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Ti racconto una partita

Ti racconto una partita: quando scoppiò una rissa in tribuna tra i Bruins e i fans dei Rangers

In uno degli epiloghi più pazzi di sempre, quella serata del 1979 al Madison Square Garden finì con una bagarre mai vista. Le tensioni tra le due squadre e con le forze dell’ordine si protrassero per anni

© NY Daily News

Ripensandoci oggi la scena ha dell’incredibile, quasi fosse uscita da quel pazzo film “Slapshot” che solamente due anni prima era arrivato nelle sale. Ma quanto successo il 23 dicembre 1979 al Madison Square Garden di New York non aveva nulla di inscenato, ed anche ora dopo oltre 40 anni si rimane a bocca aperta di fronte all’epilogo di quella famosa sfida tra Rangers e Bruins.

Le due squadre si erano date battaglia per tutta la serata, e con i padroni di casa sotto per 4-3 il mitico Phil Esposito aveva avuto sul suo bastone il puck del pareggio, ma non era riuscito a superare il portiere avversario. Suona la sirena, l’attaccante spacca il bastone in preda alla frustrazione e si avvia verso gli spogliatoi. Poi si volta, dall’altro lato della pista si era accesa una di quelle classiche scaramucce di fine partita, con qualche sano regolamento di conti prima di una bella doccia calda. Non quella sera.

Durante le animate discussioni tra le due squadre un tifoso dei Rangers presente in tribuna – tale John Kaptain, ai tempi trentenne – pensò infatti di mostrare il suo disappunto e colpì l’enforcer dei Bruins, Stan Jonathan, con una rivista. Il colpo provocò un taglio sul volto dell’attaccante, che sorpreso si vide anche rubare il bastone dal tifoso oltre il plexiglass.

Il suo compagno Terry O’Reilly – che in quella stagione aveva fatto registrare un numero record di 22 fightsreagì immediatamente, convinto che lo spettatore avesse colpito Jonathan con un pugno. La sua reazione non ebbe mezzi termini, scavalcò la balaustra e si precipitò in tribuna per dare una sonora lezione al tifoso di casa.

Qualche secondo dopo furono diversi i giocatori dei Bruins a seguirlo, tra cui Mike Milbury, il quale aveva nel frattempo già raggiunto gli spogliatoi ma tornò in pista per prendere parte alla zuffa. Alla fine i giocatori di Boston nelle tribune del Madison Square Garden furono 18 – praticamente tutta la squadra – e gli scambi di cortesie con gli spettatori degni della più classica rissa da saloon in un western.

Kaptain, che era stato il tifoso ad accendere la miccia, non la passò liscia. Famosissima infatti la scena in cui Milbury lo colpisce utilizzando la sua stessa scarpa, dopo avergliela tolta in preda alla foga. “Shoe incident” rimane ancora oggi uno dei termini maggiormente associati all’ex difensore dei Bruins, volto che chi segue la NHL in TV conosce benissimo per la sua fissa presenza come opinionista su NBC.

Alla fine la sicurezza della pista riuscì a dividere i giocatori dai tifosi dei Rangers, anche se gli scontri continuarono sulla settima strada, dove oltre 300 fans presero d’assalto il bus dei Bruins prima di essere dispersi dalla polizia.

Un mese più tardi la NHL tirò le somme sull’accaduto, sospendendo per otto partite O’Reilly, mentre Milbury e McNab se ne presero solamente sei. Tutti i giocatori dei Bruins (escluso Cheevers, che rimase negli spogliatoi dopo essersi scolato un paio di birre) vennero inoltre multati di 500 dollari.

Le conseguenze di quella serata si sentirono per anni. Ogni volta che i Bruins facevano visita ai Rangers il dispositivo di polizia era imponente, con rinforzi provenienti da Boston e puntali tensioni tra tifosi e forze dell’ordine.

La franchigia del Massachusetts non accettò mai le versioni dei fatti che avevano portato a multe e squalifiche, con il presidente Paul Mooney che aveva affermato di essere “molto fiero dei nostri giocatori e del modo in cui si sono comportati in una circostanza decisamente particolare”. Il tifoso John Kaptain sporse invece denuncia contro i Bruins, ma l’azione legale venne abbandonata dopo poco.

Da allora invece le piste NHL non furono più le stesse. Qualche giorno più tardi infatti la lega cambiò il regolamento ed introdusse l’obbligo di installare dei plexiglass di altezza maggiore, per evitare il ripetersi di episodi simili. Ha funzionato, quella serata del Madison Square Garden fu decisamente unica.

Capo redattore e fondatore, Andrea Branca si occupa di tutti gli aspetti gestionali e redazionali. Si è laureato in Scienze della Comunicazione con un Master in Gestione dei Media all'Università della Svizzera italiana.

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