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Interviste

Reto Steinmann spiega il suo ruolo ed il suo rapporto con l’Ambrì

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Quella che vi proponiamo di seguito è un’intervista al giudice unico della Lega, Reto Steinmann, realizzata da Angelo Lanini per “La Gazzetta dell’Ambrì” e che gentilmente ci è stata concessa per la pubblicazione nella sua versione tradotta in lingua italiana. Buona lettura!


Signor Steinmann, ci può spiegare brevemente il suo ruolo?
“Da dodici anni svolgo il lavoro di avvocato, mentre in passato ero giudice unico per questioni penali. Dal 1 gennaio 2004 rivesto anche il ruolo di giudice unico della Lega Nazionale di hockey, carica che ho assunto dopo la partenza del mio predecessore, Heinz Tännler, verso la FIFA”.

Se le dico “Ambrì Piotta”, lei a cosa pensa?
“Credo che l’HCAP sia un vero e proprio fenomeno. Da dieci anni si profetizza la fine del club, ma invece esiste ancora, e questo non può che farmi piacere! Secondo me è davvero molto bello che dei club come l’Ambrì oppure il Langnau riescano a sopravvivere in una lega come la nostra”.

L’altra faccia della medaglia è rappresentata dalle 23 volte che lei è dovuto intervenire dal 2007 ad oggi per comportamenti scorretti da parte di certi tifosi biancoblù. L’apice è stato raggiunto con la multa di 15’000 e la partita a spalti chiusi. Come mai questa sanzione è arrivata ora?
“Nel regolamento della Lega c’è una certa gerarchia nelle multe che vengono commissionate. Per la prima infrazione – ad esempio una torcia – si parte da 1’000 fr, per la seconda si passa a 2’000 fr, e così via. Dalla quinta volta si apre una procedura. Nel caso dell’Ambrì le condizioni oggettive ci hanno costretti ad arrivare dove siamo arrivati. Non sono io a dire ‘ora basta, avete esagerato’… Il tutto è previsto nel regolamento”.

In generale nelle multe lei ha però una certa libertà…
“Questo è vero. Ho la facoltà di dare multe sino a 100’000 fr, ed anche per le altre punizioni sono abbastanza libero. È però una libertà relativa nel senso che prendo le decisioni nei limiti che il regolamento mi impone. Quello che decido deve essere comparabile tra i vari casi”.

La punizione commissionata all’Ambrì è stata la più severa che ha decretato?
“Sì. C’è stato un caso comparabile durante la gestione di Heinz Tännler, quando lo Zurigo vinse il campionato a Lugano. Li furono tre le partite di squalifica a porte chiuse, anche se mi sembra di ricordare che vennero poi ridotte a due. La multa ammontò invece a 20’000 quando i tifosi esposero lo striscione ‘Steinmann, la tua morte è la nostra giustizia’”.

Quale effetto si aspetta da questa sentenza?
“Spero che i tifosi tornino ad essere ragionevoli. Se si danno multe solo al club per il comportamento dei tifosi, i responsabili non si sentono comunque colpiti, visto che non sono loro a dover pagare. Ma se i tifosi sanno che se fanno qualcosa di scorretto c’è il rischio di non poter vedere la propria squadra, sono sicuro che ci penseranno due volte”.

…però lei sa che si tratta di una minoranza che non si comporta come si deve?
“Sì, è così. È sempre una minoranza. Purtroppo però diventa davvero difficile, se non impossibile, individuare i responsabili all’interno di una massa di persone, Lo stesso vale quando si scatenano risse al di fuori degli stadi”.

Dunque è per questo che vi è una sentenza collettiva che danneggia tutti i tifosi?
“Sì, in un certo modo è così”.

DSC_3737(© A. Branca)

Molti tifosi si sono sentiti chiusi fuori dalla Valascia erroneamente, credo che sia un sentimento che si possa capire…
“Chiaro, li capisco! La rabbia di molti tifosi non è però diretta solamente alla situazione che è andata a rendere necessaria questa sentenza, ma anche verso quelle persone che hanno provocato tutto questo con il continuo non voler accettare le regole”.

Cosa succederà se la sentenza non avrà l’effetto sperato? Ad esempio se verranno accese altre torce?
“Questa è una domanda ipotetica che al momento non mi faccio. Domande del genere me le farò quando avrò una richiesta di procedura da parte della lega sul tavolo. Il resto sarebbe solamente voler fare delle speculazioni”.

Quale sarebbe la pena più severa possibile?
“La pena massima è un concetto molto particolare, a dipendenza di come lo si vuole definire. Il regolamento della Lega Nazionale vedrebbe l’esclusione del campionato, oppure delle sentenze a tempo. Ad esempio l’impedire ad una squadra di giocare in una pista per un certo numero di settimane o mesi. Il regolamento, ad ogni modo, prevede pene molto severe. Con sanzioni del genere, però, non ho quasi mai a che fare, dunque non posso darle una risposta dettagliata”.

Pensa che i tifosi dell’Ambrì Piotta siano particolarmente indisciplinati?
“Credo ci sia una minoranza che sicuramente è indisciplinata. Questo è ben rispecchiato dai problemi con i fuochi pirotecnici, che ci sono quasi solo in Ticino, anche se naturalmente ci sono delle eccezioni. Questi casi accadono con regolarità ad Ambrì e un po’ meno a Lugano. Voglio però ricordare che ci sono anche casi in cui non sono coinvolti tifosi ticinesi. Per esempio l’anno scorso nella finale dei playoff, quando i supporters del Berna hanno acceso diverse torce. Ad Ambrì, però, queste torce sembrano appartenere ad un certo sistema”.

In che misura il club è responsabile?
“Beh, il club è responsabile dei suoi tifosi. Non posso però esprimermi sulle difficoltà nel tenerli sotto controllo, così come non so quanti soldi e persone ci vogliano. Il regolamento della Lega però parla chiaro”.

L’Ambrì sarà dunque ora costretto ad assumersi finalmente le sue responsabilità…
“Sì, in ogni caso. Questo aspetto era il secondo da osservare nella sentenza emanata.Vogliamo che i club prendano sul serio il loro lavoro con i tifosi. Quanto fatto finora sembra non bastare”.

Crede che ad Ambrì si sia sottovalutato il problema?
“Sì, l’ho scritto nella mia sentenza. Tutto il CdA dell’Ambrì si è trovato con la lega lo scorso anno. Si era detto che si sarebbero presi dei provvedimenti per risolvere il problema e si è pure discusso di una possibile task-force assieme al Lugano… Ma nulla di questo è successo”.

Dunque questa sentenza è anche la conseguenza delle non-azioni da parte dell’HCAP?
“Sì, ma fino ad un certo punto. Il meeting che avevamo fatto aveva dato la sensazione di una sorta di simpatico ritrovo attorno ad un grande tavolo, che però non è servito a nulla”.

DSC_4080(© A. Branca)

Il presidente Lombardi ha parlato molto ai media e chiesto ai tifosi di smetterla con questi atti, ricordando i danni che arrecano al club. Alcuni individui hanno però ignorato gli appelli… Crede che l’abbiano fatto per via di una certa ideologia in una presunta guerra tra Lega ed ultras?
“Questa è una speculazione. Non conosco abbastanza bene gli ultras e non so come funzionano questi gruppi e come sono organizzati. Però osservando l’intera faccenda si può anche giungere a quanto lei ha indicato. Io, però, non ho gli elementi per giudicarlo”.

Lei è stato accusato di essere più severo contro l’Ambrì rispetto ad altri club…
“No. Agisco soltanto quanto ho la richiesta della lega sul tavolo ed il tutto si basa sui rapporti stilati da arbitri e persone addette alla sicurezza. Non credo però che un arbitro o un responsabile faccia rapporto solo quando in pista c’è o non c’è una determinata squadra”.

Si dice che lei voglia vedere l’hockey svizzero senza l’Ambrì Piotta…
“Non è assolutamente vero.A parte Zugo, dove io abito, vado a vedere diverse partite di hockey, tra cui anche a Davos ed Ambrì. Vado almeno 4-5 volte all’anno alla Valascia, e mi piace andarci. Chi dice che Reto Steinmann ha qualcosa contro l’Ambrì, semplicemente se lo sta inventando. D’altronde, però, ci sono anche tifosi di altre squadre che credono che io abbia qualcosa contro di loro. Nulla di più falso”.

Dal suo punto di vista cosa crede si debba fare per prevenire episodi spiacevoli come quelli della Valascia?
“Indubbiamente bisogna agire in senso preventivo. Se i club prendono provvedimenti solo a fatti avvenuti, per di più sotto la pressione di una sanzione, non ha sicuramente lo stesso effetto rispetto a prendere la faccenda sul serio sin dall’inizio. Questi casi vanno prevenuti”.

C’è qualcosa che vorrebbe dire ai nostri lettori?
“La cosa più importante per me è che i tifosi dell’Ambrì non abbiano la sensazione che io abbia qualcosa contro la squadra biancoblù. Anzi, è esattamente il contrario! Se dovessi esprimermi in questo senso, posso dire che sono proprio i club più piccoli a piacermi di più. Se dovessi indossare una maglia di un club, sarebbe sicuramente quella di Ambrì Piotta oppure Langnau”.

Capo redattore e fondatore, Andrea Branca si occupa di tutti gli aspetti gestionali e redazionali. Si è laureato in Scienze della Comunicazione con un Master in Gestione dei Media all'Università della Svizzera italiana.

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