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National League

Se gli ZSC Lions vogliono tornare a ruggire, dovranno seguire i nuovi comandanti

Dopo la disastrosa scorsa stagione e gli esperimenti falliti in panchina, sulla panchina zurighese arriva l’ambito Rikard Grönborg. Gli obiettivi dichiarati sono prudenti, ma l’organico dei Lions rimane di prim’ordine

L’inizio della stagione 2019/20 di NLA si sta avvicinando a grandi passi, ed anche quest’anno HSHS vi darà una completa panoramica di tutte le 12 squadre che compongono il massimo campionato svizzero.

Giorno dopo giorno troverete sulle nostre pagine commenti e analisi dei vari club, a cui abbiamo aggiunto un nostro pronostico di posizione in classifica al termine della regular season.


ZSC LIONS

La rosa 2019/20

PORTIERI
Lukas Flüeler, Daniel Guntern

DIFENSORI
Phil Baltisberger, Tim Berni, Severin Blindenbacher, Alexander Braun, Patrick Geering, Christian Marti, Maxim Noreau (🇨🇦), Dave Sutter, Dario Trutmann

ATTACCANTI
Chris Baltisberger, Simon Bodenmann, Yannick Brüschweiler, Dominik Diem, Mattia Hinterkircher, Denis Hollenstein, Marcus Krüger (🇸🇪), Robert Nilsson, Marco Pedretti, Fredrik Pettersson (🇸🇪), Raphael Prassl, Garrett Roe (🇺🇸), Reto Schäppi, Justin Sigrist, Axel Simil, Pius Suter, Roman Wick


© ZSC Lions – Waldemar Da Rin

Certo che ad analizzare le ultime stagioni degli ZSC Lions qualunque analista sportivo (o psicologo…) farebbe fatica a venirne a capo. Dopo i fasti dell’era targata Marc Crawford – due finali e un titolo in tre anni – i Lions sono passati alle delusioni legate alla ripartenza guidata da Hans Walsson, uno dei coach emergenti in Europa, una specie di fenomeno all’epoca dello Skellefteå, rivelatosi inadatto a una realtà con tale pressione.

Archiviato senza troppi rimpianti il periodo Walsson dopo due stagioni e mezza, è arrivato Hans Kossmann a vincere un insperato titolo svizzero, nonostante l’ex coach dell’Ambrì Piotta sapesse già di non essere il candidato per la stagione successiva.

Deciso a una nuova scommessa sull’onda di quel trionfo, il club zurighese si è infatti fiondato su Serge Aubin, un “colpo” che da subito non è sembrato nelle corde abituali dei Lions, storicamente affidati a coach affermati e di fama internazionale.

L’annata scorsa, aperta con l’ex giocatore di Ginevra e Friborgo in panca, si è difatti chiusa come la peggiore dal 2006 a questa parte, con il nono posto e la salvezza (logica) acquisita nei playout con il “rifugiato” Arno Del Curto a terminare il suo hannus orribilis sulle rive della Limmat affondando la traballante barca zurighese.


ARRIVI
Dominik Diem (F, Bienne)
Marco Pedretti (F, Bienne)
Dario Trutmann (D, Losanna)
Axel Simic (F, Losanna)
Yannick Brüschweiler (F, GCK Lions)
Justin Sigrist (F, GCK Lions)
Daniel Guntern (G, GCK Lions)
Alexander Braun (D, GCK Lions)
Garrett Roe (F, Zugo)
Marcus Krüeger (F, Chicago Blackhawks)

PARTENZE
Fabrice Herzog (F, Davos)
Roger Karrer (D, Ginevra)
Jerome Bachofner (F, Zugo)
Marco Miranda (F, Ginevra)
Niklas Schlegel (G, Berna)
Kevin Klein (D, ritiro)
Dominic Moore (F, ???)
Roman Cervenka (F, Rapperswil)

STRANIERI
Maxim Noreau (D, 🇨🇦)
Fredrik Pettersson (F, 🇸🇪)
Garrett Roe (F, 🇺🇸)
Marcus Krüeger (F, 🇸🇪)


Chiuso un capitolo complicato ma intercalato da un titolo di campione, lo ZSC è ripartito dal punto in cui era al meglio, ossia con un coach di spessore, carismatico e in grado di condurre un gruppo di personalità molto forti non solo verso un exploit “emozionale” ma su un medio-lungo periodo di successi.

Rikard Grönborg è chiamato a riuscire in un esercizio nel quale si sono bruciati immediatamente alcuni suoi predecessori poco esperti, sopraffatti dagli eventi in uno spogliatoio che a volte si è trasformato in un rodeo.

L’ex selezionatore della nazionale svedese, passato sulle panchine dalla U18 a quella maggiore, è famoso proprio per la sua capacità nel condurre squadre composte da campioni e personalità ingombranti, grazie a una personalità – la sua – fortemente decisa e carismatica.

Aldilà di questo, al coach passato anche sul taccuino dei Buffalo Sabres, nonostante l’esperienza “limitata” alla nazionale delle Tre Corone va riconosciuta la capacità di far giocare le sue squadre in maniera diretta, senza fronzoli e sfruttando i giocatori per le loro caratteristiche, esaltandoli individualmente al servizio del gruppo.

E un gruppo che ha così tanta qualità, soprattutto offensivamente, come gli ZSC Lions deve poter lottare per le prime posizioni e per i traguardi più alti, anche se il cambiamento potrebbe portare a qualche normale oscillazione.

Per quel che riguarda il fronte offensivo, alcuni giocatori vengono da una stagione difficile, su tutti Fredrik Pettersson e Pius Suter, e anche le annate di Denis Hollenstein e Simon Bodenmann sono da considerare di un bel po’ sotto le attese.

Periodo tribolato anche per Roman Wick, alle prese con un lungo infortunio e per il povero Robert Nilsson, a questo punto sempre con l’incertezza gravante sulla sua salute e l’incognita legata alla tenuta. I senatori menzionati comunque rimangono giocatori di primissimo piano e in un sistema di gioco funzionante possono tornare a dire la loro ai massimi livelli.


Sul fronte dei nuovi arrivi ci si attende sostanza e qualità da Marcus Krüger, fedelissimo di Grönborg e grande lavoratore, leader e uomo da playoff, protagonista di una Stanley Cup con i Chicago Blackhawks.

Con il secondo centro straniero, quel Garret Roe in arrivo da Zugo, e i confermati Schäppi, Suter e Prassl i Lions si garantiscono così una spina dorsale di altissima qualità e decisamente profonda, vista anche la duttilità in più ruoli anche di elementi come Diem.

Gli ingaggi proprio di Diem e Pedretti, in arrivo entrambi da Bienne, potrebbero sembrare poco “da Lions”, in verità la duttilità di entrambi e la capacità di rendersi utili in contesti sia offensivi che da bottom six, garantiscono alla squadra di Grönborg una certa qualità e consistenza per quello che riguarda anche il secondary scoring, insomma due ottimi giocatori da profondità.

© ZSC Lions – Berend Stettler

In retrovia, persi il talento Karrer e il grande leader Kevin Klein, è giunto da Losanna Dario Trutmann, è stato“promosso” Alexander Braun – che verrà impiegato anche nel GCK – mentre Tim Berni proverà a prendersi un ruolo di primo piano che il suo talento promette di raggiungere.

Tutto graviterà attorno a Maxim Noreau, fonte di gioco inesauribile e arma letale in power play, con attorno ancora i vari Blindenbacher (da tenere conto i suoi 36 anni), il non sempre sicuro Dave Sutter e soprattutto Patrick Geering. Quest’ultimo, tra i migliori difensori del campionato fino a un paio di stagioni or sono, dovrà ritrovare la sua capacità di all-rounder, per garantire altra qualità a una difesa abbastanza completa ma che non sembra al livello di quella del Berna, diretto avversario.

Qualche piccolo dubbio potrebbe riservarlo il duo di portieri, Flüeler è uno dei portieri migliori del campionato ma da qualche anno è frenato dagli infortuni e il suo back-up attuale Daniel Guntern non garantisce il necessario cuscino, essendo – ormai 24enne – mai andato oltre a giocare una trentina di partite a campionato in Swiss League, senza oltretutto incantare particolarmente.

Al tirar delle somme, i Lions si ritrovano con una rosa di grande qualità, trascinata da un attacco di altissimo potenziale, sia per i giocatori svizzeri che gli stranieri, e di ottima profondità, forse la migliore in National League. La difesa ha fosforo, muscoli e talento giovane, ma un paio di elementi dovranno trovare finalmente solidità e acume tattico perché la si consideri veramente al top.

In porta i dubbi più grandi, non per la qualità del titolare, ma per la sua salute fisica e la paura di non avere un back-up all’altezza, sperando di non dover far fronte a un portiere straniero in caso di assenze di Flüeler.

Questi Lions hanno infine il potenziale per tornare tra le regine? Assolutamente sì, resta da vedere quanto occorrerà per digerire e assimilare il sistema di Grönborg – e che lui si adatti al club, non sempre evidente – e se i punti deboli reggeranno. Di sicuro c’è tutto perché tornino a ruggire.


MIGLIOR INNESTO

Marcus Krüger: Il centro svedese ha un’esperienza ai massimi livelli mondiali quasi senza pari, sia in NHL che in nazionale. Nato playmaker è stato rieducato two way, diventando a Chicago un uomo playoff irrinunciabile per Joel Quenneville.

La sua leadership e le qualità tecniche di uomo a tutta pista ne fanno un centro che a Zurigo manca da tempo e assieme a Garret Roe andrà a comporre una prima fila di centri che negli anni i vari Sjögren, Shore, Cervenka e Dominic Moore per svariati motivi non hanno saputo o potuto costruire.

ADDIO DOLOROSO

Kevin Klein: Ha giocato due stagioni con la spada di Damocle di una schiena pericolosamente logora, ma nonostante ciò è diventato subito un leader della squadra zurighese, trascinatore incredibile al titolo della stagione 2017/18 e ultimo capitano della scorsa stagione, in cui ha comunque cantato e portato la croce mettendo a segno anche dieci reti.

Il corpo gli ha detto “basta”, ma la passione portata da Klein all’Hallenstadion è stata encomiabile, così come è stata irrinunciabile la sua classe, sia nei momenti migliori che in quelli più duri.

FATTORE X

Doppia incognita: In verità sono più di uno i fattori determinanti perché i Lions tornino protagonisti. Tra questi c’è il cambiamento che va ad apportare Rikard Grönborg e la nuova realtà in cui si ritrova lo stesso coach svedese, impulsi che sia la squadra che l’ex selezionatore della Svezia dovranno assimilare al meglio.

Dall’altra c’è l’incognita sulla tenuta di Flüeler, portiere di talento che però ha perso Schlegel come back-up affidabile, colui che garantiva continuità nei suoi numerosi momenti di assenza.


La classifica di HSHS

1. ZUGO
2. BERNA
3. __________
4. ZSC LIONS
5. _________
6. _________
7. __________
8. _________
9. __________
10. _________
11. DAVOS
12. RAPPERSWIL

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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