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Tutto su Schneider ad Ambrì nella nostra intervista a 360 gradi

(Branca)

BIASCA – Cory Schneider, portiere dei Vancouver Canucks e passato in seguito al lockout NHL all’Ambrì Piotta, ha svolto il suo primo allenamento con la sua nuova squadra giovedì mattina a Biasca. Il suo debutto è previsto già sabato a Kloten, dato che tutti gli aspetti burocratici relativi al trasferimento in NLA sono già stati archiviati.

Schneider, di doppia nazionalità svizzera e statunitense, venne draftato nel 2004 dai Canucks al primo turno, 24esima scelta assoluta, passando poi gli anni successivi presso Boston College e – successivamente – in AHL nelle file dei Manitoba Moose. Richiamato a Vancouver “a singhiozzo” nei momenti di bisogno, dal 2010 si è stabilito in NHL ed ha visto la sua consacrazione nei recenti playoff, dove ha di fatto scalzato dal ruolo di titolare Roberto Luongo e convinto la dirigenza a puntare su di lui come starting goalie per il futuro. La carriera di Luongo, per contro, continuerà probabilmente in un’altra franchigia nel momento in cui il lockout NHL finirà.

La conferenza stampa è stata introdotta da JJ Aeschlimann, che ha spiegato la scelta di presentare il giocatore a Biasca e non in una location come quella di Ascona visto che l’opzione “sfarzosa” aveva portato poco fortuna a Pacioretty. Si spera dunque che con una presentazione diversa Schneider possa dare spettacolo sul ghiaccio. È stato inoltre precisato che l’arrivo di Schneider è stato permesso dagli stessi finanziatori di Pacioretty, ma che questo non preclude l’arrivo di un altro giocatore NHL.

(Branca)

Allora Cory, com’é andato il viaggio? Quali sono le tue prime impressioni riguardo la nostra nazione?
“Il viaggio è stato lungo ma non è stato così male, sono abituato a volare e dunque non mi ha disturbato troppo. Il fusorario invece è un po’ pesante (9 ore, ndr) e ne risento un po’. La mia prima impressione sulla vostra nazione è che sembra veramente bella, storica ma nuova allo stesso tempo, non vedo l’ora di visitarla per bene”.

Avevi già visitato la Svizzera in precedenza?
“No, questa è la prima volta che ci vengo, anche se ho fatto delle ricerche in internet. Non è solamente un cambiamento hockeystico quello che mi aspetta, ma anche a livello culturale e la cosa mi fa molto piacere”.

Quali sono i legami che hai con la nostra nazione? Sappiamo che hai una licenza svizzera, dunque quale dei tuoi parenti vive o ha vissuto qui?
“Il nonno di mio padre, dunque il mio bisnonno, era svizzero, di Reigoldswil (Basilea Campagna, ndr). Non ci sono mai stato, ma magari ne avrò l’occasione ora che sono qui. D’altronde ho ancora dei parenti qua che magari incontrerò. La licenza è una cosa di cui si è occupato mio padre quando ero giovane, tramite la cancelleria svizzera. Sono contento che il suo gesto sia alla fine sfociato in questa opportunità”.

Hai voluto firmare un contratto solamente fino al termine di questo anno solare, con comunque un’opzione sino al termine della stagione: una scelta dettata dal lockout?
“In parte anche per quello. Sono sotto contratto con Vancouver dunque se il lockout dovesse terminare ovviamente tornerei lì. Abbiamo deciso di definire il contratto sino al 31 dicembre per vedere come evolverà la situazione del lockout, ma se la stagione dovesse essere cancellata sono sicuro che la società farebbe valere l’opzione compresa nel mio contratto e resterei sino al termine del campionato”.

Come sei stato contattato dai biancoblù?
“Tramite il mio agente, che conosce delle persone qui da voi, questo club è stato tra i primi a mostrare molto interesse sin dall’inizio. Ho trovato Ambrì un’opzione interessante e gli ho detto di lavorarci. Non avevo ricevuto comunque molte offerte da altri club al di fuori della Svizzera ad essere sincero, mentre qui il fatto che io abbia la licenza per poter giocare come svizzero ha scatenato più interesse”.

(Y. Leonardi)

Hai cercato delle informazioni riguardo l’Ambrì prima di decidere? Hai chiesto ad altri amici/giocatori riguardo questa squadra?
“Non proprio, anche se onestamente non conoscevo molto riguardo il club. Mi sono limitato a fare qualche ricerca in internet, anche perché non molte persone dove ero io conoscono la vostra realtà. Non ho sentito Max Pacioretty perché non lo conosco, ma ho parlato con il mio preparatore dei portieri, Brian Daccord che ha giocato qua da voi, che mi ha detto un sacco di belle cose. Ho trovato la Svizzera molto interessante e credo che nel vostro paese ogni luogo sia un bel posto dove vivere”.

Come ti aspetti che sia il livello del nostro campionato?
“Mi aspetto che sia veramente un’ottima lega, ho giocato contro le vostre rappresentanti nazionali nei vari tornei internazionali ed erano molto forti. Avete degli ottimi giocatori svizzeri e con l’aggiunta di giocatori provenienti dalla NHL il livello si è innalzato ulteriormente. Non mi aspetto che sia molto diversa dalla NHL, tranne forse lo stile di gioco”.

Ti sei allenato negli ultimi mesi? Ti senti in forma?
“Sì, mi sento in buona forma anche se non ho giocato nessuna partita dai play-off della scorsa stagione. A Vancouver mi sono trovato spesso con dei miei compagni come per esempio i fratelli Sedin, cercando di restare in forma, anche se finché non inizi a giocare delle partite vere non puoi mai essere al 100%”.

Vieni da un team che ha vinto il President Trophy per due anni e ti appresti a giocare in una delle squadre più deboli della lega. Questo significherà per te molto lavoro in più e molta pressione anche dai tifosi…
“Per me va bene, penso che come portiere non ti deve importare quanti tiri ricevi. Spero di essere venuto qui per fornire un vantaggio all’Ambrì e aiutarli a vincere qualche partita. Non dobbiamo pensare troppo alle altre squadre, credo che abbiamo in rosa degli ottimi giocatori e degli ottimi compagni di spogliatoio”.

Altri NHLer venuti in Svizzera come Kane e Seguin hanno detto che la cosa che più li ha colpiti qua da noi è il tifo, con i supporter che tifano tutto il tempo in maniera incredibile, cosa che in NHL non sempre accade. Cosa ti aspetti dai tifosi biancoblù, che in Svizzera sono tra i più numerosi? Cosa ti aspetti dal primo match alla Valascia?
“Il coach mi ha detto che c’é un bell’ambiente qui. Ho giocato in Europa alcune volte e l’energia che la folla ti dà è diversa rispetto a quella in Nordamerica. I tifosi sono molto coinvolti nel match e penso che sia una cosa veramente cool, non vedo l’ora di giocare la mia prima partita, specialmente la prima in casa”.

(Y. Leonardi)

Una delle cose che ti ha un pò frenato nella scelta di venire in Europa è stata la grandezza delle piste. Cosa dovrai cambiare nel tuo modo di parare per adeguarti? È davvero così difficile per te?
“Spero che non sia una sfida troppo impegnativa, ho notato che devo cambiare un po’ la mia angolazione e modificare leggermente il mio stile di gioco: ci sono più passaggi da parte degli avversari ed i playmaker hanno più spazio. Il mio primo allenamento mi è servito per aggiustare un po’ le cose, spero che dopo domani e sabato le cose siano già migliorate. Cercherò comunque di non pensarci troppo durante le partite”.

Tu fai parte del “Player Negotiating Committe”. Il fatto che tu abbia deciso di venire in Europa è da interpretare come un brutto segnale per la questione del lockout?
“Non necessariamente, il fatto di trovarmi qui non ha nulla a che vedere con il mio ruolo nelle discussioni tra NHL ed NHLPA, dato che non so nulla di più di quanto non sappiano tutti gli altri su questa questione. Semplicemente mi sento di trovarmi in un momento della mia carriera in cui devo giocare molto, dunque non posso permettermi di saltare un’intera stagione restando fermo per un totale di 18 mesi. Credo che questa sia un’opportunità per competere ad un buon livello e, se la stagione verrà definitivamente cancellata, resterò qui sino alla fine e sarebbe ottimo. D’altro canto, sarebbe altrettanto ottimo se si arrivasse ad un accordo così da poter tornare a Vancouver”.

A Vancouver hai strappato un nuovo contratto e, ora che hai 26 anni, è giunto il momento di conquistare un posto da titolare…
“Credo che sia un progresso naturale dopo aver passato 3 anni nelle leghe minori ed altre 2 come secondo portiere. Mi sento pronto per giocare da titolare in NHL, ma Roberto Luongo per ora è ancora con i Canucks, dunque anche la prossima stagione se sarà il caso troveremo il modo di far funzionare la cosa. Siamo buoni amici e ottimi compagni di squadra, ma naturalmente punto al posto da titolare”.

A metà risposta l’intervista è stata interrotta dallo sparo di una mina. Simpatica la reazione di Schneider: “What the hell was that?”, con la risposta di Aeschlimann che è stata: “Ah… ho dimenticato di avvertirti che siamo in guerra!”. Non perdetevi il siparietto nell’intervista audio a fine articolo!

(Branca)

A Vancouver i media ti mettevano spesso a confronto con Roberto Luongo per il posto da titolare. Ora che sei in Svizzera si parlerà molto del fatto che Nolan Schaefer sarà relegato a secondo portiere… Personalmente come gestisci i rapporti con i tuoi compagni di reparto?
“Sinora Nolan è stato molto gentile con me e mi ha accolto positivamente. Sicuramente per lui è una situazione difficile ed il fatto di dover occupare il posto che prima era di un altro giocatore è uno dei fattori che mi ha fatto aspettare sino ad ora prima di venire in Europa. Io sono arrivato perchè è stato l’Ambrì a chiamarmi, dunque sono sicuro che è una situazione che potremo gestire senza troppi problemi”.

Se la NHL fosse partita saresti stato il portiere titolare dei Canucks. Quanto è frustrante per te non poter giocare in quella che sarebbe stata finora la stagione più importante della tua carriera?
“È decisamente frustrante, non vedevo l’ora di giocare e fa rabbia vedere come è evoluta la situazione. Dopo tutto, però, ho aspettato tanto tempo per poter avere l’opportunità di essere titolare a Vancouver, dunque posso aspettare ancora un pochino. Sarò davvero eccitato quando potrò cogliere quell’opportunità”.

Lo scorso anno con Vancouver siete stati eliminati al primo turno dei playoff dai Los Angeles Kings… Cosa vi manca ancora per fare il grande passo verso la Stanley Cup?
“Abbiamo tanti elementi al giusto posto: ci sono delle superstar come i fratelli Sedin, giocatori che danno profondità alla squadra ed una buona base difensiva. Siamo arrivati in finale nel 2010 mentre lo scorso anno ci hanno estromesso al primo round, questo significa che c’è tantissima competitività all’interno della lega ed ogni anno ogni squadra può avere un’opportunità di arrivare alla Stanley. Non credo che siamo troppo lontani dall’obiettivo, la chiave sta nell’entrare al massimo della forma alla fine dell’anno e non all’inizio”.

Se la NHL dovesse iniziare, credi che le squadre come Vancouver siano avvantaggiate avendo una rosa che si conosce da tempo? Compagini come i Minnesota Wild, che hanno operato molto sul mercato, potrebbero faticare all’inizio?
“Sicuramente, con un training camp corto è sicuramente meglio avere una squadra di veterani che ha giocato assieme da molto tempo e che conosce il sistema e lo staff. Il calendario ridotto potrebbe inoltre avvantaggiare i giocatori più in là con gli anni, che dovrebbero così affrontare meno partite prima di arrivare ai playoff. Una regular season di 82 incontri è davvero lunga”.

ASCOLTA L’INTERVISTA AUDIO A CORY SCHNEIDER:

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Nicola Martinetti

Studente universitario al primo anno di Scienze della Comunicazione all'USI, segue giornalmente lo sport a 360°. Gestisce tutto quello che riguarda le interviste per il sito, seguendo da vicino e con passione in particolar modo l'Ambrì Piotta.