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Ambrì Piotta

Taffe: “So qual è la realtà dell’Ambrì, ma il cambiamento inizia da ora”

Il veterano statunitense è entusiasta di essere in biancoblù: “Ho avuto molto rispetto per il progetto che mi ha illustrato Duca, Plastino mi chiamava ogni giorno per provare a convincermi”

BIASCA – Arrivato in Ticino ad inizio settimana e già sul ghiaccio per un paio di allenamenti, lo statunitense Jeff Taffe sta prendendo confidenza con la sua nuova realtà, che lo chiamerà ad avere un ruolo centrale nella struttura dell’Ambrì Piotta plasmato da Duca e Cereda.

“Mi sto davvero divertendo – ci spiega il veterano – c’è sempre un po’ di nervosismo quando si entra a far parte di un nuovo spogliatoio, ci vuole un po’ per ambientarsi. Sinora però è andato tutto bene, ho pattinato un paio di volte con la squadra e ho capito di trovarmi in un gruppo con tanta energia e disposto a lavorare duro. Sappiamo i risultati che l’Ambrì ha ottenuto negli ultimi 10-15 anni, ma tutto può cambiare… Coach e direttore sportivo sono cambiati, ma ci vuole un po’ di tempo prima di instaurare una nuova mentalità. Tutto inizia però dal primo giorno di preparazione e spero di poter dare una mano in questo processo”.

Jeff Taffe, sei stato in contatto con Duca per diverso tempo… Come si sono sviluppate le discussioni?
“Tutto è andato bene, anche perché Nick Plastino nelle ultime settimane mi chiamava di continuo per cercare di portarmi qui, raccontandomi solo cose positive sull’Ambrì. Ho parlato parecchio con Duca, mi ha spiegato la situazione in cui si trova la squadra e quello che stanno cercando di raggiungere… Ho avuto molto rispetto per quello che aveva da dirmi ed ero eccitato di poter concludere la trattativa e tornare a concentrarmi sull’hockey. So di essere un po’ indietro di condizione, ma abbiamo ancora alcune settimane prima dell’inizio della stagione e avrò il tempo necessario per prepararmi”.

Hai 36 anni e hai deciso di raggiungere una squadra come l’Ambrì, che sta ripartendo da zero… Quali motivazioni hai a questo punto della tua carriera?
“Mi trovo in un momento in cui apprezzo molto scendere sul ghiaccio con i giovani, e guardandoli ti rendi conto di non avere più molto tempo a disposizione per continuare a giocare… Inizi così ad apprezzare tutte le piccole cose collegate al fatto di essere in una squadra e provi a lasciare qualche insegnamento ai tuoi compagni che possa aiutarli lungo il loro percorso. Mi dà soddisfazione quando posso vedere dei ragazzi fare bene in pista”.

Lavorerai con un allenatore, Luca Cereda, che è qualche mese più giovane di te…
“È vero (ride, ndr), me lo ha detto al mio arrivo ed è stato un momento piuttosto divertente. Parlo spesso con mia moglie di questo…. Ci sono giorni in cui mi sembra di avere ancora 25 anni, mentre ad essere onesto in altri ho l’impressione di averne già 45. Ma alla fine poco importa, sento di essere in forma e di avere ancora tanto da dare… Spero che la prossima non sarà la mia ultima stagione”.

Qui ritrovi il tuo compagno allo Slovan Bratislava, Nick Plastino…
“L’ho conosciuto solo un anno fa, ma nel corso dell’intera stagione è stato il nostro miglior giocatore, il che dice tanto su di lui. Aveva il difficile compito di scendere in pista contro le migliori linee avversarie, e non era nemmeno nella nostra prima unità di powerplay… Nonostante questo è riuscito a far registrare ottimi numeri, credo sia un difensore molto sottovalutato e sono convinto che l’Ambrì abbia fatto un affarone nell’ingaggiarlo questa estate”.

In carriera hai giocato con tanti giocatori che poi sono finiti ad Ambrì, come Pesonen, Hall, Giroux oppure Westrum… Hai parlato con qualcuno di loro?
“Ho sentito Erik ad inizio estate, ma a quel punto non avevo ancora iniziato a discutere con i leventinesi. Ricordo bene Hall ed ho apprezzato molto giocare con Pesonen nell’organizzazione dei Pittsburgh Penguins, andavamo molto d’accordo. Giroux invece l’ho incrociato spesso lo scorso anno quando lui era a Zagabria… Sono tutti dei bravissimi ragazzi, anche se non sono stato molto in contatto con loro di recente. Per quanto concerne la trattativa con i biancoblù però non ho indagato molto sulla squadra, dopo aver saputo da Plastino quanto bello fosse il gruppo qui non ho avuto altri dubbi”.

Sei un centro fisico che sa essere molto efficace sul fronte offensivo… Cosa ci puoi dire sul tuo gioco?
“Credo che la mia caratteristica principale sia l’abilità di vedere bene quello che succede sul ghiaccio, ma cerco anche di giocare in maniera efficace difensivamente perché è da lì che poi nascono le occasioni sul fronte offensivo. Non so bene con chi sarò in linea quest’anno, ma cerco sempre di adattarmi al meglio e contribuire in ogni modo possibile”.

Nello scorso campionato KHL sei stato il giocatore a vincere più faceoff di tutti… Ti consideri uno specialista agli ingaggi?
“Sinceramente no. A volte mi succede di incappare in serate perfette in cui riesco a vincere un sacco di faceoff, mentre in altre sembra che il cerchio d’ingaggio sia maledetto… A volte non si tiene però in considerazione il ruolo delle ali, come centro puoi fare solo una parte del lavoro e hai bisogno del supporto dei compagni per prendere possesso del disco. Spesso parlo con la mia ala sinistra, perché quello è il lato in cui vinco la maggior parte degli ingaggi, ma se quel giocatore è un po’ distratto finisco anch’io per vivere una serata complicata”.

Il tuo nome non è nuovo e in passato eri già stato collegato all’Ambrì nei rumors estivi… Eri mai stato realmente vicino ad arrivare?
“A dire il vero no, in passato si è trattato solamente di voci di corridoio e non conoscevo molte persone in Svizzera per discutere con loro la possibilità di giocare nel vostro campionato. Quest’anno le cose erano un po’ diverse, la situazione a Bratislava non è delle migliori e a livello finanziario sono in gravi difficoltà, dunque una volta ricevuta la chiamata di Duca sono stati felice di raggiungere la Svizzera”.

Capo redattore e fondatore, Andrea Branca si occupa di tutti gli aspetti gestionali e redazionali. Si è laureato in Scienze della Comunicazione con un Master in Gestione dei Media all’Università della Svizzera italiana.

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