davvero bene, in Ticino è nato il suo primo figlio ed ha apprezzato tanto l’opportunità di poter giocare qui per concludere la sua carriera. Mi ha assicurato che avrei amato vestire la maglia dell’Ambrì, vista anche la sua esperienza come compagno di squadra di Duca, dunque da parte sua ho avuto delle belle rassicurazioni sulla mia scelta”.

La scorsa primavera hai visto la tua ex squadra, i St. Louis Blues, vincere la Stanley Cup. Come hai vissuto quel momento?
“È stato bellissimo. Conosco tanti dei giocatori ed ero molto felice per loro, anche se in alcuni momenti il pensiero che avrei potuto far parte di quella squadra ha reso il tutto un po’ agrodolce. Ma a conti fatti quando vedi i tuoi amici alzare la Stanley Cup ti rendi conto che è una delle cose più belle in assoluto, è stato importante per l’intera città e tutte le persone che hanno aspettato a lungo la coppa. Ho poi raggiunto la squadra a Las Vegas per i festeggiamenti ed ho visto dall’interno cosa significhi vincere un trofeo del genere… È stato bello, i miei ex compagni hanno superato delle vere battaglie ed hanno fatto qualcosa di speciale”.

Capo redattore e fondatore, Andrea Branca si occupa di tutti gli aspetti gestionali e redazionali. Si è laureato in Scienze della Comunicazione con un Master in Gestione dei Media all'Università della Svizzera italiana.

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