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Lugano

Terza vittoria a Ginevra, il Lugano ha in mano il primo match ball

GINEVRA – LUGANO

2-3

(0-0, 0-1, 2-1; 0-1)

Reti: 21’54 Pettersson (Bertaggia, Ulmer) 0-1, 40’15 Vukovic 1-1, 44’44 Romy (Antonietti) 2-1, 59’45 Hofmann 2-2, 61’22 Martensson (Klasen, Vauclair) 2-3

Note: Les Vernets, 7’135 spettatori. Arbitri Eichmann, Stricker; Borga, Kaderli
Penalità: Ginevra 6×2′, Lugano 8×2′

GINEVRA – L’hockey è fatto di tanti piccoli movimenti, di situazioni velocissime e impercettibili che possono cambiare una storia intera. Okay, questo lo abbiamo già scritto, ma quello che è successo nel finale di Gara 5 è l’esempio perfetto ed incredibile per profusione delle emozioni, da lasciare senza fiato e con gli occhi lucidi tifosi, addetti ai lavori e semplici amanti dello sport.

Klasen che non controlla un disco e disturba quel tanto che basta Pyatt per impedirgli di tirare a porta vuota, Hofmann che trova il pareggio a 15 secondi dalla fine, Martensson che con la sua mano fredda regala il primo match ball ai bianconeri. Il tutto in circa 3 minuti di gioco, pausa esclusa.

Il cuore della squadra, il coraggio di Shedden e la freddezza dei leader che permette di vincere la quinta trasferta di playoff consecutiva, quando in pochi avrebbero scommesso su un nuovo abbordaggio a Les Vernets, tanto sembrava pesante quella mazzata alla Resega di sabato.

Il Lugano invece ha saputo fare reset, ripartire di nuovo da zero senza farsi prendere dal panico, e incoraggiato anche dai rientri di Vauclair e soprattutto Pettersson, ha disputato un’ottima partita sul piano della disciplina e della pazienza, attendendo i padroni di casa quanto basta senza mai farsi schiacciare veramente.

Una partita portata avanti con intelligenza e tanto lavoro, tanto backchecking collettivo senza mai cadere nel “catenaccio”, e la rete del rientrante Pettersson – primo centro nei playoff – con un ottimo lavoro di inserimento nello slot, sembrava dare nuovo brio ai bianconeri. Lo svedese ha mostrato cosa voglia dire dare un contributo tangibile nei playoff, sbattendosi su tutto il fronte di gioco, operando in forechecking e muovendosi con intelligenza senza il possesso del disco, insomma, tutta un’altra cosa rispetto a Stapleton.

Il rientro del numero 71 ha permesso a Brunner di tornare nel secondo blocco, e con Hofmann al centro, la linea ha riguadagnato gran parte della sua vivacità nonostante abbia peccato di precisione, difetto largamente riparato dal 2-2 in zona disperata.

Prima di questo però, i bianconeri hanno fatto in tempo a cadere nello sconforto nel terzo periodo, colpiti a freddo da Vukovic e poi da Romy, con in entrambi i casi Merzlikins più che discutibile nei suoi interventi. Lì sono cominciati i piccoli giochini e i dettagli che agli occhi di alcuni contano poco, come le provocazioni e i sorrisini beffardi, i colpi e i blocchi davanti a Merzlikins e la capacità di Hirschi e compagni di rialzarsi e non crollare.

Poi la citata mossa della disperazione – che disperazione non era ma “semplice” coraggio – nel togliere Merzlikins a più di 2 minuti dal termine e inserire 6 attaccanti, con la storia raccontata sopra, quella con protagonisti Klasen, Hofmann e il freddo Martensson, che ha messo la firma su un successo tutt’altro che scontato.

È proprio vero, ogni partita è una storia, e ogni storia deve essere raccontata, perché nello sport, nell’hockey in particolare, nulla è scontato e tutto è da scoprire. Ora però il Lugano deve raccontarne un’altra di storia, senza farsi tremare le mani mentre scorre sulla pagina per finalmente sfatare il tabù casalingo di questa pazza semifinale, e soprattutto per raggiungere all’atto finale il sorprendente Berna.

La legge dei grandi numeri non ti dice mai quando cadrà, ecco un’altra cosa magnifica di questo sport.

fattore2

LA DISPERAZIONE CHE DIVENTA FORZA PURA : Niente speculazioni per Doug Shedden, sapeva che i suoi giocatori volevano andare fino in fondo e allora li ha caricati ancora di più.

Time out e Merzlikins fuori a oltre 2 minuti dalla sirena per far spazio a ben 6 attaccanti, all in.
Spinti dal cuore ma anche con una certa dose di lucidità non proprio evidente vista la situazione, i bianconeri hanno dapprima salvato il match (Klasen su Pyatt) poi hanno prodotto quell’impressionante sforzo finale che ha portato la rete di Hofmann a pochi secondi dal termine.

Coraggio ripagato e con gli interessi, visto che poi Martensson, la lucidità e la classe fatte in persona, ha pensato bene di segnare il suo terzo game winning gol di questi playoff. Senza quel coraggio non ci sarebbe stata la sforzo, senza la lucidità lo sforzo sarebbe stato nullo.

highlights

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