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Un nero Natale per il Lugano, sconfitto in casa dal Losanna

I bianconeri si comportano discretamente in difesa ma mancano di aggressività e di idee. Decisivo il gol di Genazzi, Pelletier esordisce con due sconfitte

Un nero Natale per il Lugano, sconfitto in casa dal Losanna

LUGANO – LOSANNA

0-2

(0-1, 0-0, 0-1)

Reti: 15’58 Genazzi (Moy, Almond) 0-1, 59’40 Bertschy (Jooris) 0-2

Note: Corner Arena, 6’120 spettatori. Arbitri Lemelin, Nikolic; Kovacs, Bürgi
Penalità: Lugano 3×2′, Losanna 2×2′

LUGANO – Il 2019 del Lugano va agli archivi come annus horribilis, e per non smentire la tendenza all’antivigilia di Natale è arrivata un’altra sconfitta, perdipiù casalinga, contro il Losanna.

Inizia quindi con due partite da zero punti l’avventura di Serge Pelletier (con Paul Di Pietro in panchina contro i biancorossi) alla guida del Lugano. Certo, non ci si aspettavano miracoli da parte del coach svizzero-canadese, arrivato in una situazione di piena crisi alla Cornèr Arena prendendo in mano una squadra a terra sotto diversi punti di vista.

Se alla Vaillant Arena di Davos sabato sera si erano visti alcuni passi incoraggianti, alla Cornèr Arena il Lugano ha inchiodato sul freno, rendendosi incapace di pungere in attacco e giocando senza quel mordente e quella voglia di chi vuole uscire da una situazione preoccupante e complicata.

Tornato a schierare Postma dopo averlo lasciato in tribuna nei Grigioni, Pelletier ha mandato in pista una squadra che in retrovia si è dimostrata ancora una volta piuttosto solida e compatta, facendosi in verità scappare solo poche volte qualche attaccante ospite, come in occasione dell’azione che ha portato al fallo di Riva e al conseguente game winning gol di Genazzi in power play.

I problemi maggiori semmai sono apparsi molto evidenti dalla linea rossa in avanti, dove oltre a pasticciare e a cercare di mettere assieme un paio di timidi schemi, i bianconeri si sono mostrati completamente privi di idee e cattiveria, facendo una fatica colossale a penetrare lo slot davanti a Stephan.

Poca fisicità, pochissimi dischi giocati d’anticipo e nessuna mossa che potesse variare qualcosa e creare l’alternativa al solito disco nell’angolo, il Losanna ha avuto vita fin troppo facile nell’arginare le azioni del Lugano e portare gli attaccanti negli angoli e alle assi, altri posti in cui gli uomini di Peltonen hanno quasi sempre avuto la meglio.

C’è anche infatti l’impressione forte che questa squadra abbia problemi di brillantezza fisica, che abbia perso l’esplosività necessaria, e il fatto che stia sempre a rincorrere l’avversario e non esca quasi mai con il disco sul bastone dai duelli individuali fanno degli indizi piuttosto importanti.

È difatti simbolico come anche i migliori pattinatori della squadra, come Suri, Loeffel o Walker abbiano sempre fatto una fatica pazzesca a tenere il ritmo e contenere gli strappi degli avversari, e questo non può che portare a passare la partita a rincorrere il disco e se si rincorre il disco non si può fare gioco.

Sembra una facile filastrocca, ma è la semplicità dell’hockey, se non si ha la condizione necessaria diventa impossibile impostare qualunque tipo di sistema, figuriamoci poi se la squadra ha già i suoi bei problemi a trovare qualche soluzione dopo la metà del ghiaccio.

Lo si sapeva, il lavoro per Pelletier e il suo staff si preannuncia complicato e molto duro, il nuovo coach bianconero eredita una squadra che sta più vicino a delle macerie piuttosto che a un abbozzo di gruppo da plasmare e i problemi si confermano più profondi di quello che potevano apparire un primo momento.

Sarebbe stato troppo facile se fosse arrivata la tipica reazione da cambio in panca, se non c’è stata nemmeno sul piano emozionale significa che il paziente ha bisogno di una cura piuttosto invasiva.

Non ci dilungheremo nemmeno sul discorso ritrito degli stranieri, anche se ad oggi il Lugano ne concede almeno tre agli avversari, fatto è che tutta la squadra risente del momento e pochissimi sanno perlomeno accendere la lampadina in qualche occasione, come Bertaggia, il ritrovato Loeffel e fortunatamente anche Zurkirchen nel suo ruolo solitario.

La classifica piange intanto, le due forchette citate da Pelletier al suo arrivo dovranno essere ben capienti per far cambiare rotta a questa squadra. Altro che Natale di bagordi e addobbi, alla Cornèr Arena le festività prevedono tanto lavoro e nuove idee, sperando che il 2020 si porti via tutto il carbone del 2019, un anno nero.


IL PROTAGONISTA

Josh Jooris: Lo si vede poco sul ghiaccio, non fa mai nulla di appariscente o eclatante, ma è rarissimo vederlo fare un movimento sbagliato, perdersi un uomo in backcheck o gestire malamente un disco.

L’utilità del canadese la si evince proprio in partite come queste, non belle o spettacolari, ma che richiedono tanto lavoro e sacrificio e l’esperienza di centri come lui, capace pure di risultare il migliore della partita agli ingaggi con il 60% di riuscita.


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HIGHLIGHTS

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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