Qualche riflessione sull’infinita partita a “Jenga” dell’Ambrì

(Y. Leonardi)

Da tifoso dell’Ambrì Piotta è normale immaginarsi ogni tanto nei panni del DS, setacciando per bene ogni possibile meandro di internet ed ipotizzando questa piuttosto che quell’altra trattativa di mercato che potrebbe dare una marcia in più la squadra. Naturalmente lo si fa senza avere alcuna informazione dall’interno e spesso, proprio per questo, ci sembra incredibile che gli addetti ai lavori non si accorgano di determinate situazioni o opportunità che dall’esterno appaiono ovvie. Lampanti.

Personalmente, spesso mi sono sentito protagonista di questo processo, immaginando però la gestione sportiva di una squadra come l’Ambrì Piotta da un’ottica un pochino diversa. Credo che una delle metafore che meglio descrivono la mia percezione della società biancoblù sia il “Jenga”. Avete presente?

Jenga è quel gioco da tavolo in cui vi è una torre costituita da bastoncini di legno, tre per ogni piano che la compone. Lo scopo del gioco è quello di togliere un pezzo che sta alla base della torre per posizionarlo in cima, facendo così pian piano aumentare l’altezza della costruzione senza farla cadere. Naturalmente il compito diventa sempre più difficile e l’abilità del giocatore sta nell’individuare il mattoncino che più facilmente può essere rimosso senza provocare il crollo della torre o metterne in serio repentaglio la sua stabilità nei turni successivi.

Ecco. Beh. Ci siamo già capiti, no? Questa immagine penso possa ricalcare bene la realtà in cui si trova negli ultimi anni l’Ambrì Piotta, sostanzialmente per due motivi.

Il primo è legato alla fragilità della costruzione, la quale deve cercare di ritornare ad un altezza che coincida sportivamente con la qualifica ai playoff senza che poi – in seguito a decisioni avventate sotto il profilo finanziario – il tutto crolli rovinosamente la stagione successiva. Ogni decisione va ponderata al millimetro per non compromettere l’equilibrio che permette alla squadra di essere ancora nella massima lega, e deve farlo creandosi anche qualche piccola riserva per poter resistere a scosse di assestamento più o meno forti dettate da elementi esterni. Il terremoto provocato dal lockout ne è un esempio calzante.

Il secondo aspetto riguarda invece il numero di bastoncini di lego che l’Ambrì ha a disposizione per comporre la sua torre. Per raggiungere una certa altezza, infatti, si è indubbiamente avvantaggiati nel caso in cui si hanno a disposizione più mattoncini degli avversari, potendo così comporre la propria costruzione senza dover togliere troppi pezzi alla base. In quest’ottica i leventinesi hanno, sin da quando si dispongono i pezzi sul tavolo, parecchi bastoncini in meno degli avversari, rendendo così il raggiungimento della loro stessa altezza un gioco di equilibri e difficoltà che le altre società sperimentano solo in parte. Se poi si commette anche solo mezzo errore, beh, ecco che la torre crolla e ci si ritrova a dover ricominciare tutto da capo.

Probabilmente l’Ambrì non è mai metaforicamente crollato sul serio nelle ultime stagioni, mantenendo comunque in ogni momento di difficoltà una base più o meno solida su cui provare a ricostruire. L’ultimo “reset” in questo senso è avvenuto naturalmente con l’allontanamento di Kevin Constantine e l’arrivo di Serge Pelletier che, tra vittorie e sconfitte, ha il merito di aver ridato alla squadra il piacere di giocare e la fiducia nei propri mezzi, questo utilizzando gli stessi bastoncini a disposizione negli scorsi mesi.

L’arrivo di John Gobbi rappresenta sicuramente un tassello importante per spingersi un pochino più in alto e, se l’Ambrì saprà proseguire in maniera regolare nel suo sviluppo, il popolo biancoblù qualche soddisfazione se la potrà sicuramente togliere. Per poter tornare tra le prime otto ci vorrebbe probabilmente qualche altro mattoncino, ma la speranza è che questa partita a Jenga sia finalmente quella giusta.

Per scoprirlo, però, non resta che continuare a giocare.


Andrea Branca

Fondatore ed amministratore, Andrea è laureato in Scienze della Comunicazione con un Master in Gestione dei Media.