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Ambrì Piotta

Un ottimo Ambrì paga caro il suo unico errore, il Berna vince 1-0

Cereda ha mandato in pista un Ambrì organizzato alla perfezione, ma Ebbett ha sfruttato un disco gestito malamente da Jelovac ed Emmerton nel terzo tempo

Un ottimo Ambrì paga caro il suo unico errore, il Berna vince 1-0

ambri
AMBRÌ – BERNA

0-1

(0-0, 0-0, 0-1)

Reti: 44’05 Ebbett (Kämpf) 0-1

Note: Valascia, 4’100 spettatori. Arbitri Stefan, Hebeisen; Castelli, Wüst
Penalità: Ambrì 4×2′, Berna 2×2′

AMBRÌ – Perfetti, se non per una piccola letale sbavatura. Si può riassumere così la partita giocata martedì sera dall’Ambrì Piotta, che contro i campioni in carica del Berna ha fornito una prestazione eccellente sotto tanti punti di vista, salvo venir punito oltre misura per un disco regalato agli orsi proprio nel metro quadrato più caldo della pista, che un cecchino come Ebbett ha immediatamente trasformato nella giocata vincente.

Come successo poco più di un mese fa alla PostFinance Arena, una leggerezza individuale – in quel caso di Collenberg, stavolta di Jelovac in combutta con Emmerton – ha impedito ai leventinesi di capitalizzare una partita giocata a livello di organizzazione di squadra in maniera ineccepibile, tanto da annullare per la maggior parte dei 60 minuti la differenza dei valori in pista.

Certo, Arcobello e compagni hanno avuto qualche fiammata di pura genialità hockeyistica, ma la squadra di Jalonen è stata costretta a vivere di episodi isolati e delle giocate individuali dei tanti loro fuoriclasse, senza mai riuscire a prendere in mano il momentum del match e a schiacciare l’Ambrì nel suo terzo.

Tutt’altro, la squadra di Cereda ha fatto un ottimo lavoro nel costringere gli orsi a girare alla larga da Conz, ed infatti gli ospiti non sono praticamente mai riusciti ad operare per vie centrali, andando a scontrarsi con un buon lavoro in zona neutra ed una copertura altrettanto attenta nel proprio terzo da parte dell’Ambrì.

L’esempio più lampante lo si è avuto durante i quattro boxplay affrontati dai leventinesi nella prima metà di partita, fasi che si temeva il Berna potesse sfruttare per dare una sterzata a suo favore al match. Invece ad uscirne rinfrancato è stato l’Ambrì, capace di giocare delle ottime inferiorità numeriche e di sfruttare questi momenti per compattarsi ancora di più.

Per onore di cronaca bisogna segnalare che il Berna è riuscito a far vibrare i ferri della porta di Conz addirittura in tre occasioni nei primi dieci minuti – con Noreau, Arcobello e Moser – ma la squadra di Cereda è stata messa talmente bene in pista per tutto il match che nonostante questi episodi, “ai punti” le due squadre ne sono comunque uscite alla pari.

Sul fronte offensivo i biancoblù hanno costruito come sempre le loro occasioni lavorando alla balaustra, con tanti dischi mandati in profondità e poi recuperati con un forecheck che se applicato come chiede Cereda è efficace contro qualsiasi avversario. Meno evidente invece trovare dei tiri puliti verso la gabbia protetta da Genoni, ed in questo senso si ha avuto la dimostrazione di come anche i top team debbano avere un fondamentale lato “operaio” per avere successo.

Il Berna è infatti la squadra che blocca più tiri in tutta la lega, ed anche alla Valascia ben 19 conclusioni biancoblù si sono spente addosso ad un giocatore di movimento ospite, rendendo davvero difficile trovare il modo di segnare. Le limpide opportunità si contano effettivamente sulle dita di una mano, anche perchè quelle due fasi di powerplay che avrebbero potuto portare al pareggio non sono state giocate particolarmente bene. In particolare Emmerton e D’Agostini ci sono comunque andati vicini in almeno 2-3 circostanze, ma nessun rimpallo favorevole ha dato una mano ai biancoblù.

Complessivamente ne è così scaturita una partita che nessuna delle due squadre meritava di perdere, ma che indubbiamente l’Ambrì ha giocato con tutti gli argomenti necessari per ottenere un risultato positivo. Peccato, anche se la sensazione è che i leventinesi abbiano giocato al massimo delle loro attuali possibilità, ed il pubblico della Valascia ha risposto alla prestazione con convinti applausi anche dopo la terza sirena.

“Attuali possibilità” perché ci sono indubbiamente elementi che possono dare di più, ed altri come Monnet e Guggisberg che potrebbero in futuro aggiungere a questo gruppo quel pizzico di tecnica in più per districarsi con maggiore versatilità in diversi tipi di situazioni.

Martedì è inoltre stato riportato in seconda linea Lhotak, risultando però l’attaccante meno impiegato dell’incontro, ad eccezione del 13esimo Patrick Incir. Se il giovane ceco riuscisse finalmente ad ingranare una marcia in più, per la seconda linea dell’Ambrì – ancora “potenziata” per necessità da un Müller schierato all’ala – sarebbe una manna da cielo.

Oltre all’amaro gusto della sconfitta dopo una prestazione eccellente, all’Ambrì rimane la tegola dell’infortunio al difensore Christian Pinana, toccato duro nel secondo tempo da Dario Meyer, intervenuto in maniera totalmente scomposta alla balaustra ed incredibilmente graziato dai direttori di gara, invero poco brillanti per tutto l’arco del match.

Nel finale Cereda ha provato il tutto per tutto richiamando in panchina Conz – bravo anche stavolta – ma il Berna ha continuato a controllare i tiratori biancoblù, rimasti con il colpo in canna anche nel finale. Peccato, ma martedì si è avuta la dimostrazione che le “belle sconfitte” nell’hockey possono esistere per davvero.


IL PROTAGONISTA

Igor Jelovac: La sfida della Valascia si è giocata sui binari di un grande equilibrio, e questa considerazione diventa automaticamente un complimento per l’Ambrì, che ha saputo giocare alla pari della squadra più quotata del campionato.

In una sfida così tirata il protagonista si trasforma di conseguenza in colui che purtroppo commette l’errore fatale, e stavolta purtroppo l’ingrato compito è toccato a Jelovac. L’ex Bienne è apparso in alcune altre circostanze in difficoltà, ma ad inizio terzo tempo ha commesso l’errore fatale di avviare un’uscita dal terzo mandando il disco proprio nello slot. Il resto, come si suol dire, è storia.


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